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Mai più animali in gabbia in Europa

Tessa Gelisiodi Tessa Gelisio   
Mai più animali in gabbia in Europa

In un mondo che sta progressivamente riconoscendo la sostenibilità ambientale come strategia impellente per sopravvivere,  si iniziano a muovere  passi importanti anche verso la tutela del benessere animale nel mondo industriale e  potrebbe essere arrivato il momento di aprire le gabbie.

Gli allevamenti intensivi

Gli allevamenti intensivi sono un modello da scardinare perché sono sistemi inquinanti, insalubri e privi di etica.

Sono modelli di allevamento che trattano gli animali come macchine da produzione, costringendoli a spazi ristretti, alimentazione eccessiva, abuso di antibiotici per curare ferite o prevenire infezioni dovute anche alla scarsità degli spazi e dalla poca igiene. 

Oggi sono oltre 40 milioni gli animali che passano la loro vita o parte di essa rinchiusi dietro le sbarre, 300 milioni in tutta Europa. 

La normativa tuttora in vigore ha del ridicolo. Per farvi un esempio in un allevamento di conigli le gabbie possono essere grandi 2X35 centimetri o addirittura 25×25 centimetri, per un’altezza consentita di 30 cm. E queste possono contenere fino a 3 esemplari. 

Anche lo svezzamento spesso avviene separando le madri dalla prole in gabbie differenti, costringendo queste a posture disumane, dolori e piaghe. Come nel caso dei delle scrofe.

Dopo anni di battaglie si è giunti però a un traguardo importante: l’eliminazione, seppur graduale, delle gabbie negli allevamenti.

La novità in materia di benessere animale

Con circa 1,4 milioni di firme, il 30 giugno del 2019, un gruppo di giovani attivisti ha consegnato la petizione “End the Cage Age” (Basta animali in gabbia) al Parlamento Europeo, sostenuta da diverse associazioni animaliste e promossa da CIWF.

Nel 2021 il Parlamento europeo ha appoggiato l’iniziativa popolare e, quest’anno, la Commissione Europea promette di trasformare la petizione in una proposta legislativa per una progressiva abolizione delle gabbie entro il 2027 e per regolamentare anche la questione dei prodotti importati da paesi extra UE.

L’ultimo step sarà l’ok definitivo del Parlamento e del Consiglio UE. 

Come spiega una delle associazioni sostenitrici della petizione Animal Equality “Si tratta della sesta Iniziativa dei Cittadini Europei ad avere avuto successo tra le 75 iniziative registrate negli ultimi dieci anni, la terza con il più alto numero di firme, ma soprattutto si tratta della prima di successo sul benessere degli animali d’allevamento”.

Un risultato storico.

C’è ancora molto da fare

Adesso tocca ai governi dei Paesi EU, manifestare il proprio supporto per far leva e accelerare la stesura della proposta.

Pensate che in Italia quasi la totalità di scrofe, conigli e quaglie, così come il 40% delle galline ovaiole, vengono ancora allevate in gabbia.

Lo scandalo che ha coinvolto il nostro Paese in merito al maxi allevamento in Lombardia, che riforniva alcuni consorzi con marchio DOC, ha dimostrato, ancora una volta, come non esistano controlli sufficienti per garantire nemmeno quel minimo di standard etici e qualitativi imposti dalla legge a prescindere dai marchi di garanzia

Un’inchiesta che ha svelato l’ennesima fabbrica degli orrori che va oltre ogni immaginazione, lager dove gli animali sono maltrattati e “costretti a rinunciare a tutto, ai propri bisogni, ai comportamenti naturali, alle cure e alla propria libertà” come raccontato nell’inchiesta.

Per questo oggi dobbiamo fare un ulteriore passo e richiedere un appello al Governo italiano per sostenere il divieto delle gabbie negli allevamenti europei, con la speranza di velocizzare una delibera che non può più essere procrastinata.

Firma come me anche tu qui.

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Tessa Gelisiodi Tessa Gelisio   
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