Il misterioso fossile trovato in Messico ha ora un’identità: apparteneva ad uno squalo-aquila

La mostruosa creatura si nutriva esclusivamente di placton e visse quando sulla Terra regnavano ancora i dinosauri

Foto Oscar Sanisidro
Foto Oscar Sanisidro
TiscaliNews

A dieci anni dal ritrovamento di un insolito fossile, un team internazionale di ricercatori del Centre national de la recherche scientifique (CNRS) è riuscito a ricostruire l’identità di una misteriosa creatura finora sconosciuta. Si tratta dell’Aquilolamna milarcae, una sorta di enorme squalo, vissuto nel Cretaceo, 93 milioni di anni fa, caratterizzato da lunghe pinne pettorali, simili ad ali, che gli sono valse il nome di squalo-aquila. I resti fossili, rinvenuti nel 2012 a Vallecillo, in Messico, sono di una creatura dal corpo lungo approssimativamente 1 metro e 65 centimetri, dotato di due pinne pettorali di quasi due metri e una bocca gigantesca.

Un vero mostro dei mari, che a detta degli scienziati non era però assolutamente pericoloso. L'A. milarcae era infatti un planctivoro, si nutriva cioè di plancton. Nonostante l’enorme apertura della bocca la creatura era dotata di denti estremamente piccoli, inutili per la cattura di qualcosa di più consistente del plancton. A detta dei ricercatori l'A. milarcae condivideva alcuni tratti fisici con i moderni squali volpe pelagici (Alopias pelagicus), diffusi oggi nell'Oceano Pacifico e Indiano. Inoltre sfoggiava una pinna caudale con un lobo superiore ben sviluppato, come quella di balene e squali tigre. A concludere le incredibili pinne, simili ad ali, che ricordano quelle di una grossa manta.

Fino ad oggi i ricercatori erano a conoscenza di un'unica famiglia di animali che, nel Cretaceo, si nutriva di plancton. I Pachycormidae, un gruppo di pesci ossei estinti, non erano evidentemente gli unici e ora gli A. milarcae vanno ad aggiungersi alla brevissima lista. Lo studio completo è stato pubblicato sulle pagine della rivista Science e su quelle di EurekAlert.