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I rifiuti spaziali diventano una risorsa da riportare sulla Terra, valgono oltre mille miliardi di dollari

La stima, ottenuta grazie a uno studio condotto dai ricercatori dell’Università di Southampton, fa brillare gli occhi di tante organizzazioni che ora vorrebbero prender parte al recupero e alla valorizzazione delle risorse disperse nell’orbita terrestre

Roberto Zoncadi Roberto Zonca   
Foto Esa
Foto Esa

Sono oltre 130 milioni gli oggetti abbandonati dalle varie agenzie spaziali nell’orbita terrestre. Un problema, che minaccia l’operatività di centinaia di satelliti e sonde spaziali essenziali per le comunicazioni come anche per una moltitudine di attività commerciali e militari. Ora, uno studio condotto da un team di ricercatori dell’Università del Southampton, suggerisce sia giunto il momento di recuperare questi rifiuti, ma non per salvaguardare la sicurezza delle future missioni spaziali. La space junk è una vera e propria opportunità economica da non farsi sfuggire. Quei rifiuti, stimano gli scienziati britannici, che hanno visto i risultati della propria ricerca pubblicati sulle pagine della rivista Waste Management, hanno un valore incredibile. Le stime elaborate “ci dicono che potrebbero fruttare tra i miliardi e i trilioni di dollari”, il che rende il loro recupero “rischioso” ma decisamente conveniente.

Sonde, pannelli solari, razzi, e anche parti di navicelle

A detta dei ricercatori, in orbita ci sarebbero molte migliaia di tonnellate di materiali riciclabili. Una piccola parte dei detriti è stata già riportata sulla Terra, ma il lavoro da fare è immenso e porterà alla nascita di un nuovo settore. Nel gennaio del 2021 la US Space Surveillance Network ha recuperato e riportato sulla superficie terrestre 21.901 oggetti artificiali, di cui quasi 4.500 satelliti ancora funzionanti. Questa missione, benché abbia consentito anche il recupero di un gran numero di detriti, aveva come obiettivo quello di catturare prevalentemente gli oggetti di grosse dimensioni. In orbita ci sono circa 128 milioni di frammenti più piccoli di 1 centimetro, quasi 1 milione di dimensioni comprese tra 1 e 10 centimetri, e poco meno di 34mila più grandi di 10 centimetri.

Infografica Inaf

Spazzatura, certamente, ma dal valore inestimabile

“Se il valore finanziario del recupero di detriti spaziali è abbastanza alto - evidenziano il professor Ian Williams e il collega Ryan Leonard - l’investimento nella tecnologia per farlo è giustificato”. E il valore stimato dai due esperti è decisamente importante. I ricercatori quantificano i potenziali ricavi netti del riutilizzo dei detriti tra i 570 miliardi e 1,2 trilioni di dollari. Le cifre si riferiscono alla valorizzazione di una quantità che va tra i 5.312 e le 19.124 tonnellate di rottami meccanici, potenzialmente recuperabili con il sistema di rimozione attiva dei detriti (ADR), ovvero utilizzando il propulsore al plasma inventato dal dottor Kinkwan Kim dell’Università del Southampton per il deorbit dei satelliti a fine vita.

Risolvere il problema dei detriti orbitali

“Lo sviluppo di servizi in orbita - evidenzia Williams -, come l’estensione della vita dei satelliti inattivi, o l’avanzamento dell’ADR, sarà cruciale per risolvere il problema dei detriti orbitali. Ma, con questo, una futura economia circolare per lo spazio può essere finanziariamente fattibile, con conseguenze potenzialmente benefiche per la riduzione del rischio; efficienza delle risorse; occupazione ad alto valore aggiunto; e la conoscenza del cambiamento climatico, scienza, monitoraggio e dati di allarme precoce”.

Roberto Zoncadi Roberto Zonca   
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