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Rinnovabili: l’unica risposta seria alla crisi energetica

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Rinnovabili: l’unica risposta seria alla crisi energetica

Mentre scriviamo continua la guerra ingiustificata e disumana che il governo russo sta conducendo in Ucraina

Il peggiorare degli eventi, che ha costretto l’Europa a rivivere l’orrore dei conflitti militari, si innesta su una crisi energetica in corso da mesi e che pone l’Italia – in misura anche superiore ad altri Stati membri – di fronte a un evidente problema strategico: dove prendere l’energia e soprattutto quali fonti sfruttare per mandare avanti le industrie, scaldare le case e accendere le luci.

La situazione attuale ci sta mostrando quanto sia complesso e critico il momento in cui bisogna recidere ogni legame con le fonti fossili, per costruire un sistema energetico rinnovabile, pulito e sicuro per tutti.

Greenpeace Switzerland’s staff places solar cells on the roof of an industrial building in Wohlen.

Come accade anche in altri Paesi europei, nell’immediato il governo italiano dovrà affrontare il problema di come differenziare l’approvvigionamento del gas fossile, poiché allo stato attuale siamo troppo dipendenti da questa fonte, ma la scelta vera è quella che dovrà fare in contemporanea, per decidere a quale mix energetico affidarsi d’ora in poi.

La scelta più strategica è talmente evidente da sembrare ovvia: l’obiettivo numero uno dovrebbe essere investire subito e in modo massiccio sulle rinnovabili, energie sicure e pulite, mature e competitive, che possono essere installate quasi ovunque e in poco tempo potrebbero ridurre sensibilmente la dipendenza energetica dell’Italia, abbassando i costi e esponendoci di meno ai rischi dell’inflazioneRinnovabili, accumuli, pompaggi, reti, risparmio ed efficienza sono l’unica soluzione a in grado di garantire sicurezza energetica, pace, minori impatti ambientali e climatici, e perfino convenienza economica, soprattutto in un Paese come il nostro, che potrebbe sfruttare più facilmente di altri il sole e il vento.

Gli operatori energetici su questo punto si sono già espressi: sono in grado di installare 60 GW di rinnovabili in 3 anni, a patto che si velocizzino al massimo gli iter autorizzativi. Ma come facciamo a capire quanti sono 60 GW in termini energetici? Per capire l’ordine di grandezza, 60 GW sostituirebbero 15 miliardi di metri cubi di metano (una quantità ben 7 volte più grande degli aumenti di produzione del gas previsti dal governo), e produrrebbero 80 miliardi di kilowattora all’anno, praticamente più di quanto potrebbero produrre le famose 6 centrali nucleari EPR che si vorrebbero realizzare in Francia.

Pensiamo all’elettricità ad esempio: secondo gli scenari che abbiamo analizzato nel nostro rapporto Italia 1.5, si potrebbe raggiungere  il 75% di produzione di energia elettrica rinnovabile nel 2030 e il 100% nel 2040.

Un’ulteriore prospettiva ce la può dare l’efficienza energetica: ogni volta che a livello europeo aumentiamo il risparmio energetico dell’1%, riduciamo le importazioni di gas fossile dell’Europa del 2,6%; vi pare poco?

Ecco perché l’efficienza energetica – anche attraverso a strumenti come il Superbonus 110%, e in generale gli interventi di ristrutturazioni, isolamento degli edifici o installazione di pompe di calore in Europa – è cruciale per rompere la nostra dipendenza dai combustibili fossili.

Sono considerazioni che chi ci governa prima o poi dovrà fare, soprattutto perché l’Europa spende all’incirca 270 miliardi l’anno per importare fonti fossili

È una scelta politica determinante: se solo il governo volesse, potrebbe decidere di velocizzare al massimo le pratiche autorizzative e dare il via libera alle rinnovabili, al posto di usare la stessa solerzia con atti normativi e deroghe per trivellare i nostri mari o riaprire centrali a carbone

Troppo spesso le fonti fossili sono al centro di conflitti ed è per questo che la transizione ecologica è un’occasione unica e concreta per migliorare il mondo in cui viviamo: è semplicemente una scelta che non possiamo permetterci di rinviare ancora, a meno di volerci ritrovare punto e a capo tra pochi anni, se non pochi mesi, alle prese con una nuova crisi energetica.

Parafrasando il celebre proverbio cinese, potremmo dire che se il momento migliore per passare alle rinnovabili è stato 20 anni fa, il secondo momento migliore è adesso.

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