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Elettricità prodotta da fonti rinnovabili deve raddoppiare entro 8 anni, ecco i rischi dovuti ai possibili ritardi

I Governi devono triplicare gli investimenti nelle energie rinnovabili, altrimenti c’è il rischio che cambiamento climatico, condizioni meteorologiche più estreme e stress idrico minino la nostra sicurezza energetica

di GreenReport.it   

Secondo il nuovo rapporto multi-agenzie Onu “2022 State of Climate Services: Energy”, pubblicato dalla World meteorological organization (WMO), «per limitare l’aumento della temperatura globale, la fornitura di elettricità da fonti di energia pulita deve raddoppiare entro i prossimi 8 anni  Altrimenti, c’è il rischio che cambiamento climatico, condizioni meteorologiche più estreme e stress idrico minino la nostra sicurezza energetica e mettano persino a repentaglio le forniture di energia rinnovabile». Quest’anno, il rapporto annuale dela WMO sullo stato dei servizi climatici, che include contributi provenienti da 26 diverse organizzazioni, si concentra sull’energia quest’anno perché «E’ la chiave per gli accordi internazionali sullo sviluppo sostenibile e il cambiamento climatico e, in effetti, per la salute del pianeta».

Mikko Ollikainen, a capo dell’Adaptation Fund ha sottolineato che «l’Adaptation Fund è lieto di essere un partner fondatore e di contribuire a questo prezioso rapporto. Il settore energetico è fondamentale per aiutare a ridurre le emissioni che causano il cambiamento climatico: allo stesso tempo, la stessa produzione di energia deve adattarsi agli impatti climatici che si stanno già verificando e stanno accelerando. L’Adaptation Fund finanzia progetti basati sulle priorità di adattamento dei Paesi in via di sviluppo vulnerabili e siamo stati lieti di vedere un numero crescente di attività guidate dai Paesi che affrontano le esigenze di adattamento specifiche del settore energetico a diverse scale». Il rapporto sarà presentato anche al World Energy Council summit il 13 otobre in Scozia ed è accompagnato da una story map digitale interattiva. Oltre a WMO e Adaptation Fund hanno contrubuito alla realizzazione del rapportio: International Energy Agency (Iea), International Atomic Energy Agency (Iaea), International Renewable Energy Agency (Irena), Sustainable Energy for All (SE4ALL), UN Energy, ENEL Foundation, Adaptation Fund, Green Climate Fund (GCF), Global Environment Facility (GEF), Copernicus Climate Change Service (C3S) e altre organizzazioni, comprese imprese e organizzazioni della società civile.

Presentando il nuovo e preoccupante rapporto, il segretario generale della WMO. Petteri Taalas, ha ricordato che «Il settore energetico è la fonte di circa tre quarti delle emissioni globali di gas serra. Se vogliamo prosperare nel XXI secolo, il passaggio a forme pulite di generazione di energia, come l’energia solare, eolica e idroelettrica, e il miglioramento dell’efficienza energetica, è fondamentale. L’obiettivo è i net zero entro il 2050. Ma ci arriveremo solo se raddoppieremo la fornitura di elettricità low carbon entro i prossimi 8 anni. Il tempo non è dalla nostra parte e il nostro clima sta cambiando davanti ai nostri occhi. Abbiamo bisogno di una completa trasformazione del sistema energetico globale».

Lo State of Climate Services evidenzia che «l’accesso a informazioni e servizi affidabili su meteo, acqua e clima sarà sempre più importante per rafforzare la resilienza delle infrastrutture energetiche e soddisfare la crescente domanda (un aumento del 30% negli ultimi 10 anni)».

Il rapporto contiene anche molte buone notizie, come le enormi opportunità offerte dalle reti elettriche greeen  per aiutare ad affrontare i cambiamenti climatici, migliorare la qualità dell’aria, conservare le risorse idriche, proteggere l’ambiente, creare posti di lavoro e salvaguardare un futuro migliore per tutti. Include anche casi di studio pratici: Le allerte meteorologiche precoci stanno salvaguardando l’approvvigionamento energetico a Pechino, in Cina. Gli stress test climatici stanno assicurando che l’elettricità sia adeguatamente distribuita nelle Dolomiti italiane. I sistemi di allarme in Tagikistan stanno fornendo un preavviso di condizioni di siccità per la pianificazione delle operazioni idroelettriche. Le informazioni localizzate sulle risorse eoliche stanno aiutando il processo decisionale dell’industria eolica. Le misurazioni della radiazione solare stanno supportando il posizionamento di pannelli solari sulle barriere antirumore in Germania.

Ma il rapporto avverte che «entro il 2050, il fabbisogno globale di elettricità – che aumenterà negli anni essendo l’elettrificazione una leva strategica per affrontare gli obiettivi di Net Zero – sarà soddisfatto principalmente con le energie rinnovabili, con il solare come unica fonte di approvvigionamento. I Paesi africani hanno l’opportunità di cogliere il potenziale non sfruttato e di essere i principali attori del mercato. L’Africa ospita il 60% delle migliori risorse solari a livello globale, ma con solo l’1% della capacità fotovoltaica installata».

Il cambiamento climatico sta mettendo a rischio la sicurezza energetica globale perché «i cambiamenti climatici influiscono direttamente sull’approvvigionamento di carburante, sulla produzione di energia e sulla resilienza fisica delle infrastrutture energetiche attuali e future. Ondate di caldo e siccità stanno già mettendo sotto stress la produzione di energia esistente, rendendo ancora più importante ridurre le emissioni di combustibili fossili. L’impatto di eventi meteorologici, idrici e climatici estremi più frequenti e intensi è già evidente.

Il rapporto fa l’esempio di quanto successo a gennaio, quando massicce interruzioni di corrente causate da una storica ondata di caldo, hanno colpito circa 700.000 persone a Buenos Aires, la capitale dell’Argentina. Nel novembre 2020, nell’Estremo Oriente della Federazione Russa le linee elettriche sono state rivestite di pioggia gelata, lasciando centinaia di migliaia di case senza elettricità per diversi giorni. La WMO fa notare che «Le preoccupazioni per l’impatto dell’aumento della temperatura globale sulla sicurezza energetica sono quindi di primaria importanza nella corsa alle emissioni net zero (NZE). Le emissioni nette zero si ottengono quando le emissioni di CO2 delle attività umane sono bilanciate a livello globale dagli assorbimenti di CO2 in un determinato periodo. Le emissioni nette di CO2 zero sono anche denominate carbon neutrality».

Il rapporto ricorda che le risorse idriche sono sempre più scarse e il rischio nucleare sempre più alto: «Nel 2020, l’87% dell’elettricità globale generata da sistemi termici, nucleari e idroelettrici dipendeva direttamente dalla disponibilità di acqua. Nel frattempo, il 33% delle centrali termoelettriche che dipendono dalla disponibilità di acqua dolce per il raffreddamento si trovano in aree ad alto stress idrico. Questo vale anche per il 15% delle centrali nucleari esistenti, una quota che dovrebbe aumentare fino al 25% nei prossimi 20 anni. L’11% della capacità idroelettrica si trova anche in aree ad alto stress idrico. E circa il 26% delle dighe idroelettriche esistenti e il 23% delle dighe previste si trovano all’interno di bacini fluviali che attualmente presentano un rischio da medio ad altissimo di scarsità d’acqua. Le centrali nucleari non solo dipendono dall’acqua per il raffreddamento, ma si trovano spesso anche in zone costiere basse e quindi sono potenzialmente vulnerabili all’innalzamento del livello del mare e alle inondazioni dovute al clima. Ad esempio, la centrale nucleare di Turkey Point in Florida (Stati Uniti d’America), situata al livello del mare, nei prossimi decenni sarà minacciata». Secondo l’International atomic energy agency, «I miglioramenti regolari delle pratiche operative e l’evoluzione degli obblighi normativi possono ridurre sostanzialmente le perdite di produzione delle centrali nucleari dovute alle intemperie». Ma il problema è che i governi stanno invece andando verso il prolungamento della vita operativa di centrali nucleari vetuste e abbassando i limiti normativi adottati dopo il disastro nucleare di Fukushima Daiichi.

Lo stesso rapporto fa presente che «nonostante questi rischi, solo il 40% dei piani d’azione per il clima presentati dai governi all’ United Nations Framework Convention on Climate Change (Unfccc)  dà priorità all’adattamento nel settore energetico e, di conseguenza, gli investimenti sono bassi». Secondo il rapporto,  Il rifornimento da fonti a basse emissioni deve raddoppiare entro il 2030 se il mondo vuole raggiungere il net zero netto entro il 2050. Una transizione verso le energie rinnovabili aiuterà ad alleviare il crescente stress idrico globale perché la quantità di acqua utilizzata per produrre elettricità dal solare e dall’eolico è molto inferiore rispetto a quella delle centrali elettriche più tradizionali, a combustibili fossili o nucleari. Ma gli attuali impegni dei Paesi sono ben al di sotto di quanto necessario per raggiungere gli obiettivi fissati dall’accordo di Parigi, lasciando un gap del 70% nella quantità di riduzioni delle emissioni necessarie entro il 2030».

La WMO denuncia che «gli impegni sulle energie rinnovabili rappresentano meno della metà di quanto necessario. Il percorso per raggiungere l’obiettivo globale a lungo termine dell’Accordo di Parigi sulla temperatura richiede 7,1 TW di capacità di energia pulita da installare entro il 2030. Il mondo è destinato a non raggiungere l’obiettivo dell’accesso universale a un’energia economica, affidabile, sostenibile e moderna entro il 2030, come stabilito nell’SDG 7, con un ampio margine».

Secondo la Banca Mondiale, «Le politiche e le normative necessarie per consentire la decarbonizzazione nel settore energetico sono ancora particolarmente deboli in Africa, Sud America e Asia. E il riconoscimento della necessità di servizi a sostegno delle energie rinnovabili è particolarmente basso nei Nationally Determined Contributions dell’Accordo di Parigi».

Secondo i dati citati nel rapporto, per portare il mondo su una traiettoria net zero entro il 2050, gli investimenti nelle energie rinnovabili devono triplicare entro il 2050. ​Nel 2019-2020, la maggior parte degli investimenti nelle energie rinnovabili è stata effettuata nell’Asia orientale e nella regione del Pacifico (principalmente Cina e Giappone), seguite dall’Europa occidentale e dal Nord America. Quando si tratta di accedere ai finanziamenti per l’energia pulita, i Paesi in via di sviluppo sono sottorappresentati. E la WMO sottolinea che « Nel 2019, i flussi finanziari pubblici internazionali verso i paesi in via di sviluppo a sostegno dell’energia pulita e del raggiungimento dell’SDG 7 sono diminuiti per il secondo anno consecutivo, scendendo a 10,9 miliardi di dollari. Questo livello di sostegno è stato del 23% inferiore ai 14,2 miliardi di dollari forniti nel 2018, del 25% inferiore alla media 2010-2019 e meno della metà del picco di 24,7 miliardi di dollari nel 2017».

L’Africa, che sta già affrontando gravi effetti dei cambiamenti climatici, comprese  siccità prolungate e devastanti, nonostante abbia la minima responsabilità per il problema, potrebbe invece essere uno dei principali protagonisti delle energie rinnovabili: «Il calo dei costi delle tecnologie pulite è una nuova promessa per il futuro dell’Africa e c’è un’enorme opportunità per l’Africa di contribuire a colmare il gap nella necessità di energia rinnovabile – si legge nel rapporto –  Raggiungere gli obiettivi energetici e climatici dell’Africa significa più che raddoppiare gli investimenti energetici in questo decennio, con un enorme aumento dell’adattamento. Ma negli ultimi due decenni solo il 2% degli investimenti nell’energia pulita è stato realizzato in Africa. Portare l’accesso all’energia moderna per tutti gli africani richiede un investimento di 25 miliardi di dollari all’anno, che rappresenta circa l’1% dell’investimento energetico globale odierno».

Fatih Birol, direttore esecutivo dell’Iea ha commentato: «Se vogliamo mantenere la sicurezza energetica accelerando la transizione verso il net zero, dobbiamo urgentemente rispondere al crescente impatto del cambiamento climatico sui sistemi energetici. Questo richiede una pianificazione a lungo termine e un’azione politica coraggiosa per stimolare gli investimenti, che a loro volta devono essere supportati da dati meteorologici e climatici completi e affidabili».

Per Francesco La Camera, direttore generale di Irena, «Ora è il momento di accelerare la transizione verso un futuro di energia rinnovabile. Tutto quel  che manca per un’azione radicale e immediata che alla fine eliminerà la possibilità di rimanere sul percorso di 1,5° C. Le crisi energetiche e climatiche intrecciate hanno messo in luce drammaticamente le debolezze e le vulnerabilità di un sistema economico fortemente dipendente dai combustibili fossili. Portare avanti la transizione verso le rinnovabili è una scelta strategica per portare energia a prezzi accessibili, posti di lavoro, crescita economica e un ambiente resiliente alle persone e alle comunità sul campo».

La WMO ricorda ancora che «I sistemi di energia rinnovabile dipendono dal tempo meteorologico e dal clima, quindi la transizione verso l’energia pulita richiede migliori informazioni e servizi climatici per supportare le decisioni sulla selezione e le operazioni, la manutenzione e la gestione del sito. I servizi climatici sono definiti come la produzione e la fornitura di informazioni climatiche pertinenti, credibili e utilizzabili. L’industria energetica ha una vasta esperienza nell’utilizzo dei servizi meteorologici. Tuttavia, deve fare di più per incorporare le informazioni sul clima nel suo processo decisionale per aumentare la resilienza dei sistemi energetici agli shock legati al clima e per aumentare l’efficienza energetica. C’è un enorme margine di miglioramento. Meno del 50% dei membri WMO fornisce prodotti su misura per il settore energetico, il che mostra il potenziale non sfruttato dei servizi meteorologici e idrologici nazionali (NMHS) e gli sforzi necessari per affrontare le esigenze emergenti di questo settore. La pianificazione e le operazioni del settore energetico sono influenzate dalla variabilità e dai cambiamenti meteorologici e climatici. Poiché i sistemi energetici diventano sempre più dipendenti dalle variazioni meteorologiche, è evidente che il flusso di informazioni dai dati meteorologici e climatici e dalle previsioni deve essere adeguatamente incorporato nei sistemi di supporto alle decisioni. Sebbene il settore energetico utilizzi regolarmente previsioni meteorologiche fino a 15 giorni, l’esperienza nell’utilizzo dei dati climatologici è minore. Un uso più efficace delle informazioni sul clima aiuta a potenziare le infrastrutture per l’energia rinnovabile, ma promuoverà anche l’efficienza del sistema energetico pulito e la resilienza climatica. Per raggiungere questo obiettivo sono necessari investimenti maggiori e sostenuti in tali servizi, supportati dal riconoscimento della necessità di tali servizi attraverso politiche rafforzate».

Esempi di applicazioni dei servizi climatici per l’energia includono: Pianificazione degli acquisti di gas ed energia elettrica; Gestione delle risposte in situazioni di emergenza; Gestione della capacità e delle risorse (es. gestione della rete/distribuzione, produzione/prezzo dell’energia elettrica); Ottimizzazione del funzionamento delle centrali elettriche rinnovabili, in particolare dei bacini e delle operazioni idroelettriche.

Nel settore dell’energia, gli studi hanno dimostrato il valore economico delle previsioni a brevissimo termine, substagionali e stagionali  per le decisioni di acquisto di combustibili, la previsione della domanda e della prodizione e la pianificazione del sistema. La WMO sottolinea che «Le previsioni delle temperature consentono ai gestori di prevedere i picchi di carico in modo più accurato e di programmare in modo ottimale gli impianti di produzione di energia per soddisfare la domanda a un costo inferiore. Le operazioni idroelettriche traggono vantaggio dalle precipitazioni giornaliere, settimanali e stagionali e dalle previsioni del flusso di flusso, che possono aiutare a ottimizzare le operazioni. Ad esempio, l’uso delle previsioni delle portate fluviali aumenta la produzione di energia dalle principali dighe idroelettriche del fiume Columbia (Stati Uniti) di 5,5 TWh/anno, determinando un aumento medio del fatturato annuo di circa 153 milioni di dollari all’anno. Allo stesso modo, l’uso delle previsioni per gestire le operazioni idroelettriche in Etiopia produce benefici cumulativi decennale che vanno da 1 a 6,5 ​​miliardi di dollari, rispetto a un approccio climatologico “nessuna previsione”. Lo sviluppo e l’applicazione di prodotti e servizi climatici mirati attraverso il Global Framework for Climate Services possono supportare sia l’adattamento che la mitigazione».

Il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, ha concluso: «Si può e si deve fare di più. Un’azione audace per il clima potrebbe fornire 26 trilioni di dollari di benefici economici entro il 2030. Eppure, gli investimenti nelle energie rinnovabili sono troppo bassi, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo e si presta poca attenzione all’importanza del servizi climatici per l’energia a sostegno sia dell’adattamento climatico che delle decisioni su come ridurre i gas serra».

A cura di GreenReport.it

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