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Spento uno dei reattori della centrale nucleare gemella di Chernobyl: ma la Russia non sa come smantellare l’impianto

Dopo 45 anni di attività il reattore numero uno della centrale nucleare di Kursk è stato definitivamente fermato. Ora il problema sarà smaltire gli stack di grafite utilizzati all’interno dei reattori RBMK

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La Russia ha mandato definitivamente in pensione il reattore n. 1 della centrale nucleare di Kursk. Il progetto è suddiviso in più fasi, e si concluderà nel 2031 con lo spegnimento, e successivo smantellamento di tutti e 4 i reattori RMBK installati all’interno della centrale, in funzione oramai da 45 anni. Stando a quanto spiegato dalla ONG norvegese/russa Bellona si tratta di un passo storico. Va infatti ricordato che stiamo parlando del medesimo tipo di reattore esploso a Chernobyl nell’aprile del 1986, responsabile della più grande catastrofe nucleare civile della storia.

Ma la Russia non sembra intenzionata ad abbandonare l’energia dell’atomo. I reattori RMBK verranno progressivamente sostituiti da reattori VVER-TOI. Attualmente Mosca ne starebbe costruendo due presso la centrale nucleare di Kursk II. Reattori più moderni, evidenziano i sostenitori dell’atomo, e dunque più sicuri. Ma Bellona, che da oltre 7 anni ne contesta la realizzazione, non sembra d’accordo con le suddette affermazioni. Gli studi diffusi dal governo così da tranquillizzare l’opinione pubblica, sarebbero incompleti o, nella migliore delle ipotesi pieni di imprecisioni.

Il reattore 1 di Kursk I è, allo stato attuale, una delle tre unità RBMK dismesse dall’industria nucleare russa negli ultimi anni: prima di questa fu il turno delle due in servizio presso la centrale nucleare di Leningrado, vicino a San Pietroburgo. Ma nel Paese vi sono altri 7 reattori RBMK ancora in funzione, e ci sarebbe ben poco da stare tranquilli, spiega Charles Digges,  della ONG Bellona: “Mentre ciascuno di questi RBMK sovietici ha subito aggiornamenti completi negli anni successivi alla catastrofe di Chernobyl - evidenzia - nessun tipo di rimodellamento è stata in grado di superare l’ostacolo più grosso dei reattori per quanto riguarda il decommissioning e lo smantellamento sicuro dei loro stack di grafite. Lo stack di grafite è essenzialmente un cilindro ingombrante di circa 7 metri di altezza e 11 metri di larghezza, fatto di mattoni di grafite e del peso di circa 2.000 tonnellate. Il combustibile viene immesso nel reattore tramite canali tagliati nella muratura e la grafite funge da moderatore. Il progetto è nato alla fine degli anni ’40, quando l’Unione Sovietica e gli Stati Uniti hanno iniziato a costruire reattori per produrre plutonio per uso militare, un’epoca in cui le considerazioni su come smantellare gli impianti nucleari non erano una priorità. Mentre la maggior parte dei reattori in esercizio commerciale in tutto il mondo sono del tipo ad acqua bollente, i primi passi dell’Unione Sovietica nell’energia nucleare civile si basavano su questo ingombrante progetto moderato con grafite”.

E in tanti chiedono ora che i piani di decommissioning vengano resi pubblici. Stando a quanto spiegato dai gestori della centrale nucleare di Kursk il reattore n. 1 sarà trattato essenzialmente come un reattore operativo, sia finanziariamente che tecnicamente. “Questo - fa notare Digges - equivale a rimuovere il combustibile del reattore e decontaminare ciò che rimane della struttura, esclusa la sua pila di grafite. Dopodiché, è essenzialmente un processo di attesa che la scienza nucleare raggiunga i progressi volti a gestire lo smantellamento sicuro delle pile di grafite. Attualmente sono in corso due studi scientifici russi – uno a Seversk, sottoscritto dall’International atomic energy agency delle Nazioni Unite, e l’altro a Sosnovy Bor - volti a risolvere il problema”.

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