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Rifiuti di plastica nei mari e negli oceani: quali nazioni ne producono di più?

Tessa Gelisiodi Tessa Gelisio   
Rifiuti di plastica nei mari e negli oceani: quali nazioni ne producono di più?

I rifiuti in plastica stanno sempre più soffocando mari e oceani, tanto che entro il 2050 nelle acque mondiali si potrebbero trovare più scarti di questo materiale che pesci. Basti pensare che solo pochi giorni fa le spiagge della Puglia sono state invase da migliaia di barattoli in plastica di ketchup e maionese, dei contenitori di produzione statunitense, trascinati dalle correnti per migliaia di chilometri. Ma quali sono le nazioni che producono più rifiuti in plastica e quali quelle maggiormente responsabili dell’inquinamento delle dei mari.

Purtroppo, tutti gli stati producono rifiuti in plastica e non sempre vengono correttamente gestiti. Nella maggior parte dei casi questi scarti vengono abbandonati in discariche a cielo aperto, quando non direttamente gettati nell’ambiente. E spesso finiscono nei corsi d’acqua, come laghi e fiumi, per poi riversarsi in mare. Ho quindi deciso di capire quali siano le nazioni mondiali maggiormente responsabili di questo scempio, per comprendere quanto ancora debba essere fatto sulla protezione delle nostre risorse naturali.

Il dramma della plastica in mare

Economica, resistente e facile da modellare: l’avvento della plastica sul mercato, con la sua accelerazione a partire dagli anni ‘50 del secolo scorso, ha letteralmente rivoluzionato la nostra quotidianità. Peccato si tratti però di un materiale altamente inquinante, tanto da richiedere più di 600 anni per poter degradarsi nell’ambiente, oggi responsabile di incalcolabili danni per gli ecosistemi terrestri e marini.

Quantificare quanta plastica vi sia in mare non è semplice, anche perché l’entità del fenomeno potrebbe essere addirittura peggiore. Nel 2019, il WWF ha stimato come ogni minuto finiscano in mare circa 33.000 bottiglie di plastica, questo solo nell’area del Mediterraneo. In totale, potrebbero essere 8 i milioni di tonnellate di plastica che ogni anno vengono gettati nei corsi d’acqua e, complessivamente, sui fondali marini vi potrebbero essere 14.4 milioni di tonnellate di microplastiche. E se questo non dovesse bastare, si deve ricordare che nel bel mezzo dell’Oceano Pacifico si è venuta a formare un’isola artificiale fatta completamente di plastica, il Pacific Trash Vortex, trasportata dalle correnti marine.

Le acque ricolme di plastica vanno incontro a una lunga serie di problematiche: l’alterazione dei processi di fotosintesi per le piante marine e quindi un minor rilascio di ossigeno, la contaminazione delle stesse acque con sostanze chimiche nocive, la distruzione delle barriere coralline e molto altro ancora. E anche la fauna ne è colpita: nello stomaco di grandi cetacei, delfini e tartarughe si rilevano enormi quantità di plastica, che conduce questi esemplari alla morte. Ancora, questi animali marini possono rimanere incastrati in rete, lenze, sacchetti e lacci, anche in questo caso con esiti davvero funesti.

Produzione e distribuzione dei rifiuti in plastica

Prima di analizzare quali siano i Paesi maggiormente responsabili del rilascio in mare di rifiuti in plastica, è necessario fare una fondamentale distinzione: le nazioni che ne producono di più non sono necessariamente quelle che ne gettano le maggiori quantità in mare. Questo non vuol dire che non siano responsabili, bensì come le gestione di questi rifiuti sia ormai delocalizzata: la plastica viene solitamente prodotta in grandi quantità nei Paesi occidentali, per poi essere ceduta a quelli più poveri per lo smaltimento, con gravi conseguenze ambientali.

Rifiuti in plastica: quali nazioni ne producono di più

Se si considera unicamente la produzione di rifiuti in plastica, e non i luoghi dove questa viene smaltita, emerge chiaramente come siano le nazioni più sviluppate quelle che segnano una maggiore dipendenza da questo materiale. I dati più consolidati a oggi disponibili risalgono a uno studio del 2016 di Science Advances, con la classifica dei 10 maggiori Paesi produttori:

Stati Uniti: 42 milioni di tonnellate;India: 26.3 milioni di tonnellate;Cina: 21.6 milioni di tonnellate;Brasile: 10.7 milioni di tonnellate;Indonesia: 9.1 milioni di tonnellate;Russia: 8.5 milioni di tonnellate;Germania: 6.7 milioni di tonnellate;Regno Unito: 6.5 milioni di tonnellate;Messico: 5.9 milioni di tonnellate;Giappone: 4.9 milioni di tonnellate.

L’Italia è il tredicesimo produttore mondiale, il terzo se si considerano solo gli Stati Membri dell’Unione Europea.

Rifiuti in plastica: quali Paesi ne gettano di più in mare

Se invece si analizza lo smaltimento dei rifiuti in plastica, il quadro cambia in modo sensibile. Almeno sulla carta, non sono i Paesi che producono più rifiuti a essere anche quelli che ne abbandonano le maggiori quantità nei mari e negli oceani, poiché, semplicemente, hanno delegato ad altri la gestione dei loro rifiuti.

È purtroppo ormai pratica consolidata che i grandi produttori occidentali cedano grandi quantità di plastica a Paesi asiatici oppure in via di sviluppo, spostando semplicemente il problema dello smaltimento da una parte all’altra del Globo. E le nazioni riceventi spesso non hanno un circolo virtuoso di riciclo e così la plastica finisce in grandi discariche a cielo aperto – se non bruciata, con tutte le conseguenze dannose per l’ambiente – o gettata in mare. Secondo uno studio pubblicato su Science, sono cinque le nazioni che contribuiscono maggiormente alla presenza di plastica in mare: Cina, Filippine, Thailandia, Vietnam e Indonesia. Da soli, questi Paesi sono responsabili del 60% di tutti i rifiuti che finiscono annualmente negli oceani. Come già accennato, di questi scarti più della metà non è di produzione locale ma ereditata da altri Paesi: in particolare gli Stati Uniti, il maggior “esportatore” di plastica a livello mondiale.È evidente che, in un quadro così drammatico, dobbiamo impegnarci tutti non solo nella nostra quotidianità per ridurre i nostri consumi in plastica, ma anche per chiedere ai vari governi mondiali una maggiore responsabilità nella gestione di questi rifiuti. Delegarne lo smaltimento a Paesi che non hanno strutture e strumenti adeguati per farlo è quanto di più dannoso, e poco etico, si possa fare per l’ambiente e le persone. E se davvero non vogliamo un 2050 dove la plastica avrà largamente superato il numero di pesci in mare, serve un enorme sforzo sin da ora!

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Tessa Gelisiodi Tessa Gelisio   

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