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Auto elettriche: dove finiscono le batterie?

Tessa Gelisiodi Tessa Gelisio   
Auto elettriche: dove finiscono le batterie?

Dove finiscono le batterie delle auto elettriche quando è il momento di rottamarle? Da quando sono passata a un’auto elettrica, è questa una delle domande che mi viene posta con più frequenza. Ed è anche uno dei quesiti più insistenti in cui ci si imbatte sui social, quando si parla di mobilità più sostenibile. Purtroppo, proprio su queste piattaforme circola fin troppa disinformazione su questo tema, tanto da alimentare dubbi immotivati e allontanare molti automobilisti dall’elettrico. Ma cosa c’è di vero, come funziona lo smaltimento delle batterie?

Per quanto la filiera del recupero delle batterie al litio sia ancora abbastanza agli albori, la buona notizia è che gran parte dei materiali usati per gli accumulatori delle auto può essere pienamente riciclata. Ho quindi deciso di andare a fondo nell’argomento, anche nella speranza di contrastare certe bufale che, per quanto inverosimili, hanno purtroppo presa su molti.

Dove finiscono le batterie delle auto elettriche?

Quello delle auto elettriche rappresenta il futuro della mobilità mondiale, un futuro dove diremo finalmente addio ai combustibili fossili per scegliere l’elettrificazione completa. Questo percorso non è però esente da ostacoli e rischi, sia in termini di produzione energetica – per essere effettivamente sostenibile, la mobilità dovrà puntare su energia da fonti al 100% rinnovabili – che di gestione delle batterie.Con una domanda di accumulatori al litio per auto che sale del 25% all’anno, è essenziale che vi sia una filiera virtuosa del riciclo, per non ritrovarci fra due decenni a chiederci come smaltire tutte queste batterie. Fortunatamente, già oggi questo processo è iniziato con risultati del tutto promettenti. Che fine fanno, di conseguenza, le batterie?

Dall’auto alla casa, passando per il riciclo

n linea generale, le case automobilistiche tendono a suggerire un cambio delle batterie delle auto elettriche quando arrivano al 75% della loro capacità iniziale. In media, ciò avviene dopo circa 8 anni di cicli di ricarica continuativi o, per alcuni modelli, al raggiungimento dei 150.000 chilometri percorsi: non a caso, queste tempistiche sono anche le stesse fornite dai produttori per la garanzia proprio sulle batterie. Ma è tutto in costante aggiornamento e miglioramento.Quando giunge il momento di cambiarle, le batterie al litio non vengono abbandonate in qualche discarica, bensì possono trovare nuova vita:

possono essere riutilizzate negli impianti d’accumulo domestici, quelli collegati al fotovoltaico, assicurando ancora 15-20 anni di utilizzo continuativo;possono essere stoccate e collegate fra di loro, per le necessità di accumulo degli impianti industriali;possono essere riciclate, per la produzione di nuove batterie o altri materiali per l’industria automobilistica.

Su quest’ultimo punto, vale la pena ricordare – a differenza delle bufale che circolano in Rete – che le batterie al litio possono essere riciclate al 90%: si recuperano infatti circuiti elettrici, cavi, rivestimenti in plastica e le stesse celle al litio. Litio che può essere anche rigenerato, per dar vita a nuovi accumulatori. A questi si aggiungono anche metalli e minerali preziosi che vengono normalmente impiegati per le componenti elettroniche: secondo uno studio condotto dall’Università della California, entro il 2040 più della metà di cobalto e nickel presenti nelle batterie per auto proverrà dalla filiera del riciclo.

La filiera del riciclo delle batterie: a che punto siamo?

Dalla teoria alla pratica, però, il passo non è così semplice. A oggi, il numero degli impianti di riciclo è ancora abbastanza esiguo e si tratta perlopiù di progetti pilota, senza che vi sia ancora una standardizzazione a livello internazionale. 

Innanzitutto, il numero delle auto elettriche in circolazione che necessita già di un cambio di batterie è decisamente ridotto, come ha spiegato Andrea Bizzi – Responsabile R&D e delle procedure del Consorzio ERP Italia in un’intervista per VaiElettrico. Ancora, le prime evidenze di mercato mostrano come una parte considerevole delle auto elettriche mantenga il 75% di capacità di carica ben oltre gli 8 anni, o i 150.000 chilometri, stimati. Di conseguenza, la domanda di riciclo attuale è limitata ed è difficile mettere in piedi un impianto di riciclo, se poi non si ha l’approvvigionamento necessario.

Ma cosa accadrà in futuro? Per dirlo, è necessario innanzitutto capire il funzionamento del processo di riciclo.

Come si riciclano le batterie per auto

Il riciclo delle batterie delle auto elettriche è un processo rigoroso, che deve sottostare a rigidi standard qualitativi, sia per garantire il massimo della sicurezza che per evitare le contaminazioni ambientali. In linea generale, il recupero e lo smaltimento delle batterie è delegato alle case automobilistiche: queste ultime, una volta raccolti gli accumulatori da sostituire, si preoccupano di trasferirli ai centri di recupero.In linea esemplificativa, le fasi del riciclo di una batteria sono:

smontaggio dall’auto da parte di personale altamente qualificato, presso i centri individuati dalle case automobilistiche;imballaggio e incapsulamento delle batterie, per il loro trasporto in sicurezza nei centri di smaltimento;trattamento della batteria, per il recupero dei materiali. Al momento il più diffuso è il trattamento termico-chimico, che permette di recuperare metalli e minerali come alluminio, rame, nichel e cobalto, perdendo però il litio per via delle alte temperature. In futuro si utilizzerà invece un processo idro-metallurgico, con il recupero pressoché totale di tutte le componenti della batteria, litio compreso;separazione dei materiali recuperati e inoltro alle filiere produttive di nuove batterie.Impianti di riciclo: l’Europa in prima linea

Come già accennato, l’industria del riciclo delle batterie per auto sta ancora compiendo i primi passi. Tuttavia, l’Europa si trova già in prima linea su questo fronte. Oltre a diversi centri di riciclo presenti in Francia, Spagna, Germania, Paesi Bassi e Norvegia, con il progetto Acrobat l’Unione Europea sta cercando di standardizzare un processo di riciclo a basso impatto ambientale, che garantisca il recupero di quanti più materiali possibili. Sulla scia dell’esempio del Vecchio Continente sono sorte diverse strutture di smaltimento anche in Cina e negli Stati Uniti, anche se la strada da percorrere è ancora lunga.

E in Italia? Al momento, sullo Stivale sono stati avviati diversi progetti di repurpose delle batterie auto, ovvero del loro impiego in settori diversi rispetto a quello automobilistico, senza che questi accumulatori vengano smontati e sottoposti a trattamenti per il recupero delle loro componenti. Ad esempio, Enel X ha avviato il progetto Pioneer, pensato per riutilizzare le batterie auto per accumulare l’energia prodotta dagli impianti fotovoltaici dell’aeroporto di Fiumicino. Nei prossimi anni, però, il nostro Paese assumerà un ruolo da protagonista proprio nello smaltimento e nel recupero: sempre Enel X e Midac hanno annunciato la futura apertura di diversi impianti di riciclo e di centri di ricerca e sviluppo proprio in Italia.

In definitiva, a chi chiede dove finiranno le batterie esauste delle auto elettriche, risponderemo così: nelle nostre case, per aiutarci ad accumulare l’energia rinnovabile che autoproduciamo, così come anche nella nostra prossima auto. Un futuro sostenibile per l’industria del litio è possibile.

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Tessa Gelisiodi Tessa Gelisio   

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