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Una Bussola Strategica di Pace per l’Europa

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Una Bussola Strategica di Pace per l’Europa

Questo articolo è stato pubblicato su Avvenire

Nella riunione del Consiglio europeo del 24 e 25 marzo, i rappresentanti dei 27 Paesi dell’Unione non solo hanno fatto marcia indietro sulle misure per affrontare l’aggravarsi della crisi climatica, ma hanno anche approvato la Bussola Strategica (Strategic Compass). Un piano per aumentare gli investimenti per la difesa e la sicurezza che, in concreto, rappresenta un ulteriore passo avanti nel processo di militarizzazione della Ue, avviato più di dieci anni fa e accelerato con la guerra in Ucraina

La nuova strategia sollecita “un salto di qualità e un rafforzamento della nostra capacità e volontà di agire” e punta a trasformare l’Unione europea in “un fornitore di sicurezza più assertivo e deciso”. Tale svolta è in netta contraddizione con i principi fondanti della pace, dei diritti umani e della democrazia, per la cui osservanza l’Unione è stata insignita con il premio Nobel per la pace 2012. La nuova posizione emerge da una visione della difesa europea basata non più sul soft power e sul mantenimento della pace, bensì sulla sicurezza nazionale e sulla protezione delle “rotte commerciali chiave”, marginalizzando quindi il concetto ONU di “human security”.

In un contesto in cui i Paesi EU spendono per la difesa già tre volte quanto investe la Russia e la spesa militare dell’Unione si è triplicata dal 2007 a oggi, l’indicazione principale dello Strategic Compass è che l’Europa “aumenti sensibilmente” le sue spese per la difesa, “con una quota significativa per gli investimenti”, cioè nuove armi. L’attenzione all’industria bellica emerge chiaramente anche dalla scelta di puntare “in particolare” sul Fondo europeo per la difesa (EDF), la specifica iniziativa per finanziare “ricerca e sviluppo collaborativi delle capacità di difesa”, lanciata nel 2016 con il coinvolgimento dei principali amministratori delegati delle industrie del settore, tra cui l’allora AD di Finmeccanica (oggi Leonardo).

La spinta alla militarizzazione delineata dalla Bussola coinvolge sia i domini operativi (”rafforzare le nostre azioni nei settori marittimo, aereo e spaziale”), sia il fenomeno delle migrazioni (visto come “grave minaccia”) e il cambiamento climatico (“moltiplicatore di minacce”). Malgrado lo Strategic Compass riconosca l’emergenza climatica, ribadisce però l’importanza della protezione militare della sicurezza energetica, intesa essenzialmente come fonti fossili: “La sicurezza marittima nel Mar Baltico, nel Mar Nero, nel Mediterraneo e nel Mare del Nord, così come delle acque artiche, dell’Oceano Atlantico e delle regioni ultraperiferiche, è importante per la sicurezza della UE, il nostro sviluppo economico, il libero scambio, il trasporto” e – ultima ma non meno importante – “la sicurezza energetica”. Tutti bacini notoriamente contraddistinti dal passaggio di petroliere e gasiere e, come esplicitato nel documento UE, “sempre più contesi, dal Golfo di Aden allo stretto di Hormuz”. Non a caso, molti di questi stretti di mare sono interessati da missioni militari europee che lo Strategic Compass intende “rafforzare”.

La Bussola Strategica ripete più volte che “la guerra di aggressione russa costituisce un cambiamento tellurico nella storia europea”. La guerra in Ucraina ha evidenziato la pericolosità dello scontro tra potenze nucleari, eppure il documento continua a dare priorità al rapporto con la NATO (“il fondamento della difesa collettiva dei suoi membri”) e al principio atlantico della “centralità del Trattato di Non Proliferazione delle Armi Nucleari”, ignorando il Trattato per la Proibizione delle Armi Nucleari (TPNW) dell’ONU, entrato in vigore nel gennaio 2021 e non ratificato dai Paesi NATO.

Greenpeace propone invece una Bussola Strategica di Pace incentrata su quattro proposte: 

1. Un corpo diplomatico europeo invece della capacità di dispiegamento rapido 

Lo Strategic Compass prevede “una capacità di dispiegamento rapido fino a 5.000 militari”: una mossa che rischia di militarizzare ulteriormente le relazioni esterne dell’Unione e di gettare le basi per un esercito europeo. In un contesto di crescente instabilità, è invece necessario rafforzare la capacità di azione diplomatica della UE, che deve fondarsi sulle attività di prevenzione, reazione rapida e negoziazione in caso di escalation di conflitti.

2. Tagliare le spese militari e interrompere il sostegno ai nuovi armamenti

Le capacità militari non sono la risposta alle minacce che impattano maggiormente sulla sicurezza dei cittadini, come pandemie, cambiamento climatico, disoccupazione e povertà. Aumentando la produzione di armi degli Stati membri, la UE sta contribuendo alla militarizzazione non solo dell’Europa, ma anche del mondo intero. Al contrario, bisogna ridurre le spese militari per liberare le risorse necessarie per potenziare il settore sanitario o per accelerare l’urgente transizione energetica verso le energie rinnovabili.  

3. Decarbonizzare l’economia UE ed eliminare gradualmente i combustibili fossili

Il cambiamento climatico è la principale minaccia alla nostra sicurezza. La UE deve smettere di proteggere militarmente le fonti fossili e la loro importazione. I capitoli del bilancio militare previsti dalla Bussola Strategica devono essere destinati alla riduzione della dipendenza europea dalle energie fossili.

4. Un’Europa libera da armi nucleari

L’Europa deve costruire una Zona Libera da Armi Nucleari nel continente, che significa il ritiro delle 150 bombe nucleari USA dagli Stati ospitanti (Belgio, Germania, Olanda, Italia e Turchia), e la progressiva eliminazione degli arsenali atomici dal territorio europeo (Russia, Francia e Regno Unito). Greenpeace chiede che gli Stati membri della UE firmino il Trattato ONU per la proibizione delle armi nucleari (TPNW) entro la prima riunione degli Stati membri, nel giugno 2022.

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