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Stufetta per scaldare il bagno, i consumi sono elevati: quali le alternative? Ecco alcuni accorgimenti da usare

Si tratta di un metodo ben poco amico sia delle nostre tasche che dell’ambiente. Che fare? Il primo passo da compiere è quello di verificare l’isolamento termico del bagno. Ma ci sono anche altre cose da tener presenti

Tessa Gelisiodi Tessa Gelisio   
Stufetta per scaldare il bagno, i consumi sono elevati: quali le alternative? Ecco alcuni accorgimenti da usare

Uso la stufetta elettrica o mi riscaldo con Jack? Il mio amico a quattro zampe è sicuramente una soluzione a basso ambientale, ma forse non la più efficiente per riscaldare tutto il bagno. Quello degli ambienti gelidi, e della necessità di sfruttare una stufetta elettrica, è un problema che accomuna molti durante la stagione fredda. Eppure si tratta di un metodo ben poco amico sia delle nostre tasche che dell’ambiente, perché i consumi sono elevatissimi. Che fare? Fortunatamente, ci sono dei piccoli accorgimenti che ci permettono di mantenere più caldi gli ambienti e, fatto non meno importante, anche delle soluzioni di ultima generazione dal consumo ridotto rispetto alla classica stufetta con ventola e resistenza elettrica. Di seguito, tutti i miei consigli.

Quanto consuma la stufetta elettrica

Non è di certo un segreto, la stufetta elettrica è un elettrodomestico dagli elevati consumi. Nasce infatti come strumento dai brevi utilizzi, non di certo per un uso continuativo, e soprattutto per riscaldare gli ambienti in poco tempo. Ma quanto pesa in bolletta e, di conseguenza, anche sull’ambiente?Molto dipende dalla tipologia di apparecchio a propria disposizione: la maggior parte delle stufette classiche presenti sul mercato hanno una potenza tra i 400 e i 2000 watt, a seconda delle dimensioni. Considerando i prezzi ARERA per il mercato tutelato dell’energia, ormai in via di chiusura, un’ora d’accensione costa dai 10 ai 50 centesimi di euro. Di primo acchito non paiono costi così elevati, ma moltiplicati per ogni volta che si accende la stufetta, per circa sei mesi dall’inizio dell’autunno alla fine dell’inverno, possono farsi sentire sulla bolletta.

Come isolare al meglio il bagno

Per evitare di dover accendere costantemente la stufetta, il primo passo da compiere è quello di verificare l’isolamento termico del bagno. Spifferi, finestre non perfettamente sigillate e crepe potrebbero favorire l’entrata dell’aria fredda, contribuendo a ridurre le temperature di questo ambiente.Innanzitutto, è necessario verificare la tenuta delle finestre: meglio controllare la guaina di gomma solitamente applicata sul profilo della finestra stessa, per accertarsi non sia danneggiata e che garantisca una perfetta aderenza. Ancora, se non si può approfittare dei doppi vetri, una buona soluzione per ridurre l’entrata del freddo è utilizzare le tende termiche: possono essere installate sia all’interno che all’esterno della finestra e, grazie al loro spesso e al ricorso a materiali tecnici, migliorano l’isolamento termico del bagno.Se all’interno del bagno è presente un piccolo termosifone, magari poco efficiente perché sottodimensionato rispetto alle dimensioni dell’ambiente, si può migliorarne la resa utilizzando i pannelli riflettenti in alluminio, da applicare dietro lo stesso calorifero. Evitando che il calore venga assorbito dalle pareti, ma venga appunto riflesso nell’ambiente, garantiscono con pochissima spesa temperature più elevate.Infine, è utile anche ridurre l’umidità del bagno, poiché può aumentare la percezione del freddo. Può bastare anche un rimedio della nonna molto semplice: basta adagiare un colapasta su una vaschetta, riempirlo di circa un chilo di sale grosso e posizionare il tutto sul pavimento. Dopo pochi giorni, la vaschetta sarà piena d’acqua: proprio l’umidità sottratta dall’aria.

Alternative più efficienti alla stufetta

Se non si potesse fare a meno di un elettrodomestico per riscaldare il bagno nei mesi più ostici dell’inverno, meglio allora orientarsi su soluzioni più moderne rispetto alla classica stufetta con resistenza. Garantiscono infatti una resa migliore, un aumento più uniforme della temperatura e consumi maggiormente ridotti. Ma quale apparecchio scegliere?

Sul mercato sono oggi disponibili diverse alternative, tra le più note si elencano:

 

  • radiatori elettrici: pur presentando consumi comunque elevati, hanno il vantaggio di mantenere il calore a lungo una volta raggiunta la temperatura desiderata, anche da spenti. Lo stesso che accade con i normali caloriferi;
  • pannelli radianti a infrarossi: sono estremamente efficienti, poiché riescono a riscaldare ambienti anche grandi, con un consumo più ridotto rispetto a quello della stufetta;
  • stufetta a infrarossi: il funzionamento è il medesimo dei pannelli radianti agli infrarossi, solo nel formato stufetta per chi non avesse spazio per installare proprio i pannelli;
  • termoconvettori elettrici: il consumo è praticamente lo stesso delle stufette, tuttavia riscaldano gli ambienti più velocemente, grazie a un ricircolo forzato dell’aria. Di conseguenza, si tiene acceso l’apparecchio per meno tempo;
  • stufe e stufette a biomasse: dal pellet al truciolato, possono essere l’ideale per portare calore in un ambiente privo di termosifoni o, comunque, dal riscaldamento non efficiente. Alcune di queste soluzioni – come le stufe a pellet – comportano però una combustione e, di conseguenza, sarà necessario poter installare un condotto di sfiato dei fumi esterni. E dal punto di vista delle emissioni? Non sono di certo a impatto zero, ma in genere producono meno emissioni di una classica stufa a legna.

In definitiva, meglio ridurre al minimo il ricorso alla stufetta elettrica e migliorare l’isolamento termico del bagno, anche con semplici opere fai da te. E, quando non è possibile fare altrimenti, affidarsi alle nuove soluzioni tecnologiche, dai più ridotti consumi: un vantaggio sia per il portafoglio che per l’ambiente!

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Tessa Gelisiodi Tessa Gelisio   

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