Animali esotici in casa? Forse è meglio evitare

Animali esotici in casa?  Forse è meglio evitare

Dai rettili, ai pappagalli e fino alle tartarughe E’ davvero necessario “adottare” un animale esotico e selvatico?

Nelle case degli italiani, oltre a cani e gatti, sono sempre più presenti animali esotici e selvatici come iguane, camaleonti, pappagallini, tartarughe d’acqua dolce e testuggini. Il numero di questi animali è cresciuto notevolmente perché molto spesso vengono acquistati per moda o come souvenir di viaggi in paesi esotici, dove è facile trovarli per pochi dollari. In Italia, non esiste ancora un’anagrafe nazionale degli animali “domestici”, ma si stima che siano più di 60 milioni, con una sostanziale stabilità nel corso degli ultimi anni che conta 30 milioni di pesci, 12,8 milioni di uccelli, 7,3 milioni di gatti, 7 milioni i cani e, infine, 1,8 milioni di piccoli mammiferi e 1,3 milioni di rettili.  

Quella di tenere animali esotici in casa è una moda piuttosto pericolosa che può creare grossi problemi non solo a proprietari poco preparati, ma soprattutto ad animali che dovrebbero vivere liberi nella natura invece di passare la vita in una teca o in gabbia. Ecco alcune semplici ragioni perché sarebbe meglio evitare di tenere animali esotici\selvatici in casa:

Conoscere le loro esigenze 

Decidere di accogliere in casa un animale è sempre una grande responsabilità. Ogni animale ha le proprie caratteristiche e le proprie necessità. Alcuni devono stare in ambienti con una specifica umidità, altri devono mangiare solo ed esclusivamente certi alimenti. Bisogna anche prendere in considerazione le sue necessità di movimento: è impensabile costringere un animale in una gabbia tutta la vita solo perché noi esseri umani sentiamo l’esigenza di possederlo. Diciamo che la prima esigenza di un animale selvatico sarebbe quella di stare libero nel proprio ambiente naturale… 

I rischi di adottare un animale selvatico

Il repentino cambiamento di habitat e le limitazioni imposte da un ambiente artificiale risultano generalmente nocivi per la salute mentale degli animali. Questi disturbi si manifestano poi nel loro comportamento: possono diventare aggressivi e distruttivi. Anche se riusciamo a fornirgli un ambiente e le cure adeguate, un animale non convenzionale richiede un importante impegno economico, oltre che di tempo, pazienza e dedizione, da parte dei proprietari, in particolar modo se principianti. Inoltre essendo animali selvatici, nati per vivere nella natura, bisogna mettere in conto che potrebbero esserci delle problematiche nella loro gestione quotidiana. Le nostre case possono rivelarsi delle trappole mortali per loro, così come i loro artigli o denti possono essere un problema per noi, soprattutto in presenza di bambini.

Impegno a lungo termine

Bisogna essere consapevoli anche di un altro aspetto, quando si sceglie di introdurre in casa un animale: bisogna assumersi la responsabilità di un impegno a vita. In caso di emergenza, cani e gatti possono essere accuditi in appositi rifugi. Le persone in grado di accudirli sono molte e anche in casi di temporanea impossibilità del proprietario non sarà così complicato trovare qualcuno che se ne prenda cura. La stessa cosa non si può dire per gli animali esotici, trovare un pet sitter per un pitone o per un’iguana potrebbe non essere così semplice e così immediato. Neanche a dirlo, il loro abbandono sul territorio è vietato e giustamente punibile con pesanti sanzioni.

Quest’ultimo punto apre un’altra grande questione che è quella delle bioinvasioni che porta non pochi danni alla biodiversità italiana. Questo accade ogni qual volta viene liberato in natura un animale estraneo alla fauna locale e la storia insegna che nella maggior parte dei casi c’è sempre stato lo zampino dell’uomo: pesci usati per ripopolare i fiumi, scoiattoli, serpenti o uccelli venduti da negozianti a clienti che li liberano in natura quando non riescono più ad occuparsene ed altri numerosi casi che possono sembrare banali, ma mettono a rischio l’ambiente. Ogni sistema naturale ha il suo equilibrio e l’arrivo di un “ospite esterno” può essere la causa della sua rottura. 

Quando si parla di biodiversità a rischio si pensa soltanto ad animali pericolosi, invece quelli che spesso mettono a rischio e creano danni più gravi alla biodiversità in Italia sono quelli che meno ci aspetteremmo. Ecco i più comuni inseriti tra le 100 specie invasive più dannose al mondo:

Tartaruga d’acqua dolce

Un caso esemplare è quello della tartaruga di acqua dolce, il tenero anfibio che per pochi euro si può portare a casa nella sua vaschetta con la palma in plastica e che spesso viene regalata ai bambini. La Trachemys Scripta, questo è il suo nome scientifico, fa parte delle 33 specie di animali invasivi dannosi in Italia secondo la Commissione Europea per l’Ambiente. Probabilmente proprio il suo essere di facile reperibilità, a buon mercato e venduta a persone incapaci di gestirla che ha portato questo innocuo animaletto (almeno all’apparenza) a finire sulla lista dei cattivi dell’Unione Europea. Eh già, questa tenera tartarughina ha delle aspettative di vita molto lunghe, negli anni cresce, come è naturale che sia, e quando quella vaschetta non è più in grado di contenerla molto spesso viene abbandonata nei laghi, nei fiumi o stagni dando così inizio a tutta una serie di problemi di convivenza con le specie locali. 

Lo scoiattolo grigio

Dal Nord America sta colonizzando i boschi di tutta Europa. Lo scoiattolo grigio nordamericano, inizialmente è stato commercializzato nei negozi di animali, in seguito ha iniziato a popolare i boschi. Più grande degli scoiattoli rossi italiani che abitano le Alpi e più veloce a procurarsi il cibo, lo scoiattolo grigio si sta sostituendo al cugino italiano, uno dei simboli delle nostre montagne, causandone l’estinzione nelle aree dove le due popolazioni si sovrappongono: anche per questo è stato inserito nell’elenco dei 100 animali invasivi più dannosi al mondo. La sua presenza non incide solo sulla sopravvivenza della specie autoctona di scoiattolo ma anche sull’attività umana: con il crescere della sua presenza sono aumentati anche i danni all’agricoltura, come le coltivazioni di nocciole piemontesi e più in generale, ha un forte impatto sull’habitat forestale perché tende a scortecciare gli alberi lasciandoli esposti a funghi e insetti.

La nutria

Anche la nutria è stata inserita nell’elenco delle 100 specie invasive più dannose al mondo stilato dall’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN). Era di gran moda agli inizi del secolo scorso la pelliccia di castorino, altro nome della nutria, e dopo averla cacciata in Sud America, suo continente di origine, si scelse la via dell’allevamento intensivo in Europa. Alcuni animali liberati o riusciti a fuggire dagli allevamenti, si riprodussero adattandosi al nuovo ambiente ed oggi la nutria è presente in tutta Europa fino alla Scandinavia, ma anche in Asia Minore, Caucaso e Giappone. Il castorino è considerato dannoso perché le sue tane sui fianchi dei fiumi indeboliscono gli argini, ma tra gli altri effetti indesiderati c’è anche la drastica diminuzione delle piante acquatiche che fungono da riparo ad altre specie viventi oltre ai danni  all’agricoltura, sempre in numero maggiore. 

La legislazione italiana (purtroppo) consente di detenere alcuni animali esotici come animali domestici, tranne in alcuni casi specifici per cui si fa riferimento alla legge 150/92 e a un decreto del Ministero dell’Ambiente. Ciononostante, la decisione di adottare alcune specie esotiche\selvatiche comporta rischi non necessari sia per noi che per l’ambiente. Di conseguenza, la scelta migliore è quella di prediligere animali da compagnia che siano già abituati a condividere il proprio territorio e la loro routine con gli esseri umani, insomma, gli animali della vecchia fattoria.  ; )

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