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Rigassificatori: la situazione è grave, ma non è seria

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Rigassificatori: la situazione è grave, ma non è seria

Ennio Flaiano ci perdonerà una citazione forse abusata ma purtroppo necessaria. La situazione di un Paese che in tempi piuttosto recenti ha deciso di tagliare la crescita delle rinnovabili (dal governo Monti in qua) e di aumentare la sua dipendenza dal gas (russo, ovviamente) non può che essere grave. Ancor più grave che la politica si eserciti su un dibattito sui rigassificatori che, come ben hanno scritto gli analisti di ECCO, sono argomento di una “conversazione da bar”. 

I rigassificatori sono stabilimenti deputati alla ricezione del GNL, gas liquido, che arriva via nave da altri Paesi e alla trasformazione in stato gassoso.

L’impressione è che, di fronte al disastro prossimo venturo, ci si affanni ad attaccare chi chiede solo il rispetto delle più elementari regole di tutela ambientale e sociale (per i rigassificatori come per tutta la politica energetica nazionale) per poter dare a qualcuno la “colpa” del fallimento energetico del nostro Paese in una stagione invernale che si suppone sarà assai complicata.  Che questi rigassificatori ci possano in qualche modo aiutare nei prossimi mesi è una bufala piuttosto evidente. Secondo quanto leggiamo nei documenti che filtrano da un sistema che di sicuro non brilla per trasparenza, il rigassificatore di Piombino dovrebbe diventare operativo nel marzo 2023 (e la data a molti pare assai ottimistica), mentre per quello di Ravenna si parla dell’estate 2024. Per quest’inverno, preparate i maglioni. 

Queste bufale non sono purtroppo isolate e sul tema energia ne sentiamo davvero di tutti i colori, persino che i rigassificatori servirebbero alle estrazioni nazionali di gas! Estrazioni nazionali, sia detto per inciso, che non migliorerebbero le nostre bollette, visto che il prezzo del gas è definito dal mercato – anche se viene importato via nave come gas liquefatto – e le quantità di gas estratte (sempre… tra qualche anno) sarebbero ininfluenti.

Il punto è però che la “crisi energetica” non è l’unica che abbiamo davanti. C’è una crisi climatica di cui la politica rifiuta (da decenni) di occuparsi seriamente, salvo piangere in occasioni delle tragedie che fatalmente si ripeteranno, o lanciare allarmi quando migliaia di profughi arrivano da noi fuggendo da terre non più abitabili. Non sono in grado di confermare (o smentire) se il recente flusso di migranti dal nord Africa ha una qualche relazione con un’estate bollente come non mai. So che è noto da tempo che questi flussi dipendono (anche) dagli impatti dei cambiamenti climatici, che non solo distruggono i raccolti ma generano picchi di calore tali da rendere vaste aree dell’entroterra africano non più compatibili con gli insediamenti umani.

Le ragioni per opporsi al folle progetto di dotarsi oggi di una enorme rete di infrastrutture a gas fossile, che graveranno sui conti pubblici e sui contribuenti per decenni (altro che “caro bollette”), sono numerose. D’altra parte, sappiamo che potremmo decarbonizzare rapidamente la nostra economia. Abbiamo la possibilità di svincolarci dal gas e delle fonti fossili investendo in efficienza e in fonti rinnovabili (potremmo arrivare a un 84% di generazione elettrica da rinnovabile al 2030) e ridurre la nostra dipendenza energetica, promuovendo piuttosto un sistema di interconnessione e interdipendenza tra gli Stati che stabilizzi i flussi di energia e, si spera, anche la pace. Ma questo, invece, non sta accadendo: ci sono stati piccoli passi in avanti mentre dovremmo correre, anche per creare occupazione e rilanciare l’economia.

Insomma, i problemi ci sono, come le soluzioni. Manca evidentemente la volontà della politica di affrontare i problemi con serietà. Non stupisce quindi che in questo clima di elezioni balneari siano assai più maturi e responsabili i contenuti dell’Agenda Climatica di Fridays for Future Italia, che – in estrema sintesi –  chiede appunto alla politica di fare sul serio. Di intervenire, con urgenza e con una prospettiva di futuro e di speranza, su questioni come energia, trasporti, lavoro, povertà energetica che non possiamo continuare a trattare come chiacchiere da bar.

Rivoluzione energetica!

Tutti possiamo farlo: riprendiamoci il potere di produrre energia.

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