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Continuiamo a ignorarli ma i Raee sono le miniere urbane da usare contro la crisi delle materie prime

Arienti: “Il settore potrebbe rappresentare un’opportunità per il Paese, eppure lo Stato da anni fatica nell’attuare azioni di miglioramento”

di GreenReport.it   

L’Italia consuma ogni anno circa 500 milioni di tonnellate di materie prime, che per oltre la metà arrivano dall’estero; una dipendenza che non fa bene né alla nostra economia né all’ambiente, e che potrebbe migliorare drasticamente investendo sull’economia circolare, dove i margini di miglioramento sono ancora enormi, dato che l’utilizzo di materia prima da riciclo è ancora fermo al 21,6%.

La guerra nell’est Europa sta contribuendo, purtroppo, ad acuire questa consapevolezza: dalla Russia ad esempio arriva un quarto di tutti i combustibili fossili che consumiamo, mentre in Ucraina ci sono (anche) risorse cruciali per l’industria come ferro, titanio e grafite.

In questo contesto riveste un’importanza cruciale sfruttare appieno le “miniere urbane” che abbiamo a disposizione nel nostro Paese, ovvero quei rifiuti da cui poter recuperare materie prime seconde, derivanti da riciclo; sotto questo profilo, un ruolo di primo piano è quello rivestito dai rifiuti elettrici ed elettronici (Raee), come documenta il “Libro bianco sui Raee”, frutto di un lavoro iniziato nel 2021che oggi mette in fila 32 proposte dirette alle istituzioni, per permettere di valorizzare al meglio questi rifiuti.

«La necessità di trovare fonti di approvvigionamento alternative per le materie prime è sotto gli occhi di tutti, ormai anche dei cittadini, e la situazione è diventata ancora più critica con l’attacco russo all’Ucraina – spiega Giorgio Arienti, direttore generale di Erion Weee – Il settore dei Raee potrebbe rappresentare un’opportunità, non risolutiva ma significativa, per il Paese. Eppure, lo Stato da anni fatica nell’attuare azioni di miglioramento, sia per quanto riguarda la normativa che per quanto concerne l’enforcement, mentre l’Unione europea preme giustamente per risultati concreti: una raccolta di Raee almeno a 10 kg pro-capite all’anno, mentre l’Italia è appena a 6 kg. Abbiamo registrato nelle scorse settimane un piccolo segnale di risveglio da parte delle Istituzioni, con l’approvazione di un provvedimento che eleva i limiti di stoccaggio per i Raee del raggruppamento R3, essenziale per fronteggiare l’aumento di TV da riciclare conferite dai cittadini a seguito del “bonus rottamazione Tv”. Ci auguriamo che questo rappresenti l’inizio di una nuova attenzione del Parlamento e del Governo alle richieste del settore, che oggi trovano voce in modo unitario in questo Libro bianco sui Raee».

Erion rappresenta infatti è il più importante sistema multi-consortile no profit di Responsabilità estesa del produttore (Epr) operante in Italia per la gestione dei Raee, rappresentando oltre 2.400 aziende del settore dell’hi-tech e dell’elettronica di consumo.

I fronti su cui migliorare non mancano, a partire dalla raccolta dei Raee, dato che nel 2020 – come testimoniano i dati messi in fila dal Centro di coordinamento Raee – il tasso di raccolta sull’immesso ha continuato a calare (al 36,8% rispetto al 39,53% del 2019), allontanandosi dagli obiettivi europei (65%).

Ecco perché intervenire sulla filiera dei Raee non solo è urgente, ma anche strategico sotto il profilo dell’economia circolare. Mai come in questo momento di fortissima carenza di materie prime, con incrementi di valore a doppia cifra (+105% per il ferro da settembre 2020 a luglio 2021; + 74% per l’alluminio in 12 mesi), il settore dei Raee assume un ruolo strategico

Dal riciclo di 1.000 tonnellate di rifiuti elettronici domestici si possono infatti ricavare circa 900 tonnellate di materie prime seconde, di cui oltre 500 tonnellate di ferro, più di 130 tonnellate di plastiche, circa 100 tonnellate di vetro, 80 tonnellate di cemento, 25 tonnellate di rame, 20 tonnellate di alluminio, 10 di legno e 15 di altri materiali.

Un tema, quello del riciclo, che è ormai al centro dell’attenzione non solo della filiera Raee ma anche di molte altre catene industriali, come quella della carta, rappresentata oggi in Senato da Massimo Medugno – direttore generale Assocarta – durante l’audizione per il disegno di legge n. 2564 (dl 21/2022 – Contrasto degli effetti economici e umanitari della crisi ucraina).

Tra i temi toccati in audizione da Medugno spicca infatti quello dell’approvvigionamento di materie prime, per il quale Assocarta ha proposto l’aggiunta nella rubrica dell’art. 30 del ddl del termine “strategiche”.

«In questo modo avremo un sistema di gestione dei rifiuti più equilibrato, che tenga in considerazione non solo le materie prime critiche, ma anche quelle strategiche.  Materie prime strategiche sono i rifiuti in Lista verde destinati al recupero di materia ed esportati fuori dall’Europa e che si propone debbano essere tracciati fino al loro effettivo riciclo. Significa anche far crescere l’economia circolare e contribuire in maniera effettiva alla rivoluzione verde», sottolinea Medugno.

A cura di GreenReport.it

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