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Non solo gas, la guerra in Ucraina fa volare i prezzi di olio di girasole, grano e mais: e tra due mesi niente più scorte

La Cina, nel mentre, ha stoccato nei propri depositi gran parte delle riserve mondiali di grano, mais e riso. Il rischio per il pianeta

di Roberto Zonca   
Foto Shutterstock
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Il protrarsi della guerra in Ucraina, invasa dalla Russia, non sta facendo volare soltanto i prezzi di gas e petrolio, ma sta portando alle stelle anche il costo di materie prime quali grano e mais. Molti italiani se ne sono già accorti. Andando a fare la spesa, in un qualsiasi supermercato, i prezzi di moltissimi prodotti sono “inspiegabilmente” lievitati. E se l’impennata subita da grano e mais preoccupa, qualcosa di non meno grave sta accadendo anche per altre materie, come ad esempio l’olio di girasole. In molti negozi di alimentari questo prodotto ha subito rincari pesanti, e la cosa peggiore è che secondo gli esperti tra meno di un mese avremo finito anche tutte le scorte disponibili nei depositi.

Il perché, anche in questo caso, è da ricercarsi nella crisi in Ucraina, che influisce sulle importazioni. La chiusura dei porti sul Mar Nero ha bloccato l’invio da parte di Ucraina e Russia, i due maggiori produttori mondiali che fino a poco tepo fa rifornivano l’industria europea. “Questo conflitto - spiega Carlo Tampieri, presidente del gruppo Oli da semi della Assitol, associazione italiana dell’industria olearia aderente a Federalimentare e Confindustria - sta facendo molto male al nostro settore, oltre che ai consumatori, perché rende difficile l’approvvigionamento di materia prima e, di conseguenza, l’attività delle singole imprese”.

E ciò che l’Italia va a perdere è una risorsa fondamentale per moltissimi settori. Basti pensare che il consumo annuo di olio di girasole si aggira sulle 770mila tonnellate. Il nostro Paese non è in grado di farne a meno, perché la produzione interna è insufficiente, e non va oltre le 250mila tonnellate per anno. La crisi innescata dal conflitto sarebbe difficilmente superabile persino nel caso in cui la guerra cessasse in questo preciso istante. “Tornare alla normalità sarebbe complesso – evidenzia il dirigente -, ma la situazione potrebbe di gran lunga complicarsi”. E con le riserve di olio di girasole che vanno a esaurirsi cresce progressivamente il prezzo degli altri olii vegetali, come quello di colza e di palma. Nell’ultimo mese, evidenzia l’indice FAO, il costo è salito in media dell’8,5 per cento.

Prezzi alle stelle anche per il grano, già in rialzo prima dello scoppio della guerra. Adesso le scorte di grano della nostra nazione sono ai minimi storici. Secondo la Coldiretti, le riserve potrebbero bastare per altri due mesi circa. In poche parole entro Pasqua gli scaffali di pasta e pane potrebbero restare vuoti.

La crisi delle materie prime non ha tuttavia spiazzato tutte le nazioni allo stesso modo. La Cina, quasi sapesse dell’imminente conflitto, ha iniziato a  comprare ingenti quantità di grano e mais molti mesi prima dell’inizio della guerra. Su Tiscali Notizie affrontammo la questione lo scorso 7 gennaio, ma la corsa di Pechino era iniziata da mesi, anzi, a dirla tutta da anni… Comunque sia il mondo ora rischia di restare a secco: il Paese del Dragone ha già stoccato il 69 per cento delle riserve mondiali di mais, il 60 per cento di quelle di riso e il 51 per cento di grano.

E non è finita. L’8 febbraio scorso la Cina ha siglato un accordo per acquisire parte della produzione di grano e orzo dalla Russia. L’accordo in questione è stato firmato poco prima dell’inizio della guerra in Ucraina, tra Vladimir Putin e Xi Jinping, durante i Giochi Invernali di Pechino. Sembra insomma che il mondo dovrà vedersela presto con un’emergenza globale mai affrontata prima.

di Roberto Zonca   

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