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Un aiuto concreto per l’Emilia-Romagna

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Un aiuto concreto per l’Emilia-Romagna

Greenpeace esiste dal 1971 e dalla sua nascita ha un obiettivo ben chiaro: la difesa del pianeta e di chi lo abita. Ha sempre cercato di fare tutto il possibile per raggiungere questo scopo, ottenendo diverse vittorie nel corso di questi decenni, tanto da essere diventata una delle icone globali dell’ambientalismo. 

Io che sono stata coordinatrice di un gruppo locale di Greenpeace Italia, e sono volontaria e attivista dell’organizzazione da ormai quindici anni, sono abituata a tante delle attività che svolgiamo quotidianamente: banchetti, laboratori, azioni dirette nonviolente, ricerca, report. Meno ad attività come quella di cui vi parlo qui di seguito. 

Il giorno precedente all’alluvione, il 15 maggio, ero a Lugo e Faenza. Chiacchieravo con la mia amica e compagna di lotte Linda Maggiori e ci chiedevamo se un’allerta meteo così inquietante potesse essere realistica. Da lì a poche ore si sarebbe scatenato l’inferno di acqua e fango che ha sommerso parte dell’Emilia-Romagna. Giusto il tempo di comprendere la portata della tragedia e mi è arrivata una telefonata proprio dallo staff di Greenpeace Italia: mi si chiedeva se fossi disposta ad aiutare nell’organizzare una spedizione di soccorsi a Ravenna con persone e mezzi dell’associazione. 

Già in occasione dell’alluvione di Senigallia del settembre scorso, Greenpeace Italia aveva allestito un piccolo team di “rapid response” per cercare di dare il proprio contributo nelle zone colpite. Mai avrei immaginato che, dopo pochi mesi, ci fosse la necessità di mettere in piedi un’operazione simile, proprio nella mia terra di origine. 

Ovviamente non ci ho dovuto pensare su, ho iniziato una serie di telefonate e dopo un paio di giorni di febbrile ricerca ho trovato, grazie all’aiuto di Pippo Tadolini del Coordinamento Ravennate Per il Clima Fuori dal Fossile, una sistemazione per il team di volontariə presso un’azienda agricola a un’ora di auto da Conselice – area in cui abbiamo operato per parecchi giorni -, che ha messo un’intera casa a nostra disposizione dal momento che non era stata colpita dall’alluvione. 

Una volta trovata una sistemazione logistica, abbiamo contattato le Brigate di Solidarietà Attiva (BSA) – rete presente su tutto il territorio nazionale e che si auto-organizza in questo tipo di situazioni per dare aiuto alle popolazioni colpite da eventi estremi o calamità naturali – e concordato una collaborazione sotto il loro coordinamento locale. Nel giro di pochi giorni la prima squadra di Greenpeace Italia è dunque arrivata sul posto con pale, tira-acqua e idropulitrici. Quello che ci siamo trovatə di fronte è stato più grande di quanto ci potessimo immaginare. 

Intere zone di campagna trasformate in laghi, case sommerse fino al primo (e a volte anche al secondo) piano, fango maleodorante, ammassi di mobili e oggetti di ogni tipo dove le abitazioni erano già state svuotate. E ovviamente purtroppo anche persone stanche, con la desolazione dipinta in volto, mascherata dal sorriso di chi non vuole abbattersi. 

Una situazione drammatica, in cui c’era davvero tanto da fare! Non solo spalare fango, spostare mobili, asciugare, ma soprattutto far sentire la nostra presenza. Chi perde tutto, chi si trova la vita stravolta nell’arco di una notte, ha soprattutto bisogno di sentire di poter contare sull’aiuto di qualcuno. Questo è quello che ci ha dato maggiormente la spinta per far arrivare mezzi, idrovore, persone, persino dalla Germania, oltre che decine di volontariə da tutta Italia. 

Lo spirito di condivisione e di collaborazione che da sempre caratterizza l’operato di Greenpeace in questa situazione è emerso in tutta la sua intensità e profondità, e sono grata di aver fatto parte di questo gruppo di volontari e volontarie, che per giorni e giorni hanno dato supporto e lavorato con tutte le altre realtà arrivate da ogni parte del Paese, condividendo sudore, cibo, resistenza e abbracci. 

La terra colpita dall’alluvione probabilmente impiegherà anni per riprendersi completamente: serviranno politiche di azzeramento del consumo di suolo e provvedimenti per la gestione sostenibile del territorio. Come quelle che con la Rete Emergenza Climatica e Ambientale Emilia-Romagna, che mi vede nel coordinamento, abbiamo raccolto in quattro leggi regionali di iniziativa popolare, ora al vaglio della Regione. Servirà ancora supporto soprattutto per le popolazioni colpite, perché non ci si dimentichi di loro una volta spenti i riflettori dei media.

A noi, che abbiamo respirato l’odore dell’acqua di porcilaia, che abbiamo scoperto muscoli che non sapevamo di avere, che ci siamo ritrovatə a dare supporto a persone conosciute solo pochi minuti prima, servirà tempo per metabolizzare tutto quello che abbiamo visto e vissuto. Ma chiunque sia statə lì in questi giorni si è portatə a casa, insieme a tanto fango da lavare via, emozioni potenti e indelebili e la voglia di rimettersi a disposizione ogni volta che ce ne sarà bisogno.

Viviana Manganaro, attivista Greenpeace e Rete Emergenza Climatica e Ambientale Emilia-Romagna

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