Coltivazioni di nocciole in Italia, sono un problema?

Coltivazioni di nocciole in Italia, sono un problema?

Le nocciole sono un tipo di frutta secca col guscio particolarmente apprezzata, sia da sola che come ingredienti all’intero di gelati e cioccolata. L’aroma di nocciola non è estraneo nemmeno ad alcune miscele di caffè. Tra l’altro l’Italia risulta al secondo posto al mondo per coltivazioni di nocciole.

Tra i maggiori utilizzatori di questa frutta secca c’è la Ferrero, che ne fa ampio utilizzo all’interno della sua Nutella. Una produzione massiccia, di circa 400mila tonnellate di prodotto ogni anno. Tale da richiede necessariamente l’acquisto anche di nocciole dalla Turchia, che attualmente risulta coltivare il 70% delle nocciole immesse sul mercato.

Fin qui sembrerebbe nessun problema, almeno non evidente. Se guardiamo alle notizie e alle polemiche degli ultimi anni Ferrero ha ricevuto diverse critiche per il possibile coinvolgimento di bambini e minori nella raccolta delle nocciole turche. Una pubblicità tutt’altro che lusinghiera per l’azienda italiana, che sarebbe incappata in alcune difficoltà anche a livello politico ed economico. Un quadro complesso che ha portato nel 2018 al Progetto Nocciola Italia. L’obiettivo di questo piano è quello di incrementare del 30% (entro il 2025) le coltivazioni di nocciole nel Centro Italia.

In maniera assolutamente sostenibile, ha sostenuto più volte Ferrero, ma è proprio attorno a questo nodo che si sono aperte diverse spaccature nel mondo agricolo e politico italiano. Diverse anche le associazioni ambientaliste che hanno espresso preoccupazione per i possibili danni a lungo termine.

Progetto Nocciola Italia

Facciamo un piccolissimo passo indietro alla presentazione del Progetto Nocciola Italia. A promuoverlo la Ferrero Halzelnut Company, divisione dell’azienda che si occupa esclusivamente di nocciole. Obiettivo dichiarato del progetto quello di arrivare a una produzione corilicola 100% italiana.

Come farlo? In base a quanto affermato da Ferrero si tratterebbe di fornire il proprio appoggio tecnico e le proprie conoscenze agli agricoltori che vogliono aderire. In più viene promesso loro un acquisto del 75% della produzione annua, lasciandoli liberi di disporre come meglio credono del restante 25% (inclusa la vendita alla Ferrero a prezzo di mercato).

L’azienda ha sottolineato la possibilità di utilizzare tali colture per recuperare terreni incolti e come integrazione per le coltivazioni esistenti.

Coltivazioni di nocciole in Italia, sono un problema?

Secondo diverse associazioni ambientaliste, parte degli agricoltori e dei sindaci coinvolti, non sarebbe tutto rose e fiori. Le coltivazioni di nocciole stimolate dal Progetto Nocciola Italia risulterebbero intensive, e come tali poco sostenibili e dannose nel medio-lungo periodo.

Tra chi ha scelto di porre l’attenzione su quello che potrebbe diventare un problema per la biodiversità in Italia c’è anche Slow Food. In particolar modo per il Centro Italia, nella zona compresa tra l’Alta Tuscia e la Maremma. Terre che stanno particolarmente a cuore alla regista Alice Rohrwacher, che vi è cresciuta, autrice di un commento piuttosto chiaro:

Il cuore del paesaggio si sta trasformando in una monocoltura perenne che cancella ogni cosa; in questi luoghi, dove prima c’erano tante coltivazioni, oggi c’è soltanto quella della nocciola.

Voce alla quale si è unita quella di Piero Camilli, sindaco di Grotte di Castro, che nel 2019 ha emesso un’ordinanza (poi invalidata in seguito a un ricorso al TAR avanzato da Assofrutti) che vieta espressamente la realizzazione di noccioleti intensivi in tutto il territorio comunale:

Onde evitare un elevato consumo di acqua, di fitofarmaci, di antiparassitari di insetticidi, di diserbanti e di concimi necessari alla coltivazione degli stessi, poiché l’uso continuativo e massiccio di dette sostanze potrebbe determinare il degrado globale ed irreversibile dell’ecosistema terrestre ed acquatico con distruzione di habitat e biodiversità e con gravissime ricadute sulla salute pubblica.

Pur non essendo valida ai fini legislativi, l’iniziativa del sindaco Camilli rappresenta un chiaro segnale di come lo scontro sulle coltivazioni intensive di nocciole sia tutt’altro che concluso.

Quali rischi per le falde acquifere

Non soltanto rischi per la biodiversità legati alla sostituzione delle precedenti colture con la corilicoltura intensiva. Secondo le associazioni ambientaliste potrebbero manifestarsi anche problematiche in termini di contaminazioni delle falde acquifere.

Non solo, anche patrimoni naturali come il Lago di Bolsena avrebbero già iniziato a risentire della contaminazione da fosfati e azotati. Quali effetti? Come sottolineato dall’Osservatorio Ambientale del Lago di Bolsena la principale caratteristica è la proliferazione dell’alga rossa, che espandendosi priva di ossigeno le acque e contribuisce al rilascio di tossine e sostanze cancerogene.

Le conseguenze riguardano anche l’uomo in maniera più diretta. Secondo ISDE Italia, l’Associazione Medici per l’Ambiente, le colture di nocciole a livelli intensivi si accompagnano all’impiego di pesticidi estremamente nocivi per le persone. Soprattutto per donne e bambini.

ISDE Viterbo ha sottolineato nel rapporto “I tumori in provincia di Viterbo”, datato 2020, l’assoluta necessità di procedere in maniera preventiva minimizzando il rischio di esposizione alle sostanze nocive:

Delle persone, in particolare dei bambini e delle donne in gravidanza ai pesticidi anche con interventi di contrasto all’espansione della monocoltura della nocciola e di altre monocolture estese.

WWF contro le coltivazioni intensive di nocciole

A preoccuparsi per l’avanzata delle coltivazioni intensive di nocciole è anche il WWF Calabria, che quest’estate è intervenuto sulla questione Ferrero:

L’approvazione di uno schema di collaborazione tra la Regione e la Ferrero sulla coltivazione del nocciolo in Calabria suscita alcune preoccupazioni nel WWF. Il pericolo paventato è connesso alla politica della multinazionale dolciaria piemontese attraverso la promozione della monocoltura con metodi di produzione industriali, così come accaduto nel Lazio, Umbria e Toscana.

Il timore maggiore del WWF Calabria è quello che le colture di nocciole a livello intensivo minaccino un panorama bio particolarmente attivo:

L’auspicio è che gli interessi della multinazionale non prevalgano sulla necessità di veicolare una effettiva transizione e “conversione “ecologica in agricoltura: la Calabria è ai primi posti in Italia per numero di operatori agrobiologici e per estensione agraria certificata.

Cosa possiamo fare nel frattempo?

La questione è senza dubbio molto controversa e non mancherà di arricchirsi nei prossimi mesi di ulteriori sviluppi. Vero, ma cosa possiamo fare noi ecocentrici nel frattempo?

Come sempre preferire prodotti biologici, da piccoli produttori che magari lavorano vicino a dove abitiamo, cosa che permette di conoscere più facilmente come nascono i prodotti e il loro impatto sull’ambiente.

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