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L’idrossiapatite mette il turbo alle celle solari in perovskite: ora sono più sicure e hanno un’efficienza del 21 per cento

Il minerale, di ispirazione biologica, è presente nelle ossa. La scoperta degli scienziati dell’Università di Manchester

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Foto Ansa
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Il futuro dell’uomo non sembra destinato a viaggiare parallelamente ai combustibili fossili. I sistemi per la produzione di energia da fonti rinnovabili, sempre più apprezzati dai consumatori, raggiungono giorno dopo giorno performance più elevate, e contestualmente offrono standard di sicurezza sempre maggiori. Gli impianti fotovoltaici sono indubbiamente quelli che, più di altri, hanno conquistato importanti fette di mercato, anche domestico. La svolta è giunta grazie all’impiego della perovskite, minerale che rende i pannelli leggeri, versatili ed efficienti. Le celle di ultima generazione, annunciate dal professor Brian Saunders e dal collega David Lewis, hanno permesso di migliorare ulteriormente la resa, offrendo grandi prospettive per il segmento.

I due specialisti sono riusciti in quella che viene definita una vera e propria impresa grazie all’utilizzo dell’idrossiapatite, un minerale di ispirazione biologica presente nelle ossa. In un sol colpo i ricercatori dell’Università di Manchester hanno risolto due problemi, il primo legato alle prestazioni delle singole celle e il secondo al rischio tossicità. La sostanza, infatti, ha permesso di aumentare l’efficienza delle celle solari in perovskite di ben 3 punti percentuali, raggiungendo il 21 per cento. Inoltre, sfruttando lo stesso minerale all’interno della struttura della cella, hanno reso la stessa più resistente, tanto da impedire il rilascio del piombo in caso di danno o rottura. L’idrossiapatite, evidenziano gli scienziati, è capace di catturare gli ioni di piombo all’interno della sua matrice inorganica. In caso di rottura della cella le tossine rimarrebbero imprigionate, e totalmente inerti, all’interno della cella.

“Fino ad ora - ha spiegato il professor Saunders, che ha visto i risultati della ricerca pubblicati sulle pagine della rivista Chemical Communications - il componente principale delle celle solari in perovskite è stato un potenziale problema ambientale. Noi siamo riusciti a creare un sistema di sicurezza interno al dispositivo, e abbiamo escogitato un modo per contenere ioni tossici nelle cellule di perovskite danneggiate. Attraverso l’aumento della sicurezza intrinseca, speriamo che la nostra ricerca fornisca una mano per il più ampio impiego della tecnologia solare”.

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