Il Bangladesh sogna un futuro sostenibile, i rifiuti tossici saranno trasformati in mattoni

Intanto il governo dà il via all’abbattimento delle migliaia di fornaci illegali che avvelenavano l’aria delle città

Foto Liverpool John Moores University
Foto Liverpool John Moores University
TiscaliNews

Nel giro di pochi anni il Bangladesh cambierà radicalmente aspetto. Da paese inquinante, e per giunta povero, a nazione sostenibile, dove le condizioni di vita dovranno migliorare per tutti. Una trasformazione difficile, iniziata nel 2019, e che proseguirà per i prossimi due anni. I sacrifici per la popolazione saranno immensi, ma chi è oggi al potere ritiene sia l’unica strada percorribile. Intanto si parte con la demolizione delle migliaia di fornaci che, illegalmente, avvelenano l’aria delle città. Negli anni scorsi, nella capitale Dhaka - dove un monitoraggio indipendente sulla qualità dell’aria aveva definito la città la più inquinata al mondo -, ne sono state rase al suolo diverse decine, e i lavoratori sono stati costretti a tornare nei villaggi di origine, dove per il momento a farla da padrone sono fame ed erosione costiera.  

Il loro futuro non è certamente roseo, ma una soluzione potrebbe essere lì, nascosta poco dietro allo stesso problema. Secondo gli ambientalisti il ciclo infernale oggi in essere, che uccide ambiente e lavoratori, potrebbe esser trasformato. E dato che il settore dell’edilizia è uno dei pochi in forte crescita la soluzione in grado di render tutti felici potrebbe esser quella di produrre un nuovo mattone realizzato con i rifiuti industriali che abbondano: in un colpo solo si creerebbero posti di lavoro e si salvaguarderebbe anche la qualità dell’aria…

Il nuovo mattone sarebbe concorrenziale ai tradizionali blocchi di argilla e cemento. Una prima sperimentazione è stata condotta dal Manower Sadique della School of civil engineering and built environment della Liverpool John Moores University e da Sadiqul Islam della Chittagong University of Engineering & Technology (CUET) che confermano la sua validità, con caratteristiche di forza robustezza e durata equivalenti al tradizionale mattone. Si tratta inoltre di un mattone crudo, il che “significa enormi risparmi di carbone e legname, riducendo sia l’inquinamento atmosferico che la creazione di carbonio”.

Trattandosi poi di materiali di scarto la produzione non andrebbe a intaccare le risorse naturali. L’estrazione dell’argilla, ad esempio, richiede l’esproprio dei terreni anche agricoli che, una volta sfruttati, finiscono con l’esser irrimediabilmente improduttivi. Invece, spiegano i ricercatori della Liverpool John Moores University: “Questo nuovo mattone non utilizza risorse primarie e offre le stesse caratteristiche di un mattone convenzionale”. Non richiedendo inoltre alte temperature, né alcuna polimerizzazione in acqua i vantaggi sono evidenti. “E’ pronto all’uso dopo appena 7 giorni di essiccature all’aria”, evidenzia uno dei ricercatori. La sua produzione sarà inoltre alla portata dei piccoli produttori: le opportunità di crescita economica sono quindi notevoli.

Alla Chittagong University of Engineering & Technology  (CUET) è stato realizzato un mini impianto di produzione, sufficiente per una piccola azienda, in grado di “sfornare” 80 mattoni in appena un’ora: e per gestire il macchinario sono sufficienti 2 lavoratori. La nuova tecnologia, finanziata dal Global Challenges Research Fund, è stata presentata il 5 luglio all’Institute of Engineers, Bangladesh (IEB) di Chittagong e all’UK Institution of Civil Engineers (ICE) Bangladesh Chapter, alla presenza di rappresentanti del governo del Bangladesh, politici e industriali del settore. Nashid Islam, presidente dell’ICE Bangladesh Chapter e direttore dell’ABC Ltd, ha definito  la tecnologia ‘ispiratrice’ in un momento in cui il Bangladesh è alla disperata ricerca di alternative come questa rispettose dell’ambiente, a breve e medio termine”.