Legno pregiato e impatto ambientale

Legno pregiato e impatto ambientale

Tra tagli illegali e norme inadeguate come possiamo evitare di contribuire alla deforestazione quando acquistiamo prodotti in legno?

Parquet, porte, infissi, mobili da giardino: cosa hanno in comune tutti questi complementi di arredo? Nella maggior parte dei casi sono prodotti creati con legname proveniente da foreste tropicali (anche primarie) materia prima molto richiesta perché particolarmente resistente, ma soprattutto perché si tratta di tipi di legno pregiato che possono rendere tantissimo. Questa è una delle principali ragioni che ha portato alla diffusione del taglio delle foreste nei paesi tropicali, sia legali che illegali. Tra le varietà maggiormente importati in Europa troviamo il pernambuco, il palissandro, il mogano, l’ipè, l’afrormosia africana, il teak birmano o il ramino indonesiano, tra i legnami più pregiati e storicamente usato per realizzare archetti di violino (con prezzi che oscillano dai 500 ai 10.000 euro), nonostante sia oramai in via di estinzione in quest’area del mondo. Il traffico di legnami tropicali è solo uno dei settori che riportano alla ribalta il fenomeno internazionale più vasto di depredazione delle foreste primarie del pianeta e denominato illegal logging. Trattasi del taglio indiscriminato e non autorizzato, ottenuto grazie alla corruzione di pubblici ufficiali per l’emissione di autorizzazioni di taglio, vendita ed esportazione oppure dalla totale mancanza di controlli. Ed è in questo modo che ogni anno spariscono nel nostro pianeta circa 13 milioni di ettari di foresta e con essa ecosistemi preziosi e ricchi di specie animali e vegetali. Il taglio degli alberi è solo l’inizio di un processo che termina con la distruzione totale della foresta.

Il ruolo dell’Italia

Trainata dalla richiesta di materia prima dell’industria del mobile, l’Italia figura tra i primissimi importatori di legname al mondo, acquistando legno pregiato da Paesi come il Brasile o l’Indonesia, dove illegalità è dilagante. Tra il 2014 e il 2015 Greenpeace Brasile ha pubblicato i risultati di un’indagine sul taglio illegale del legno The Amazon’s Silent Crisis che ha destato molto scalpore. La Ong ambientalista ha agganciato di nascosto rilevatori Gps a dei tir per il trasporto del legname ed è riuscita a dimostrare che il legno tagliato illegalmente nel cuore dell’Amazzonia raggiungeva alcune delle principali segherie brasiliane, per ripartire verso i porti di esportazione con certificati di piena legalità. L’indagine ha individuato una lista di aziende sparse in tutto il mondo, clienti finali di questo commercio, e tra di loro non mancavano alcune aziende italiane. Tutto il legno che arriva in Italia, così come in Europa, è accompagnato da documenti che ne certificano la legalità. Il problema sta nella difficoltà degli importatori di verificare che quei documenti siano attendibili. Il primo grande problema delle attività illegali, soprattutto nelle zone tropicali, o in zone di smistamento del legname, è l’evidente discordanza tra i dati ufficiali e i dati “ufficiosi” degli addetti ai lavori, perché è scientificamente provato che attività illegale nel settore forestale e corruzione vanno di pari passo. Questo è molto marcato soprattutto in quei Paesi del Sud America e del Centro Africa, dove c’è una grandissima forbice tra i potenti che tagliano e la popolazione povera, facilmente corruttibile.

La legislazione

L’Unione Europea ha preso delle misure in merito: da marzo 2013 è entrato in vigore il Regolamento Europeo del Legno EUTR, volto a contrastare il disboscamento illegale in tutto il mondo. Ci sono però non poche lacune, questa infatti sembra non essere sufficiente ad arginare un problema così grande come quello del legno illegale. La normativa europea chiede agli operatori, coloro che immettono per la prima volta sul mercato UE il legno o i prodotti del legno, di attuare un sistema di gestione del rischio o di “dovuta diligenza” e di controllare le proprie filiere di approvvigionamento, mentre i commercianti devono essere in grado di fornire informazioni sui loro fornitori ed acquirenti ai fini della tracciabilità del legno. Ma si tratta di un sistema che presenta diversi limiti: un’azienda può essere più o meno attenta a controllare la veridicità dei documenti del legno che importa, ma molto spesso non ha i mezzi e le dimensioni sufficienti per svolgere questo controllo a valle. Chiaramente poi, più è complessa la catena con cui si ha a che fare più è alta la difficoltà di riuscire a tracciarla, soprattutto quando si importano prodotti già lavorati, dove la mancanza di documentazione e supervisione consente ai registri illegali e quelli legali di mescolarsi all’interno della catena di approvvigionamento.

Legno legale e certificato

Il legno proveniente da foreste tropicali, per quanto possa essere legale e certificato, ha comunque un enorme impatto sia sull’ambiente che sulle popolazioni che in quelle zone del mondo vivono e come tale non andrebbe mai acquistato perché si sta comunque contribuendo alla deforestazione di un patrimonio dell’umanità. Taglio “sostenibile” o “selettivo”, delle foreste primarie tropicali, sono concetti inventatati dall’industria del legname per tranquillizzare l’opinione pubblica. Questi concetti fanno passare messaggi errati, ovvero che nella foresta è possibile selezionare un albero e tagliarlo lasciando intatto il resto della vegetazione circostante. Ma la realtà è molto diversa: per accedere al legno della foresta bisogna aprire strade, ponti e magazzini e poco importa se si tratta delle ultime foreste del pianeta o delle terre delle popolazioni indigene. Grandi trattori avanzano in lungo e in largo attraverso la vegetazione trascinando i pesanti tronchi, il suolo viene distrutto e si danneggiano le radici e le cortecce degli alberi che rimangono, dando inizio così alla distruzione di un intero ecosistema.

Dietro le denominazioni di legno nobile, legno duro, legno autentico o legno da piantagione si nascondono spesso specie tropicali provenienti da Asia, Africa e America Latina. Ecco tutti i tipi di legno da non comprare mai perchè contribuiscono alla deforestazione delle ultime foreste del Pianeta!  Vedi allegato in Pdf

Cosa possiamo fare noi consumatori

Come prima cosa quindi niente legno tropicale, diffidate dei mobili etnici e soprattutto occhio al parquet, uno dei prodotti dove il legno tropicale viene maggiormente impiegato. Meglio optare per mobili e prodotti in legno di specie europee possibilmente certificati secondo gli standard di gestione responsabile delle foreste, FSC (Forest Stewardship Council) e PEFC ((Programme for Endorsement of Forest Certification schemes) perché in Europa riusciamo ad ottenere più garanzie sui metodi di approvvigionamento del legno.

Tieni conto che i prodotti siano durevoli così che a distanza di anni possono essere nuovamente levigati, riparati e dipinti, verniciati o lucidati per essere utilizzati ancora.

      Greenpeace inoltre raccomanda a noi consumatori e alle aziende di:

• Acquistare prodotti cartacei in fibra 100% riciclata post consumo e legno di recupero o riciclato.

• Qualora non fossero disponibili prodotti riciclati, è importante acquistare articoli prodotti localmente, responsabilmente e disegnati per essere riciclati totalmente e con facilità.

• Evitare di acquistare prodotti le cui materie prime provengano da Paesi e regioni in cui le istituzioni democratiche o la società civile sono deboli, dove il livello di corruzione è alto o le leggi ambientali e i diritti umani (inclusi i diritti dei lavoratori, dei Popoli Indigeni e delle comunità tradizionali) vengono ripetutamente violati.

L'articolo Legno pregiato e impatto ambientale sembra essere il primo su Ecocentrica.