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Surriscaldamento dei mari: i rischi delle specie aliene nel Mediterraneo

Tessa Gelisiodi Tessa Gelisio   
Surriscaldamento dei mari: i rischi delle specie aliene nel Mediterraneo

Sempre più specie aliene stanno invadendo il Mediterraneo, a causa del surriscaldamento del nostro mare. E questo fenomeno rappresenta una grave minaccia alla biodiversità, perché le specie estranee stanno letteralmente sostituendo quelle autoctone. È quanto rivelano i più recenti studi scientifici, come quello pubblicato su Global Change Biology da un gruppo di ricercatori dell’IRBIM del CNR, così come le attività di monitoraggio dell’ISPRA.Ma quali sono le specie aliene più frequenti nei nostri mari, da dove arrivano e, soprattutto, quali danni stanno provocando? La situazione è molto complessa, di seguito vi propongo una sintesi di quel che sta accadendo.

Surriscaldamento e specie aliene: un fenomeno sempre più intenso

n poco più di cent’anni, sono quasi 200 le specie aliene che hanno raggiunto il Mediterraneo. In media, l’ISPRA raccoglie una nuova segnalazione ogni nove giorni, ma è abbastanza difficile comprendere quanto sia esteso il fenomeno. Questo perché le varie specie sono state identificate, ma la popolazione potrebbe addirittura essere sottostimata rispetto alla loro reale diffusione.La maggior parte delle specie aliene è nativa di aree marine più calde e si è stabilita nel Mediterraneo trovando, soprattutto negli ultimi 20 anni, un ambiente favorevole alla loro proliferazione. Le temperature del nostro mare stanno infatti aumentando in modo veloce, addirittura del 20% più rapidamente rispetto ad altre zone del globo, così come rivela un recente report di MedECC. E così queste specie, per le quali il Mediterraneo era un tempo troppo freddo, oggi hanno trovato un nuovo approdo.

Ma da dove arrivano questi “invasori” del Mediterraneo? L’accesso principale è quello del Canale di Suez che, dalla sua apertura nel 1869, ha rappresentato un’agile scorciatoia per una grande varietà di specie aliene. Quelle identificate sono almeno 188 e la loro presenza, purtroppo, non è sempre pacifica con le popolazioni native dei nostri mari.

Tra Grecia e Turchia, ad esempio, l’aumento dei pesci coniglio – originari del Mar Rosso e del Golfo Persico – ha ridotto del 65% la crescita di alcune alghe autoctone e limitato del 40% la proliferazione di pesci locali. Lungo le coste di Italia, Grecia, Cipro, Israele e Libano si registra invece una presenza sempre più insistente del velenoso pesce scorpione – originario sempre del Mar Rosso e dell’Oceano Pacifico – e le conseguenze sulla biodiversità locale sarebbero già evidenti.

Le specie aliene più diffuse nel Mediterraneo

Ma quali sono le specie che stanno già colonizzando i nostri mari? A largo delle coste italiane ormai si rilevano frequentemente pesci, meduse e alghe non originarie del Mediterraneo, con una maggiore distribuzione nelle aree a sud del Paese, sebbene anche i bacini più a Nord non ne siano esenti.

Pesci

Sono diverse le tipologie di pesci alieni che, ormai da decenni, si sono stabilizzate nel Mediterraneo. Tra le più diffuse:

Pesce palla maculato (Lagocephalus sceleratus): è un pesce noto poiché molto velenoso per il consumo, poiché produce una neurotossina altamente dannosa. È stato identificato per la prima volta nel 2003 nel Mediterraneo – anche in Sicilia – e da allora ha causato intossicazioni in Grecia, Turchia e Libano perché scambiato per altri pesci;Pesce scorpione (Pterois miles): è arrivato nei mari italiani nel 2016 e, da allora, gli avvistamenti sono sempre più copiosi. Si tratta infatti di una specie che si riproduce velocemente, molto invasiva e in grado di entrare in competizione con i pesci autoctoni. Caratterizzato per lunghi e velenosi aculei;Pesce coniglio scuro (Siganus luridus): arriva dal Mar Rosso e si caratterizza per alcuni aculei velenosi. Specie molto invasiva, si nutre rapidamente di alghe facendo razzia sui fondali marini e provocando, indirettamente, la scomparsa di altre specie di pesci;Pesce chirurgo (Acanthurus monrovie): specie di origine tropicale che presenta uno scudetto molto affilato, tagliente come una lama. Da qui il nome di pesce chirurgo, in riferimento al bisturi.Meduse

Sono molte le specie di meduse che prosperano dove i mari sono più caldi e, con l’innalzamento delle temperature anche nel Mediterraneo, specie aliene sono arrivate anche da noi:

Medusa nomade (Rhopilema nomadica): originaria dell’oceano indiano, si tratta di una medusa di color ghiaccio non sempre semplice da scorgere nelle acque. È purtroppo molto urticante;Medusa capovolta (Cassiopea andromeda): tipica delle acque tropicali, ama le acque basse e tiene i tentacoli verso l’alto. È leggermente urticante;Lepre di mare dagli anelli (Aplysia dactylomela): non è una medusa bensì un mollusco erbivoro di origine tropicale, che fa razzia di alghe e posidonia sui fondali marini.Alghe

Un mare più caldo corrisponde anche alla proliferazione di alghe estranee che, con la loro azione, alterano i normali processi del Mediterraneo, spesso impedendo la fotosintesi alle varietà autoctone. Fra le più comuni:

Caulerpa a grappoli (Caulerpa cylindracea): di origine indiana, forma delle fitte coperture rocciose e compete con la poseidonia. Intasa le reti da pesca, rendendo l’attività ittica difficoltosa;Caulerpa verde (Caulerpa taxifolia): è conosciuta come l’alga killer, perché produce delle particolari tossiche che allontanano numerose specie animali e vegetali. Sta sempre più colonizzando il Mediterraneo.

La lista è decisamente più lunga, dal granchio gigante blu del Mar Rosso fino al granchio cinese. Se si avvistano specie aliene, è utile scattare una foto, annotare la località e le caratteristiche dell’habitat dove sono state avvistate e segnalare il tutto a Ispra. In definitiva, il Mediterraneo si sta trasformando: come proteggeremo la sua biodiversità?

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Tessa Gelisiodi Tessa Gelisio   
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