Le aree marine protette fanno aumentare del 400 per cento le popolazioni ittiche

I clamorosi risultati dell'impatto dell'AMP inglese di Lyme Bay, istituita nel 2008

La dottoressa Emma Sheehan (foto Università di Plymouth)
La dottoressa Emma Sheehan (foto Università di Plymouth)
di GreenReport.it

Secondo lo studio “Ecosystem Approach to Fisheries Management Works: how switching from mobile to static fishing gear improves populations of fished and non-fished species inside a Marine Protected Area, pubblicato sul Journal of Applied Ecology da un team di ricercatori della School of Biological & Marine Science dell’università di Plymouth, «La protezione delle aree dell’oceano e delle coste con lo status di Area Marina Protetta (AMP) “whole-site” può comportare un aumento di 4 volte dell’abbondanza e della diversità delle popolazioni ittiche».

I ricercatori hanno monitorato l’impatto dell’AMP di Lyme Bay fin da quando è stata istituita nel 2008 e hanno scoperto che «Il numero di diverse specie ittiche all’interno della zona controllata è ora più di 4 volte (430%) maggiore rispetto a quello riscontrato al di fuori dei confini dell’AMP. In termini di abbondanza complessiva, all’interno dell’AMP si trova il 370% in più di pesce rispetto ad aree simili al di fuori di essa, dove è ancora consentita la pesca a strascico di fondale». Lo studio ha anche mostrato che «Negli 11 anni successivi alla sua istituzione, al di fuori dell’AMP la gamma di specie ittiche commercialmente importanti è aumentata».

I biologi di Plymouth dicono che, nel loro insieme, questi dati dimostrano «L’importanza di implementare la protezione dell’intero sito per gli habitat marini – dove le attività più distruttive come il dragaggio delle capesante sono escluse dall’intera AMP – e come tale pratica possa beneficiare e mantenere la pesca sostenibile e le specie di importanza per la conservazione».

Lo studio è il risultato di un monitoraggio regolare tramite videocamere subacquee. Ogni anno, i ricercatori hanno registrato, all’interno e all’esterno dei confini dell’AMP, video delle interazioni di specie marine con esche per monitorare la popolazione ittica dell’area. In 11 anni sono stati avvistati oltre 13.000 singoli organismi che vanno da piccoli invertebrati spazzini, alle stelle marine e paguri, fino a grandi vertebrati predatori altamente mobili come squali e razze.

Il principale autore dello studio, Bede Davies, sottolinea che «Questa ricerca è il culmine di anni di duro lavoro e collaborazione tra i ricercatori dell’università e i pescatori di Lyme Bay. Dimostra come il compromesso tra conservazione e gestione della pesca possa influenzare interi ecosistemi, habitat locali e coloro che vi fanno affidamento. Evidenzia inoltre la necessità di un monitoraggio a lungo termine delle AMP e che, se gestite in modo appropriato, possono fornire vantaggi significativi alla pesca e alla conservazione».

L’Area marina protetta di Lyme Bay è stato il primo e più grande esempio del Regno Unito di un approccio ambizioso e completo alla protezione marina, progettato per gestire, recuperare e proteggere la biodiversità del reef prendendo in considerazione l’intero ecosistema. Grazie all’istituzione di questa AMP è stata vietata la pesca a strascico di fondale su 206 km2 al largo della costa meridionale dell’Inghilterra, proteggendo un mosaico di habitat da danni che gli venivano inferti regolarmente, pur consentendo metodi di pesca meno distruttivi, come attrezzi da posta, canne e lenze e le immersioni.

Lo studio dell’università a Lyme Bay, che è stato finanziato da Department for Environment, Food and Rural Affairs (Defra), Natural England, European Maritime and Fisheries Fund e Blue Marine Foundation, è stato svolto in collaborazione con i pescatori locali e altri gruppi comunitari lungo la costa del Dorset e del Devon.

Le raccomandazioni di questo lavoro ancora in corso sono state incluse nel 25-year Environment Plan del governo britannico e nell’importante rapporto governativo “Highly Protected Marine Areas” (HPMAs), readatto da un team guidato da Richard Benyon, l’ex ministro della pesca del Defra.

L’autrice senior dello studio, Emma Sheehan, che ha guidato il lavoro dell’università di Plymouth a Lyme Bay, ha concluso: «A livello globale, l’implementazione delle AMP è aumentata rapidamente negli ultimi 25 anni. Sono un elemento chiave dei piani internazionali per proteggere e preservare l’oceano, tuttavia, allo stato attuale, solo il 7,9% dell’oceano mondiale è coperto da tale protezione. Il nostro lavoro in corso a Lyme Bay ha mostrato gli effetti positivi dell’affrontare questo problema e, di fronte alle crisi globali del clima e della biodiversità, la necessità di farlo non è mai stata più urgente».

A cura di GreenReport.it