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Dopo l’hamburger sintetico arriva il pesce in provetta. Che cosa ne pensano gli italiani: il sondaggio

Molti i dubbi sulla sicurezza per la salute e per l’impatto ambientale

di Roberto Zonca   
Foto Shutterstock
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Era soltanto questione di tempo. Dopo la presentazione al mondo dell’hamburger sintetico, ottenuto con cellule staminali, arriva anche il pesce in provetta, creato anche questo in laboratorio, e sempre con cellule staminali. La notizia ha fatto il giro del mondo, ma oltre alla curiosità scientifica pochi sembrano apprezzare la novità culinaria. Ben 7 italiani su 10 - pari al 68 per cento degli intervistati – non si fidano. A creare l’alternativa sintetica del pesce è stato un team di ricercatori della società tedesca Bluu Seafood, che per il momento ha prodotto dei “bastoncini” coltivati in vitro.

L’obiettivo finale, fanno sapere dalla Germania, è quello di ricreare in laboratorio carne di salmone atlantico, trota iridea e carpa, partendo sempre da cellule coltivate e arricchite di proteine vegetali. Ma la strada da percorrere prima di riuscire a ottenere un prodotto di qualità, capace di convincere i consumatori più esigenti, è ancora lunga, e per ora l’azienda si concentrerà su bastoncini e polpette.

Il business su cui stanno puntando sempre più colossi è dei più ghiotti. Basti pensare che, a livello globale, ogni persona consuma in media oltre 20 chili di pesce all'anno, e gli italiani superano addirittura i 28 chili pro capite, ben oltre la media europea che non supera i 25 chilogrammi. Gli Stati Uniti, in modo particolare, sembrano i più interessati al nuovo mercato. Il pesce sintetico potrebbe infatti sostituire quello “vero” nella produzione di sushi.

Gli italiani storcono però il naso, forse perché da sempre è il mare a fornire questo alimento nella sua forma più naturale. Secondo un’analisi Coldiretti-Ixé, i cui dati sono stati diffusi in occasione dell'incontro al Meeting di Rimini su "La crisi alimentare globale: la persona al centro", i motivi principali di questa diffidenza sono diversi. In cima alla lista il fatto di non fidarsi delle cose non naturali (68%), mentre al secondo posto ci sono i consistenti dubbi sul fatto che sia sicuro per la salute (60%). Rilevante, fa presente l'organizzazione, anche la considerazione che il cibo artificiale non avrà lo stesso sapore di quello vero (42%), ma c'è anche chi teme per il suo impatto sulla natura (18%).

di Roberto Zonca   
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