Il costo degli alimenti cala, ma i prezzi sono alle stelle. E la guerra in Ucraina non c'entra. Chi affama la Terra

Il miracolo dell'aumento e della caduta improvvisa dei prezzi alimentari e perché i poveri continuano a morire di fame

Foto Shutterstock
Foto Shutterstock
di GreenReport.it

A luglio, l’Indice FAO dei prezzi alimentari ha raggiunto una media di 140,9 punti, in calo dell’8,6% rispetto a giugno, «Segnando il quarto calo mensile consecutivo da quando ha toccato i massimi storici in precedenza durante l’anno». Questo significa che i prezzi alimentari alle stelle a livello mondiale in realtà erano diminuiti costantemente già prima dell’accordo del 22 luglio tra Russia e Ucraina che consente le esportazioni di cereali di entrambi i Paesi. Ma, come fa notare Baher Kamal, senior advisor del direttore generale dell’Inter Press Service (IPS) per l’Africa e il Medio Oriente «L’influenza del business  sui politici e sui media, nonché sulle organizzazioni mondiali, comprese le Nazioni Unite, ha continuato instancabilmente a incolpare la guerra in Ucraina per gli alti record senza precedenti dei prezzi dei generi alimentari e anche per aver pesantemente esacerbato la fame di miliardi di persone in tutto il mondo». E Kamal fa una scomoda domanda: «Come mai i prezzi dei generi alimentari sono diminuiti all’improvviso per quattro mesi consecutivi? La guerra in Ucraina è iniziata circa cinque mesi fa. E’ così?»

La risposta sta forse in uno degli studi più accurati che spiegano le vere ragioni che stanno dietro la fame di un miliardo di persone: “Sowing Hunger, Reaping Profits – A Food Crisis by Design”, pubblicato da Navdanya International che spiega le cause profondamente radicate di quella che secondo il World Food Programmme è diventata una crisi del cibo globale da allarme rosso. Il rapporto di Navdanya International ricorda che «Dall’invasione russa dell’Ucraina, i titoli dei giornali sono stati dominati dagli avvertimenti sul rischio per la carenza di approvvigionamento alimentare globale e l’aumento dei prezzi alimentari globali, tutti dovuti al conflitto. Ma, secondo molti gruppi internazionali, al momento non vi è alcun rischio di carenza di approvvigionamento alimentare globale». Allora perché così tanti Paesi stanno affrontando un rischio maggiore di insicurezza alimentare e, nel peggiore dei casi, di carestia?

Quello che viene trascurato dalla maggior parte delle analisi dell’attuale crisi alimentare è che il problema non riguarda la mancanza di approvvigionamento o di integrazione del mercato, ma piuttosto «Come il sistema alimentare è strutturato attorno al potere. Spiega Navdanya International – In effetti, il mondo stava già affrontando una crisi alimentare e di malnutrizione molto prima dell’attuale conflitto. Dall’era coloniale, che ha visto l’inizio dell’estrazione di risorse e dello sfruttamento dei piccoli agricoltori, all’avvento della Rivoluzione Verde, e alla concretizzazione del regime di libero scambio globalizzato, abbiamo assistito alla distruzione deliberata dei piccoli agricoltori e della sovranità alimentare a favore del potere delle corporations. Non è quindi un caso che oggi assistiamo alla terza grande crisi alimentare degli ultimi 15 anni».

Quel che ha messo ancora una volta a nudo la guerra russo-ucraina è quanto siano fragili i sistemi alimentari globalizzati. Vandana Shiva spiega che «L’attuale sistema agroalimentare industriale globalizzato è un sistema alimentare che crea fame in base al suo progetto. Peggio di tutto, le istituzioni internazionali, i governi e gli attori delle corporations stanno usando la crisi attuale, come hanno usato ogni crisi: per consolidare ulteriormente questo modello fallito. Le false soluzioni e le richieste ridondanti di approcci falliti abbondano nelle headlines e nelle risposte internazionali. Ora più che mai una trasformazione dei sistemi alimentari verso la sovranità alimentare, basata sull’agroecologia e sull’aumento della biodiversità, aiuterà ad agire come una soluzione duratura alla fame».

Ma, nonostante le evidenze, i media mainstream e gli organismi internazionali, continuano ad attribuire all’attuale guerra in Ucraina la responsabilità di crisi globali che si protraggono da decenni. Kamal fa l’esempio del rapporto “Global cost-of-living crisis catalysed by war in Ukraine sending tens of millions into poverty pubblicato il 7 luglio dall’United Nations Development Programme (UNDP) che fa esplicito riferimento alla guerra in Ucraina, anche se poi elenca anche alcune delle vere principali cause della crescente fame nel mondo di cui è vittima quasi un miliardo di esseri umani.

Il rapporto UNDP, che è stato pubblicato appena 13 giorni dopo l’invasione del territorio ucraino da parte delle truppe russe, avvertiva già che «L’aumento dei tassi di inflazione ha visto un aumento del numero di poveri nei Paesi in via di sviluppo di 71 milioni nei tre mesi dal marzo 2022». E’ chiaro che quei 13 giorni di guerranon potevano essere stati  sufficienti per aumentare in modo così spettacolare il numero di persone al la fame nel mondo. Inoltre, l’UNDP spiega  che «Con l’aumento dei tassi di interesse in risposta all’aumento dell’inflazione, c’è il rischio di innescare un’ulteriore povertà indotta dalla recessione che aggraverà ulteriormente la crisi, accelerando e aggravando la povertà in tutto il mondo».

Quindi Kamal si chiede: «I cinque mesi di blocco alle esportazioni di cereali dell’Ucraina – ora sbloccate –sono stati davvero dietro la fame di miliardi di poveri nel mondo? La risposta sembra proprio essere no: «L’Ucraina non è l’unico produttore mondiale di cereali. Né è il più grande esportatore di grano del pianeta. In realtà, l’Ucraina rappresenta il 10% dell’offerta globale, come riportato dall’IPS nel suo recente articoloThe World Was Already Broken. Shall Ukrainian Cereals Fix It Up?. Lo stesso vale per la Russia, che riprenderà anche le esportazioni di cereali in virtù dell’accordo del 22 luglio tra Mosca e Kieve. Con circa 118 milioni di tonnellate all’anno, la Russia è al quarto posto nell’elenco mondiale dei principali produttori mondiali. Il più grande, la Cina, con oltre 620 milioni di tonnellate, produce più di quattro volte la produzione totale russa. Gli Stati Uniti, con 476 milioni di tonnellate, sono il secondo produttore mondiale di cereali, quasi il triplo di quello che produce la Russia. Poi c’è l’Unione Europea, con 275 milioni di tonnellate. La sola Francia produce circa 63 milioni di tonnellate. E il Canada ne produce più di 58 milioni di tonnellate. Altri importanti produttori di cereali sono India, Brasile, Argentina e Australia».

Quindi c’è qualcos’altro dietro quello che denuncia l’amministratore dell’UNDP, Achim Steiner: «Sbalzi di prezzo senza precedenti significano che per molte persone in tutto il mondo il cibo che potevano permettersi ieri non è più raggiungibile oggi. Questa crisi del costo della vita sta portando milioni di persone nella povertà e persino nella fame a una velocità mozzafiato e, con questo, la minaccia di un aumento dei disordini sociali cresce di giorno in giorno».

Nel briefing “Global impact of war in Ukraine: Energy crisis pubblicato questo mese, l’Onu prevede che, entro la fine del 2022. «Un numero maggiore di persone sarà spinto verso l’insicurezza alimentare e l’estrema povertà  Il più recente aggiornamento della programmazione operativa del WFP stima che nel 2022, 345 milioni di persone saranno gravemente insicure o ad alto rischio di insicurezza alimentare in 82 Paesi con una presenza operativa del WFP, il che implica un aumento di 47 milioni di persone che soffrono di fame acuta… a causa degli effetti a catena della guerra in Ucraina in tutte le sue dimensioni».

Ma la guerra in Ucraina sembra essere una concausa, non certo la causa principale, visto che il 6 gennaio un’Agenzia Onu, la Fao, aveva dichiarato che «Per il 2021 nel suo insieme, in media durante l’intero anno, l’Indice FAO dei prezzi alimentari ha registrato una media di 125,7 punti, ben il 28,1% in più rispetto al precedente anno». E che l’economista senior della Fao, Abdolreza Abbassian aveva affarmato che «Mentre ci si aspetta che i prezzi normalmente alti cedano il passo a un aumento della produzione, l’alto costo degli input, la pandemia globale in corso e le condizioni climatiche sempre più incerte lasciano poco spazio all’ottimismo su un ritorno condizioni di mercato stabili anche nel 2022». E la guerra in Ucraina sarebbe iniziata solo il 20 febbraio.

Il problema  (anzi i problemi) è che, come scrive Kemal, «Sebbene spesso si attribuisca troppo rapidamente – quasi esclusivamente – la tragedia della fame senza precedenti nel mondo all’attuale guerra per procura in Ucraina, altre importanti cause rimangono nascoste in bella vista. Come la leggenda dei Quattro Cavalieri dell’Apocalisse , quelle moderne sono un mix di cause combinate: disuguaglianza; speculazione; indebitamento e gli impatti schiaccianti dell’emergenza climatica». E l’IPS fa una rapida e drammatica disanima di questi nuovi cavalieri dell’Apocalisse:

1 Disuguaglianza. Oltre all’articolo dell’IPS  “Inequality Kills One Person Every Four Seconds, che spiega quanto sia mortale la disuguaglianza e come contribuisca alla morte di almeno 21.300 persone ogni giorno, o una persona ogni 4 secondi e anche nella sua storia “Inequality Tightens Its Grip on the Most Vulnerable,  una serie di fatti chiave emergono dalle accurate scoperte di uno dei maggiori organismi dediti alla lotta contro la disuguaglianza: Oxfam International. Ecco alcuni dei principali risultati del rapporto “Profiting from Pain del maggio 2022, elaborato da questo movimento globale di persone che lavorano insieme a oltre 4.100 organizzazioni partner, alleati e comunità in oltre 90 Paesi: I miliardari hanno visto le loro fortune aumentare in 24 mesi tanto quanto in 23 anni. Quelli dei settori alimentare ed energetico hanno visto aumentare le loro fortune di un miliardo di dollari ogni due giorni. I prezzi del cibo e dell’energia sono aumentati ai livelli più alti degli ultimi decenni. E sono stati creati 62 nuovi miliardari del cibo. Le crisi combinate di Covid-19, aumento della disuguaglianza e aumento dei prezzi dei generi alimentari potrebbero spingere fino a 263 milioni di persone in condizioni di povertà estrema nel 2022. Questo è l’equivalente di un milione di persone ogni 33 ore. Allo stesso tempo, durante la pandemia, è nato un nuovo miliardario in media ogni 30 ore.

2 Speculazione. «La speculazione è il probabile motore che muove i mercati mondiali, che è guidato dall’economia neoliberista dominante. Il Covid-19 ha colpito un mondo che era già profondamente ineguale – aggiunge Oxfam –  Decenni di politiche economiche neoliberiste hanno passato i servizi pubblici alla proprietà privata e hanno incoraggiato il passaggio verso una massiccia concentrazione del potere delle imprese e all’elusione fiscale su vasta scala. Queste politiche hanno lavorato per erodere deliberatamente i diritti dei lavoratori e ridurre le aliquote fiscali per le aziende e i ricchi. Hanno anche aperto l’ambiente a livelli di sfruttamento ben oltre quelli che il nostro pianeta può sopportare. Con la diffusione del Covid-19, le banche centrali hanno iniettato trilioni di dollari nelle economie di tutto il mondo, con l’obiettivo di mantenere a galla l’economia mondiale. Questo è stato essenziale perché ha impedito un collasso economico totale. Tuttavia, a sua volta, ha fatto salire drammaticamente il prezzo dei beni, e con questo il patrimonio netto dei miliardari e delle classi di possessori di beni. Un enorme aumento della ricchezza miliardaria è stato il diretto sottoprodotto di questa iniezione di denaro».

Oltre all’aumento della ricchezza dei miliardari,  la pandemia ha rappresentato anche una miniera di profitti per i settori alimentare, energetico, farmaceutico e tecnologico. Oxfam ricorda che «I monopoli delle corporations sono particolarmente prevalenti in questi settori e i miliardari che detengono grandi partecipazioni nelle imprese al loro interno hanno visto la loro ricchezza aumentare ancora di più. Nel frattempo, il profitto e il potere delle corporations  eccessivi stanno contribuendo all’aumento dei prezzi. Negli Stati Uniti, ad esempio, si stima che l’espansione dei profitti aziendali sia responsabile del 60% dell’aumento dell’inflazione».

Recentemente, il Global Crisis Response Group  (GCRG) del Segretario generale dell’Onu ha fatto riferimento ai “blanket energy subsidies”, denunciandi<o che i governi sovvenzionano i combustibili fossili con 6 trilioni di dollari all’anno, che entr il 2025 arriveranno a quasi 7 trilioni di dollari. L’autore del rapporto, George Gray Molina, sottlinea che «Sebbene i sussidi energetici globali possano aiutare a breve termine, a lungo termine determinano la disuguaglianza, esacerbano ulteriormente la crisi climatica e non attenuano il colpo immediato dell’aumento del costo della vita tanto quanto fanno i trasferimenti di denaro mirati». Il rapporto Onu dimostra che «I sussidi energetici avvantaggiano in modo sproporzionato le persone più ricche, con più della metà dei benefici di un sussidio energetico universale che va a favore del 20% più ricco della popolazione».

Il 3 agosto il meeting “Food, Energy and Finance” del GRC  ha avvertito che «Mentre la guerra in Ucraina continua a imperversare, i prezzi dell’energia alle stelle stanno aggravando una crisi esistenziale del costo della vita per centinaia di milioni di persone». Nonostante questa situazione allarmante, le principali compagnie petrolifere e del gas hanno riportato profitti record, che il segretario generale dell’Onu  António Guterres ha definito «Immorali. I profitti combinati delle più grandi compagnie energetiche nel primo trimestre di quest’anno sono vicini ai 100 miliardi di dollari. Esorto i governi a tassare questi profitti eccessivi e a utilizzare i fondi per sostenere le persone più vulnerabili in questi tempi difficili».

3 Indebitamento. Il debito globale prende in prestito da governi, imprese e persone ed è a livelli pericolosamente alti. secondo l’Institute of International Finance, un’associazione globale del settore finanziario, nel 2021 il debito globale ha raggiunto un record di 303 trilioni di dollari. Si tratta di un ulteriore salto rispetto al debito globale record nel 2020 di 226 trilioni di dollari, come riportato dal Fondo monetario internazionale nel suo Global Debt Database, il che spiega che questa è stata la più grande impennata del debito in un anno dalla seconda guerra mondiale.

Il rapporto “What does ‘global debt’ mean and how high is it now?, pubblicato il 6 maggio nell’ambito del World Economic Forum Annual Meeting di Davos, evidenzia che «I Paesi e le famiglie a basso reddito soffrono maggiormente a causa degli alti livelli di indebitamento. Il debito estero è la parte del debito di un paese che viene presa in prestito da prestatori esteri attraverso banche commerciali, governi o istituzioni finanziarie internazionali».

4 La catastrofe climatica. La pericolosa emergenza climatica mondiale non è certo iniziata con la guerra in Ucraina il 24 febbraio 2022. In realtà, è iniziata molti decenni fa ed è stata al centro dell’attenzione della comunità scientifica mondiale (ma non di quella politica e mediatica), i cui  forti e rumorosi allarmi non hanno avuto l’eco richiesta nei tanti vertici e incontri molto costosi. Una delle peggiori conseguenze della catastrofe climatica provocata dall’uomo è la siccità che ormai imperversa in tutte le regioni del mondo, comprese quelle più industrializzate, portando a una grande perdita di raccolti, quindi meno scorte di cibo, aumentando la speculazione dei mercati. Tutto questo in aggiunta al sistema dominante dell’agricoltura intensiva per fare solo profitto, delle monocolture industriali, delle catene di distribuzione, dell’esaurimento delle foreste per ulteriori allevamenti, del bestiame per il commercio della carne, ecc.

A cura di GreenReport.it