Nel sottosuolo italiano grandi giacimenti di litio. Il Cnr: “Serbatoi geotermici sono particolarmente ricchi”. Parte la corsa "all'oro bianco"

Dini: "Individuate nel nostro Paese due fasce molto promettenti". Riserve doppie rispetto ai giacimenti statunitensi

Miniera di litio in Cina - Foto Ansa
Miniera di litio in Cina - Foto Ansa
di Roberto Zonca

Nel sottosuolo italiano ci sono ingenti riserve di litio, metallo essenziale per l’accumulo energetico che rappresenta la chiave di volta per la mobilità elettrica, come anche per altri importanti servizi. Con 8 milioni di tonnellate, il Cile ha le maggiori riserve di litio a oggi conosciute, poi vengono l'Australia, con 2,7 milioni di tonnellate, l'Argentina con 2 milioni e la Cina con 1 milione. Parlando invece dell'Europa, in Portogallo ce n’è in piccole quantità. Le riserve globali sono stimate intorno ai 14 milioni di tonnellate, cioè 165 volte il volume produttivo del 2018. All’elenco si aggiunge ora l’Italia, che scopre quasi per caso di avere immense riserve all’interno dei serbatoi geotermici. “L’Italia, seguendo le indicazioni europee - spiega Andrea Dini, ricercatore del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr) -, dovrebbe provare a smarcarsi dal dominio cinese cercando sul proprio territorio risorse da estrarre con tecnologie a basso impatto ambientale”.

“I depositi convenzionali di litio in Italia sono limitati ad alcune pegmatiti dell’arco alpino (Alto Adige) e dell’Isola d’Elba (Toscana) che – evidenzia Dini - per la loro ubicazione in contesti ad alto valore naturalistico, difficilmente potranno dar luogo ad attività minerarie. Ben diverso è il potenziale per il litio presente nei giacimenti non convenzionali. Un recente review scientifico ha individuato due fasce molto promettenti per il ritrovamento di litio in fluidi confinati in reservoir profondi. La prima fascia comprende le zone vulcanico-geotermiche peritirreniche (Toscana-Lazio-Campania) dove in passato sono stati intercettati fluidi ad alta entalpia con concentrazioni di litio fino a 480 mg/l. La seconda fascia occupa la zona al fronte della catena appenninica (da Alessandria a Pescara) dove sono presenti giacimenti di idrocarburi oltre ad alcune manifestazioni termali di bassa entalpia con contenuti in litio fino a 370 mg/l”.

I livelli rilevati dal Cnr sono importanti, e rappresentano un’opportunità che l’Italia non dovrebbe farsi sfuggire. Si parla infatti di valori “doppi rispetto a quelli riscontrati nelle salamoie del campo geotermico californiano di Salton Sea, considerato dagli statunitensi come la fonte che permetterà agli Usa di raggiungere l’indipendenza dai mercati esteri del litio”. L’Italia ha tra le mani una carta vincente, ma dovrà giocarsela con intelligenza, ricordando che l’esplorazione mineraria nel contesto di una nuova strategia mineraria nazionale dovrà tener conto anche della sostenibilità ambientale.