Gli pneumatici non saranno più un problema ambientale, ecco come è possibile riciclarne le componenti

Un team di ricercatori ha sviluppato delle rivoluzionarie “forbici molecolari” che spezzano i legami tra lo zolfo e le altre componenti. Il minerale è usato per rendere l’impasto resistente, attraverso il processo della vulcanizzazione

Gli pneumatici non saranno più un problema ambientale, ecco come è possibile riciclarne le componenti
di Roberto Zonca

Partiamo dal problema: ogni anno nel mondo vengono accantonati qualcosa come 3 miliardi di pneumatici usati. Soltanto in Europa si stima finiscano in discarica, o impianti di stoccaggio, qualcosa come 2 milioni di tonnellate di gomme logore, quelle per intenderci che non possono esser più utilizzate e dunque non cedibili a mercati non normative meno restrittive. Questa immensa mole di pneumatici fuori uso (PFU), gestita spesso in maniera inadeguata, sono considerati da tutti come un problema: in caso di incendio, infatti, le gomme rilasciano nell’aria contaminanti estremamente dannosi per l’ambiente e per l’uomo.

Nel corso degli anni in tanti hanno provato a metter mano alla spinosa questione. I PFU sono stati così trasformati in qualcosa di diverso: c’è chi li ha trasformati in mattoni, dalle importanti capacità isolanti termiche e acustiche; in un nuovo asfalto, più resistente e sicuro e persino in carburante. Una soluzione definitiva al problema, tuttavia, non la si era trovata… fino ad ora.

Grazie al lavoro condotto da un team di ricercatori della McMaster University in Ontario, i PFU possono essere ora quasi totalmente recuperati. Gli scienziati hanno sviluppato una sorta di “forbice molecolare” che spezza i forti legami che uniscono lo zolfo alle varie componenti degli pneumatici. “La chimica dello pneumatico - ha spiegato Michael Brook, professore presso il dipartimento di chimica e biologia chimica della McMaster University e autore principale dello studio, pubblicato sulle pagine di Green Chemistry - è molto complessa e, per una buona ragione, non si presta al degrado. Le proprietà che rendono gli pneumatici così durevoli e stabili su strada li rendono anche estremamente difficili da distruggere e riciclare”.

Le forbici molecolari descritte da Brook e colleghi consentono però di fare qualcosa fino ad oggi impossibile. “Abbiamo trovato un modo per tagliare tutte le linee orizzontali, quindi, invece di avere una rete, si ottengono delle singole corde, che possono a loro volta essere isolate e successivamente riutilizzate molto più facilmente”. La tecnica al momento non è economicamente sostenibile e non potrà esser pertanto impiegata a livello industriale, ma i ricercatori sono convinti di poter migliorare il processo quello che viene visto come un ostacolo assolutamente superabile. “Ci stiamo lavorando, ma questo è il primo e più importante passo - precisa il responsabile dello studio -. Questo processo chiude il ciclo sulla gomma per autoveicoli, consentendo la conversione di pneumatici usati in nuovi prodotti”.

Il recupero e il riutilizzo dei componenti che costituiscono gli pneumatici consentirebbe un risparmio significativo di risorse, e un contributo importante al rispetto dell’ambiente. Per assolvere alla molteplici funzioni per le quali è stato costruito è composto da varie parti, ognuna delle quali ha un preciso compito in utilizzazione e una propria costituzione chimico-fisica dal punto di vista strutturale. Di solito ogni produttore ha una propria ricetta, ma la struttura dello pneumatico è generalmente composta da:

-        gomma naturale (caucciù) e sintetica (butadiene e stirene): 48 per cento
-        nerofumo di carbonio o silice: 23 per cento
-        cavi d’acciaio: 18 per cento
-        prodotti chimici e additivi: 8 per cento
-        fibre tessili: 3 per cento