C’è plastica e plastica, una tecnica rivoluzionaria consentirà di aumentarne il riciclo

Innovazione nella separazione dei rifiuti: ora si possono distinguere 12 diversi tipi di plastica

Foto Shutterstock
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di GreenReport.it

Contrariamente a quanto si pensa comunemente, la plastica non è un materiale unico ma, a seconda del suo utilizzo, è piuttosto è una combinazione di molti materiali (polimeri) con diversi composti chimici e additivi come pigmenti o fibre. E’ molto difficile distinguere tra i diversi tipi di plastica ed è questo che rende difficile separarli e riciclarli. Ma il nuovo studio “Plastic classification via in-line hyperspectral camera analysis and unsupervised machine learning”, pubblicato su Vibrational Spectroscopy da un team di ricercatori dell’università danese di Aarhus, rivela l’esistenza di una nuova tecnologia per fotocamere in grado di vedere la differenza tra 12 diversi tipi di plastica (PE, PP, PET, PS , PVC, PVDF, POM, PEEK, ABS, PMMA, PC e PA12) che insieme costituiscono la stragrande maggioranza dei tipi di plastica per uso domestico

La nuova tecnologia, sviluppata dall’Aarhus Universitet in collaborazione con Vestforbrænding, Dansk Affaldsminimering Aps e PLASTIX, «Consente di separare la plastica in base a una composizione chimica più pura di quanto sia possibile oggi, e questo apre opportunità completamente nuove per riciclare la plastica».

La tecnologia della fotocamera iperspettrale è stata sviluppata grazie a una collaborazione interdisciplinare tra i dipartimenti di ingegneria biologica e chimica e di ingegneria elettrica e informatica dell’università di Aarhus ed e esperti delle società partecipanti ed è già stata testata con un progetto pilota e dovrebbe essere implementata da PLASTIX e Dansk Affaldsminimering Aps la prossima primavera. Il progetto è stato finanziato dal Fondo per l’innovazione della Danimarca con 22,7 milioni di corone danesi.

Uno degli autori dello studio, Mogens Hinge, direttore del progetto Industrial recycling of post-consumer waste – inline analysis, documentation and sorting (Re-Plast). Sottolinea che «Con questa tecnologia, ora possiamo vedere la differenza tra tutti i tipi di plastica di consumo e diverse plastiche a prestazioni elevate. Possiamo persino vedere la differenza tra le materie plastiche che sono costituite dagli stessi elementi chimici costitutivi, ma che sono strutturate in modo leggermente diverso. Utilizziamo una telecamera iperspettrale nell’area degli infrarossi e l’apprendimento automatico per analizzare e classificare il tipo di plastica direttamente sul nastro trasportatore. La plastica può quindi essere separata in diversi tipi. E’ una svolta che avrà un enorme impatto sulla separazione della plastica».

Attualmente, le materie plastiche vengono separate utilizzando la tecnologia del vicino infrarosso (NIR) o tramite test di densità (galleggianti/lavaggi in acqua). Questi metodi possono separare alcune frazioni plastiche (ad esempio PE, PP e PET), ma non con la stessa accuratezza della nuova tecnologia, e quindi non con la purezza chimica nella composizione che è fondamentale per poter aumentare la tasso di riciclaggio dei rifiuti di plastica.

L’amministratore delegato di PLASTIX, Hans Axel Kristensen, evidenzia che «La tecnologia che abbiamo sviluppato in collaborazione con l’università è a dir poco una svolta per la nostra capacità di riciclare la plastica. Non vediamo l’ora di installare la tecnologia nella nostra sala di lavorazione e di iniziare sul serio il lungo viaggio verso l’utilizzo del 100% dei rifiuti plastica. La plastica deve essere pura almeno al 96% per tipo di polimero per essere riciclata nell’industria convenzionale. Ciò significa che la plastica deve essere separata in un prodotto quasi puro in termini di composizione chimica».

Un altro autore dello studio, Mogens Hinge, conclude: «Ora, utilizzando la nuova tecnologia, abbiamo fatto un grande passo avanti. La tecnologia è in continuo sviluppo e i dati indicano che in ​​breve tempo potrebbe essere possibile differenziare ulteriormente tra tipi di polimeri e additivi».

A cura di GreenReport.it