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Dall’aspettativa di vita alla capacità visiva: tutto quello che non sai sui cani

Così la scienza conferma le caratteristiche uniche dei nostri amici a quattro zampe: da loro abbiamo davvero tanto da imparare

Tessa Gelisiodi Tessa Gelisio   
Dall’aspettativa di vita alla capacità visiva: tutto quello che non sai sui cani

L’amore che provo per i cani non è di certo un segreto, non saprei proprio come fare senza Jack e Viola! Eppure, anche per una grande appassionata come me, non si smette mai di imparare: non manca giorno che non venga pubblicata una nuova scoperta sui nostri amici a quattro zampe. E quali sono, allora, le curiosità sul cane che forse ancora non conoscete?

È vero: quanto pensiamo a questi nostri compagni di vita, ci convinciamo di sapere tutto sul loro conto. D’altronde ne conosciamo alla perfezione il carattere, i gusti, le paure e tanto altro. Nonostante questo, dalla scienza arrivano delle informazioni che potrebbero essere molto utili a tutti gli appassionati: ecco le più insolite.

Anni del cane: non sono multipli di 7

Quante volte abbiamo sentito dire che a un anno del cane ne corrispondono 7 umani? Si tratta di una consuetudine che ormai diamo per scontata, tuttavia priva di fondamento scientifico. Sì, poiché l’aspettativa di vita dei quadrupedi è molto inferiore alla nostra, la loro crescita è altrettanto veloce. A svelarlo è uno studio condotto dall’Università della California, pronto a sottolineare come il processo d’invecchiamento nei cani non sia lineare e, di conseguenza, l’equivalenza con gli anni umani sia molto difficile da stabilire. Questo perché i cani hanno una crescita molto veloce nei primi due anni di vita, poi si assestano per gran parte dell’età adulta e, raggiunta la terza età, invecchiano in modo estremamente rapido. Di conseguenza, per le razze di media taglia il primo anno – quando la maggior parte degli esemplari raggiunge la maturità sessuale – corrisponderebbe a circa 14 anni umani, ovvero l’età media della pubertà. Eppure, già dai due anni di età questo ritmo rallenta e per gran parte dell’età adulta l’animale rimane “un eterno trentenne”, per poi trasformarsi in pochi mesi in un arzillo settantenne giunta la terza età.Ancora, anche la razza e l’aspettativa di vita hanno il loro peso. Un Chihuahua di due anni è biologicamente più vecchio di un Alano della stessa età, poiché raggiunge prima la maturità sessuale. Allo stesso tempo, sarà biologicamente più giovane a cinque, poiché il Chihuahua è molto più longevo della controparte.

I cani vedono meglio al tramonto

Non è di certo un segreto: i cani fanno più affidamento sul loro olfatto che sulla loro vista. Non sono in grado di percepire tutti i colori – praticamente, percepiscono solo le sfumature dal verde al blu – e la loro prospettiva è più ingrandita rispetto a quella umana. Ma c’è un elemento che spesso gli appassionati non conoscono: questi quadrupedi vedono meglio al tramonto.Prima dell’addomesticamento da parte dell’uomo, ormai millenni fa, i cani erano infatti animali poco diurni e perlopiù crepuscolari. Così hanno sviluppato una speciale struttura riflettente nell’occhio – cioè il tapetum lucidum – che amplifica la visione proprio nei momenti di luce scarsa. Ancora, poiché a ridosso con il tramonto la luce blu è prevalente, riescono a percepire meglio forme e colori di ciò che osservano.

Anche i cani sognano molto

Sarà capitato a tutti di notare il cane di casa muovere le zampette durante un pisolino, come se stesse sognando di correre su un prato infinito. Quel che gli appassionati hanno sempre sospettato, ovvero la capacità del cane di sognare, da qualche tempo ha trovato conferma scientifica.

Gli studi sul sonno dei cani si susseguono ormai dagli anni ‘70 e, negli ultimi anni, sono diventati sempre più precisi grazie a strumenti diagnostici come la risonanza magnetica. Da queste ricerche, è emerso che nell’arco delle 24 ore questi animali passano il 44% del loro tempo svegli, il 21% in dormiveglia, il 12% dormendo in fase REM e il 23% in sonno profondo. Proprio come accade agli umani, durante la fase REM è stata registrata un’elevata attività cerebrale, segno di una più che evidente fase onirica, una delle più sviluppate fra gli animali. Cosa effettivamente sognino non è dato sapere, ma lo si può intuire dai movimenti involontari del corpo: corse a perdifiato, inseguimenti di prede, momenti di gioia e anche di paura.Eppure, per quanto l’attività onirica sia molto simile a quella umana, gli esperti sconsigliano di portare l’animale di casa a dormire nel proprio letto. La ragione è semplice: il sonno canino non è continuo per otto ore, come succede agli umani, ma alterna momenti di veglia ad altri di riposo. Poiché attivo per più ore a notte, di conseguenza, il cane potrebbe disturbare il nostro sonno.

Olfatto: la vera “vista” del cane

Il fatto che il cane possa approfittare di un olfatto eccellente non stupisce nessuno: d’altronde, è proprio questa caratteristica che ha portato questi quadrupedi ad essere degli incredibili animali da caccia, ricerca o, ancora, degli alleati nella polizia alla ricerca di sostanze illegali o esplosivi. Ma sapete che i cani possono “vedere” con il naso?È quanto rivela uno studio condotto dalla Cornell University: dalle risonanze magnetiche condotte su 23 esemplari, sono emersi dei collegamenti tra i bulbi olfattivi e il lobo occipitale, dove viene elaborata la vista. D’altronde, con oltre un miliardo di ricettori olfattivi – contro i 5 milioni di quelli umani – non stupisce che questi quadrupedi possano ricostruire mentalmente immagini molto accurate partendo da un odore. Non a caso, il loro olfatto è talmente raffinato che, se opportunamente addestrati, questi animali possono “vedere” anche alcune malattie semplicemente annusando un paziente o i suoi fluidi biologici, con un’affidabilità non molto dissimile dagli strumenti diagnostici.Non è tutto, però: sapete che il tartufo del cane equivale alle impronte digitali umane? La ruvidità e le linee che si formano sul naso, infatti, sono uniche da un esemplare all’altro.

I cani sono geneticamente generosi

Se c’è una caratteristica del cane che tutti riconoscono, quella è di certo la sua generosità. Il quadrupede di casa darebbe la vita per la sua famiglia e spesso mostra atteggiamenti affettuosi, o ancora protettivi, verso gli altri esemplari con cui è cresciuto. Questa peculiarità, abbastanza rara nel regno animale dove spesso vige la legge del più forte, ha origine genetica.

Nel 2015, un gruppo di ricercatori ha elaborato un singolare esperimento. Tramite dei divisori mobili e una serie di tubi, alcuni cani sono stati sottoposti a un dilemma: mangiare del gustoso cibo oppure cederlo a un altro esemplare, posizionato dall’altro lato del divisore. Nella maggior parte dei casi, i quadrupedi hanno deciso di cedere il loro prezioso boccone. A una condizione, però: avere una certa familiarità con l’altro cane. Questo comportamento è innato, si tratta di una strategia evolutiva, poiché in natura questi cani devono fare affidamento sulla cooperazione reciproca per poter sopravvivere. Un gesto disinteressato come donare il cibo, allora, diventa un modo per rafforzare i legami reciproci.

In definitiva, anche la scienza lo conferma: dai nostri amici cani abbiamo davvero tanto da imparare!

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Tessa Gelisiodi Tessa Gelisio   
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