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Quattro vittorie per il Pianeta ottenute nel 2022

Dalla legge contro la deforestazione alle proteste per dire no al greewashing fossile

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Foto Shutterstock
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Il 2022 è stato un anno davvero complesso. L’inaspettato e improvviso ritorno della guerra in Europa, che si è aggiunto alla lunga coda della pandemia da Covid-19, ha contribuito ad aggravare alcune situazioni critiche già esistenti, come la crisi energetica e quella alimentare. Se a questi fattori negativi aggiungiamo gli impatti sempre più drammatici sul Pianeta della crisi climatica e ambientale in corso, vien fuori un quadro a tinte davvero fosche. L’acuirsi di queste emergenze ha per giunta portato al tentativo (in alcuni casi riuscito) delle solite lobby di farci arretrare nel percorso di transizione ecologica ed energetica impostato negli anni precedenti. 

Ma in questa situazione tutt’altro che facile, ci sono stati comunque dei segnali concreti di speranza. Grazie al supporto di migliaia di persone in tutto il mondo, Greenpeace e tanti altri movimenti e organizzazioni hanno continuato a operare per la salvaguardia di ambiente e persone. 

Abbiamo raccolto di seguito quattro importanti vittorie per il Pianeta ottenute negli ultimi dodici mesi. Buona lettura e un augurio sincero per un 2023 verde e di Pace!

L’UNIONE EUROPEA APPROVA UNA LEGGE CONTRO LA DEFORESTAZIONE

Per la prima volta al mondo, le aziende dovranno dimostrare che i loro prodotti non hanno contribuito alla deforestazione per poterli vendere nell’Unione Europea. I rappresentanti del Parlamento europeo e dei governi nazionali, infatti, lo scorso 6 dicembre hanno finalizzato la nuova legge che impone alle aziende di controllare che la filiera di produzione, fino al singolo appezzamento di terra, non causi deforestazione, pena l’applicazione di multe.

Il provvedimento si applicherà alle aziende che vendono soia, carne bovina, olio di palma, legno, gomma, cacao e caffè, e alcuni prodotti derivati come cuoio, cioccolato e mobili. Un passo avanti importante, dato che finora cittadine e cittadini europei non avevano alcuna garanzia che gli articoli acquistati non fossero frutto della deforestazione.

La legge europea ha purtroppo alcune lacune che bisognerà colmare, con i governi dell’UE che hanno infilato alcune scappatoie per le industrie del taglio del legname e non hanno protetto in modo adeguato i diritti delle popolazioni indigene, che difendono la natura anche a costo della loro stessa vita. Ma la decisione è di certo una svolta importante per le foreste e per tutte le persone che si sono battute per proteggerle. Non c’è dubbio che questa legge farà tacere un buon numero di motoseghe e impedirà alle aziende di trarre profitto dalla deforestazione.

COCA-COLA ANNUNCIA CHE RENDERÀ RIUTILIZZABILE IL 25% DEGLI IMBALLAGGI PER BEVANDE ENTRO IL 2030

Dopo anni di campagna contro il monouso, Greenpeace accoglie con soddisfazione l’annuncio di Coca-Cola. Tuttavia, si tratta di un obiettivo ancora troppo basso: è necessario andare oltre e arrivare all’obiettivo del 50% di packaging ricaricabile e riutilizzabile entro il 2030. Un traguardo indispensabile per un’azienda che ogni anno produce oltre 120 miliardi di bottiglie di plastica. E si posiziona ormai da anni in vetta alla triste classifica stilata dalla coalizione Break Free From Plastic, di cui Greenpeace fa parte, che monitora i rifiuti di plastica che invadono città, coste, mari e ogni angolo del Pianeta. Ebbene i rifiuti riconducibili a Coca-Cola sono i più abbondanti e hanno posto l’azienda americana al vertice di questa triste classifica.

Il passo compiuto dalla compagnia di Atlanta è certamente significativo e va nella giusta direzione, ma Greenpeace continuerà a insistere affinché Coca-Cola arrivi almeno al 50% di packaging ricaricabile e riutilizzabile entro il 2030. 

Abbiamo bisogno di abbandonare la plastica usa e getta per decarbonizzare l’economia, ridurre la dipendenza dai combustibili fossili – con cui viene prodotta anche la plastica – e limitare la produzione di rifiuti. Per questo Greenpeace ha accolto positivamente l’avvio dei negoziati per un trattato globale sulla plastica legalmente vincolante e che affronti l’intero ciclo di vita di questo materiale. La risoluzione ONU che nel marzo 2022 ha dato il via ai negoziati ha infatti riconosciuto che l’intero ciclo di vita della plastica, dall’estrazione dei combustibili fossili necessari a produrla fino allo smaltimento, crea impatti significativi per le persone e per il pianeta. Fino a quando il trattato globale non sarà ratificato e reso esecutivo, continueremo a spingere con i nostri alleati per un mondo libero dall’inquinamento da plastica e per azzerare gli impatti climatici legati ai gas serra che vengono emessi nella produzione delle materie plastiche. 

UN VERDETTO PER LA GIUSTIZIA CLIMATICA E LA TUTELA DEI DIRITTI UMANI

Lo scorso maggio la Commissione per i diritti umani delle Filippine (CHR) ha pubblicato un’indagine pluriennale condotta su 47 società – tra cui anche ENI – per i danni associati alle violazioni dei diritti umani che derivano dai cambiamenti climatici di cui queste compagnie sono responsabili.

Il rapporto della commissione filippina stabilisce una solida base per affermare che le attività commerciali distruttive per il clima delle compagnie di combustibili fossili e del cemento sono una minaccia per i diritti umani. Questi colossi non possono dunque continuare a violare i diritti umani e anteporre il loro profitto alla sicurezza delle persone e del pianeta.

L’indagine del CHR è partita nel 2015, quando i sopravvissuti ai violentissimi tifoni che si erano abbattuti sull’arcipelago delle Filippine hanno presentato, insieme a diversi esponenti della società civile (tra cui Greenpeace South Asia), una denuncia proprio alla Commissione per i diritti umani di Manila contro i grandi inquinatori, accusati di provocare cambiamenti climatici catastrofici, violando così i diritti umani. 

CENTINAIA DI MIGLIAIA DI VOCI CONTRO IL GREENWASHING FOSSILE

L’Iniziativa dei Cittadini Europei per vietare le pubblicità delle aziende dell’industria fossile lanciata da Greenpeace e altre realtà della società civile ha raccolto in un anno 353.103 firme in tutta Europa. In altre parole, 353.103 cittadine e cittadini europei hanno chiesto all’Unione Europea una legge per fermare il greenwashing delle aziende responsabili della crisi climatica, che utilizzano i loro annunci pubblicitari e le sponsorizzazioni di eventi per ingannare e distrarre l’opinione pubblica. Un numero enorme di firmatari e supporter, che ci ha permesso di raggiungere l’obiettivo nazionale di firme in ben otto Paesi europei, Italia inclusa. E anche se non siamo riusciti a raggiungere il milione di firme – che avrebbe obbligato la Commissione europea a discutere la nostra proposta di legge – la campagna che abbiamo condotto ha già contribuito a primi risultati molto importanti, mandando un segnale politico forte.

In Italia abbiamo raccolto 54.369 firme valide, oltrepassando l’obiettivo nazionale e dimostrando che anche l’Italia è pronta per un divieto delle pubblicità inquinanti sostenuto da cittadini e cittadine. Il pubblico italiano, infatti, non è più disposto a lasciarsi ingannare dalle bugie e dalla comunicazione finta “green” delle aziende che distruggono il Pianeta. Greenpeace ha contribuito a portare il tema del greenwashing sotto i riflettori dell’attenzione pubblica e mediatica, con le nostre proteste alla fiera internazionale del gas a Milano, ma anche al Festival di Sanremo e al concerto del Primo Maggio di Roma, entrambi sponsorizzati da ENI, e con tantissime iniziative di sensibilizzazione a livello locale, creando così le basi necessarie per una successiva azione politica.

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