Estate 2020: come stanno i nostri mari?

Estate 2020: come stanno i nostri mari?

I nemici dei nostri mari hanno sempre gli stessi nomi: inquinamento, abusivismo edilizio, cattiva depurazione e rifiuti

Tutti siamo rimasti impressionati dalle immagini arrivate dalla Laguna di Venezia durante il periodo del lockdown. Solo alcuni mesi fa infatti, abbiamo assistito a come la natura, senza la nostra invadente presenza, in molti casi si sia ripresa i suoi spazi. Ci siamo commossi per la spavalda tranquillità degli animali selvaggi, per i torrenti improvvisamente cristallini come non li avevamo mai visti, per le dune che hanno rapidamente riconquistato le spiagge, per il mare pulito. Con la pandemia da Covid-19 e il lungo periodo di lockdown abbiamo avuto la chiara dimostrazione di quanto incida negativamente l’impronta dell’uomo sull’ecosistema. Quei tempi purtroppo sono finiti e con il ripristino delle “normali” attività, quel blu intenso ha lasciato nuovamente il posto ai colori meno limpidi a cui eravamo abituati. Insomma, ben presto l’illusione è svanita.

Come ogni estate i monitoraggi della Goletta Verde ci fanno ritornare alla realtà, fornendoci una fotografia sulla qualità delle acque e sugli abusi che minacciano le coste italiane. Grazie ai dati delle analisi batteriologiche dello scorso anno, più di un punto su tre, tra i 262 campionamenti lungo le coste italiane presentava forti criticità, con valori di inquinanti oltre i limiti di legge e conseguenze disastrose per l’ambiente, per la salute delle persone e per l’economia italiana. Il viaggio della Goletta Verde, ancora in corso d’opera, è ripartito proprio dai dati del 2019 e ho chiesto a Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente, se qualcosa è cambiato.

Come stanno i nostri mari? 

  Il mare italiano sta come sempre. Purtroppo anche nell’estate 2020, con la Goletta verde e la Goletta dei laghi in corso, stiamo vedendo situazioni che conoscevamo già: la mala depurazione. Il mancato completamento della rete fognaria e la depurazione delle acque reflue in agglomerati urbani importanti resta il nemico numero uno del mare e delle acque interne. Secondo l’Istat solo il 44% dei Comuni italiani è dotato di impianti di depurazione adeguati agli standard Ue. Addirittura, in 342 comuni il servizio di depurazione delle acque reflue urbane è del tutto assente, soprattutto nel sud Italia. Nel complesso, l’inquinamento da cattiva depurazione, scarichi fognari e idrocarburi ha registrato 7.813 infrazioni nel 2019, il 33,1% delle illegalità accertate a danno del mare. Una criticità, quella della mancata depurazione, sulla quale l’Unione europea chiede da tempo impegni concreti al nostro Paese e che ci è costata una prima multa da 25 milioni di euro a cui si sommano circa 30 milioni per ogni semestre di ritardo nella messa a norma dei sistemi di depurazione. Tutti soldi pubblici che potremmo destinare ad adeguare gli impianti, mentre siamo qui a raccontare di inadempienze e irresponsabilità. A 44 anni dall’approvazione della legge Merli del ’76 che obbligava tutti a dotarsi di impianti di depurazione, ci ritroviamo, con i nostri laboratori, ad analizzare scarichi civili non depurati che riguardano 15mln di abitanti equivalenti del Paese. Un fatto vergognoso per un paese come l’Italia che fa del turismo balneare un pezzo importante dell’economia. 

La spiegazione del perché Legambiente prosegua testardamente con questa storica campagna la si trova nel Dossier “Mare Mostrum 2020”, redatto dall’Osservatorio nazionale Ambiente e legalità di Legambiente. Numeri e storie, elaborati sui dati forniti da forze dell’ordine e Capitanerie di porto, che raccontano di colate di cemento illegali e consumo di suolo costiero che cancella dune inghiottendo metri di sabbia, inquinamento e pesca di frodo incontrollata.

Qual è il quadro che emerge dal dossier?

  Analizzando i dati relativi all’anno 2019, quindi in tempo di pace sanitaria, quello che emerge è che da una parte la legge sugli ecoreati del maggio 2015 inizia ad essere applicata in maniera evidente, quindi adesso chi inquina paga, dall’altra invece persistono reati considerati minori dalla legge, che facilitano il proliferare di abusi e illegalità. Insomma i nemici del mare e delle coste italiane hanno sempre gli stessi nomi e normative inadeguate a cui appigliarsi. Per dare qualche numero sono 23.623 i reati contestati nel 2019, con un incremento del 15,6% rispetto al 2018, il 52,3% dei quali si concentra in Campania, Puglia, Sicilia e Calabria. I sequestri effettuati sono invece 6.486, con un incremento dell’11,2%, per un valore economico di circa 520 milioni di euro. In testa ai reati nelle regioni litoranee, con il 42,5% del totale, ci sono quelli legati al ciclo del cemento e a guidare questa sporca classifica è la Campania, seguita da Puglia, Lazio, Calabria e Sicilia. Dalla Costiera amalfitana alla Scala dei Turchi, dal Salento al litorale calabrese con Isola di Capo Rizzuto, fino alle isole minori come Lampedusa, Capri, le Eolie, le perle del Mare Nostrum sono costantemente preda degli appetiti degli abusivi, che non risparmiano posti idrogeologicamente fragili come Ischia. Mentre in Sicilia fa eco un nuovo tentativo di condono contro cui Legambiente si sta battendo. L’abusivismo edilizio continua ad essere un problema tutto italiano dal quale è difficile uscirne soprattutto se non si cambiano le norme che lo regolano. Per fare degli esempi i pochi abbattimenti a cui abbiamo assistito negli anni sono opera dell’intervento dei magistrati, sperare che i sindaci si attivino per abbattere gli ecomostri è una battaglia persa in partenza, sono scelte impopolari che pregiudicherebbero la loro rielezione. Cambiare la norma e passare le competenze sugli abbattimenti delle costruzioni abusive in mano allo Stato potrebbe essere un buon inizio per combattere questo tipo di illeciti.

A minacciare il nostro mare, poi, ci sono tonnellate di rifiuti che abbandoniamo nell’ambiente. 

Com’è la situazione su quel fronte?

  Sulla questione rifiuti c’è ancora più da lavorare quest’anno, considerando che i mesi di emergenza sanitaria hanno spazzato via anni di lavoro sull’usa e getta di plastica. Perché nonostante quella folle proroga dell’entrata in vigore della plastic tax, c’è un ritorno scellerato al monouso, e non parliamo solo di guanti e mascherine, ma anche di imballaggi in uso in tutti i comparti, non solo nella ristorazione. Ma è a settembre, con la riapertura delle scuole e delle mense, che si toccherà il picco della produzione dei rifiuti. Questo lo stiamo vedendo grazie ai monitoraggi scientifici sia dei rifiuti spiaggiati che dei rifiuti nei parchi pubblici e cittadini, con i dati del Beach litter da una parte e del Park litter dall’altra. Abbiamo iniziato con le indagini sul Beach litter monitorando 43 spiagge in 13 regioni e il risultato è a dir poco sconfortante: rifiuti ad ogni passo! I nostri volontari hanno rinvenuto in media 654 rifiuti ogni cento metri, per un totale di 28.137 rifiuti censiti in un’area di 189 mila metri quadri. Su circa la metà delle spiagge campionate, la percentuale di plastica eguaglia o supera il 90% del totale dei rifiuti, mentre in una spiaggia su tre sono stati rinvenuti guanti, mascherine e altri oggetti riconducibili all’emergenza sanitaria. Cumuli di spazzatura frutto d’incuria, maleducazione e cattiva gestione dei rifiuti sulla terraferma che, attraverso corsi d’acqua e scarichi, arrivano in mare e sui litorali. Sebbene il numero di rifiuti rilevati sia in lieve calo rispetto allo scorso anno, complice il sostanziale stop di ogni attività durante il lockdown, il Covid-19 rischia di rendere meno efficaci i passi avanti fatti proprio nella riduzione della plastica e dell’usa e getta. Il nostro lavoro di sensibilizzazione dei cittadini per la riduzione dell’usa e getta continuerà così come le iniziative di pulizia che stiamo portando avanti da inizio anno con il Clean beach tour insieme a Piero Pelù, per tenere sempre alta la guardia sulla questione rifiuti. Nel frattempo Parlamento e Governo devono al più presto recepire la nuova direttiva europea sulla plastica monouso, favorendo la riconversione delle imprese che producono l’usa e getta di plastica tradizionale verso le produzioni di quei materiali compostabili che possono proseguire il loro ciclo di vita nella raccolta differenziata dell’umido.

Qualche buona notizia?

  Le Golette, per fortuna, ci parlano anche di amministratori virtuosi e buone pratiche, a conferma che l’attenzione all’ambiente è la chiave per la ripartenza. Per raccontare il Belpaese in chiave positiva e contribuire alla ripartenza turistica, la narrazione delle Golette s’intreccerà inoltre con la Guida Blu – Il Mare più Bello di Legambiente e Touring Club, che da più di 20 anni si offre quale strumento per valorizzare le realtà caratterizzate da servizi turistici sostenibili, proponendo 15 località marine e sette lacustri insignite del riconoscimento Cinque Vele 2020.

Nel frattempo è partita anche una campagna di sensibilizzazione sull’emergenza rifiuti nelle spiagge del Mediterraneo: l’iniziativa, nata nell’ambito del progetto europeo COMMON, punta a promuovere un dialogo costruttivo con stabilimenti balneari e turisti: primo step, l’affissione e la condivisione di un decalogo di semplici azioni da seguire per ridurre il fenomeno del marine litter. Dieci regole d’oro per una corretta gestione dei rifiuti e per informare sulle conseguenze di una cattiva raccolta differenziata. Cinque le aree pilota dove la campagna sarà avviata, Maremma e Salento in Italia, l’Isola Kuriat e Monastir in Tunisia, la Riserva Naturale Costiera di Tiro in Libano, per concludersi il 30 settembre. Ai turisti è inoltre dedicato un questionario che consentirà di conoscerne le abitudini legate alla quotidiana gestione dei rifiuti e di analizzarne le difficoltà nel corretto smaltimento.

Ecco il decalogo

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