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Addio alle auto benzina e diesel. La svolta green dell’Europa nasconde però diverse minacce per l’ambiente

I nuovi veicoli elettrici non sono ancora “perfetti”. Le batterie, giunte a fine vita, rappresentano un grave problema per il quale non esiste ancora una soluzione

di R.Z.   

Il Parlamento europeo, con 340 voti a favore, 279 contrari e 21 astensioni, ha dato il via libera definitivo allo stop alla vendita di auto a motori termici. Ciò significa che, a partire dal 2035, non potranno esser più commercializzati veicoli dotati di motore a benzina o diesel. L’obiettivo del provvedimento, che fa parte del pacchetto "Fit for 55" per il dimezzamento delle emissioni inquinanti entro il 2030, è quello di abbattere rapidamente le emissioni di Co2. Le regole saranno applicate a tutti i settori e riguarderanno dunque anche i mezzi pesanti, che dovranno ridurre le loro emissioni, rispetto ai livelli del 2019, del 45 per cento dal 2030, del 65 per cento dal 2035 e del 90 per cento dal 2040. Più restrittive le norme riguardanti il trasporto pubblico. Dal 2030, infatti, tutti gli autobus urbani dovranno essere a emissioni zero.

È prevista un'esenzione totale per chi produce meno di mille nuovi veicoli l'anno e i costruttori con un volume annuo di produzione limitato (da mille a 10 mila nuove autovetture o da mille a 22 mila nuovi furgoni) possono avvalersi di una deroga fino alla fine del 2035. Rientrano in questa categoria molte aziende che producono mezzi utilizzati per scopi minerari, forestali e agricoli; i veicoli progettati e costruiti per l'uso da parte delle forze armate e veicoli cingolati; quelli progettati e costruiti o adattati per l'utilizzo da parte dei mezzi di emergenza; i veicoli professionali, come i camion della spazzatura. Piccola deroga, di un anno, anche per i produttori di auto di lusso italiane come Ferrari, Lamborghini e Maserati.

L'attuale meccanismo di incentivazione di veicoli a zero e a basse emissioni (Zlev) sarà adattato per rispondere all'andamento previsto delle vendite: ci saranno obiettivi più bassi di riduzione per quei costruttori che vendono un maggior numero di veicoli con emissioni da zero a 50g CO2/km, quali i veicoli elettrici e veicoli elettrici ibridi efficienti. Dal 2025 al 2029, il fattore di riferimento Zlev è stato fissato al 25 per cento per le vendite di nuove autovetture e al 17 per cento per i nuovi furgoni. A partire dal 2030, l'incentivo sarà totalmente azzerato. Con cadenza biennale, a partire dalla fine del 2025, la Commissione pubblicherà una relazione per valutare i progressi compiuti nell'ambito della mobilità a zero emissioni nel trasporto su strada.

"In linea con gli obiettivi del Green deal europeo e del RepowerEu, questa proposta avrà anche un impatto positivo sulla transizione energetica, riducendo la domanda di combustibili fossili importati e migliorando il risparmio energetico e l'efficienza nel settore dei trasporti dell'Ue. Ciò fornirà vantaggi per gli operatori e gli utenti dei trasporti europei, riducendo i costi del carburante e il costo totale di possesso, e garantirà una più ampia diffusione di veicoli più efficienti dal punto di vista energetico. Migliorerà inoltre la qualità dell'aria, in particolare nelle città, e la salute degli europei", evidenzia la Commissione.

Quanto inquina l’auto elettrica

Ma la rivoluzione che interesserà il settore dell'automotive potrebbe non esser tutto rose e fiori. Secondo diversi esperti, benché le auto elettriche offrano innumerevoli vantaggi, presentano ancora dei problemi. Considerando l’intero ciclo di vita di un’auto (fasi di costruzione, periodo d’utilizzo e, in ultimo, smaltimento del mezzo e delle sue componenti) questi mezzi “green” potrebbero on esser a impatto zero. Vanno considerati i “danni a carico dell’ambiente” prodotti dall’estrazione dei minerali rari indispensabili per la realizzazione delle batterie, il problema del riciclo e dello smaltimento delle stesse, ma anche la sicurezza (oggi in molte parti del mondo quasi inesistente) per i lavoratori impiegati per queste operazioni. Non trascurabili poi i “problemi” secondari. Nel caso in cui un’auto elettrica dovesse prendere fuoco darebbe vita a un incendio molto difficile da spegnere. Considerando che la produzione delle batterie aumenta annualmente del 25 per cento circa quelli che oggi sono “piccoli” problemi rischiano di diventare, nell’arco dei prossimi 20 anni, un grande problema.

Da dove proviene l'elettricità per ricaricare i veicoli

Per quanto riguarda gli Stati Uniti, se si assume che i veicoli elettrici attingano energia dalla rete nazionale, che include un mix di combustibili fossili e centrali elettriche rinnovabili, la ricarica dei veicoli elettrici risulta essere decisamente ecologica. “Il carbone tende ad essere il fattore critico - spiega Jeremy Michalek, professore di ingegneria alla Carnegie Mellon University al New York Times -. Se hai auto elettriche che vengono collegate di notte e portano le vicine centrali a carbone a bruciare di più per ricaricarle, allora i benefici climatici non saranno così grandi e potresti persino ottenere più inquinamento atmosferico”. L’aspetto positivo è dato dal fatto che molti Paesi stanno spingendo per rinnovare le proprie reti elettriche, rendendole “green”: si dismettono centinaia di centrali a carbone per far spazio all’energia eolica e solare.

Le materie prime per le batterie

Basti pensare che per ottenere qualche grammo di “Terre Rare” bisogna scavare centinaia di tonnellate di materiali che creano un impatto enorme nei paesi di produzione. Tra questi paesi ci sono il Congo, dove sono in corso guerre tribali, e il Donbass, dove la guerra è addirittura ufficiale, tra Russia ed Occidente. Questi minerali risultano essere inoltre molto inquinanti (manganese, nickel, cobalto, grafite, disprosio, praseodimio) e in alcuni casi “infiammabili”, come il litio. L'estrazione del cobalto produce scorie pericolose che possono dilavare nell'ambiente. Diversi studi hanno riscontrato un'elevata esposizione nelle comunità vicine, specialmente tra i bambini, al cobalto e ad altri metalli. L'estrazione richiede anche un processo chiamato fusione, che può emettere ossido di zolfo e altro inquinamento atmosferico dannoso. Il litio viene estratto principalmente in Australia, ma buone quantità arrivano sul mercato da Argentina, Bolivia e Cile. Per l’estrazione vengono adoperate grandi quantità di acque sotterranee, che vengono sottratte alle già sofferenti coltivazioni agricole e ai pastori indigeni. In fine i depositi di terre rare, concentrati per gran parte in Cina, contengono sostanze radioattive che possono contaminare le falde acquifere.

Riciclare le batterie delle auto elettriche

Man mano che le prime generazioni di veicoli elettrici iniziano a raggiungere il loro fine vita, la sfida diventa quella di smaltire le batterie esaurite. Gli accumulatori agli ioni di litio, i più efficienti oggi disponibili, sono anche i più instabili, e vanno maneggiati e riciclati con cautela. Benché contengano metalli preziosi e riutilizzabili, a seconda del processo utilizzato, il riciclaggio risulta essere costoso. Un approccio sempre più condiviso e promettente prevede per loro una seconda vita, nello stoccaggio di energia solare come per altre applicazioni. Ma ciò costringe l’industria a sottoporre gli accumulatori ad accurati test che ne garantiscano un funzionamento efficiente e sicuro.

di R.Z.   
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