Oltre la finzione ecologica

di  greenpeace

Siccità sul Po – Luglio 2022

Prevedibile e prevista, la morsa della siccità e del caldo miete vittime e fa danni miliardari in un Paese che si accinge al voto dopo la prima campagna elettorale balneare di cui si ha memoria. Temo, un’occasione buona per esibirsi in trovate da spiaggia, balletti e insulti ed evitare di parlare di temi, a dir poco, scottanti. È fin troppo facile scommettere su un generale disinteresse della prossima campagna elettorale per le questioni ambientali e climatiche. E resta un sogno pensare che almeno un pezzo della classe politica italiana abbia una vaga idea del guaio in cui ci andiamo cacciando.

Non è allegro, infatti, leggere che si cominci a paragonare quanto sta succedendo al clima, agli oceani e agli ecosistemi del Pianeta alle peggiori estinzioni di massa delle passate ere geologiche. C’è da parlare chiaro agli elettori, decidere di ridurre consumi, sprechi, inquinamento e mettere fuori gioco pezzi importanti di un sistema economico che ci conduce al baratro. Ci sarebbe da far spazio a economia circolare, fonti rinnovabili, accumuli ed efficienza. Promuovere stili di vita e diete meno aggressive per l’ambiente e modelli che, a cominciare dalle nostre città, promuovono giustizia sociale, oltre che ambientale. C’è, in breve, da immaginare un futuro diverso. Una speranza che va coltivata. Non l’illusione di un benessere che a conti fatti ti pugnala alle spalle, che crea disuguaglianze, lutti, scempi.

L’ultimo governo doveva essere il trionfo della transizione ecologica ed è finito col trionfo dei rigassificatori. La finzione ecologica a un certo punto non è stata nemmeno più necessaria. Non ci raccontano nemmeno più la balla del gas “amico del clima” (smentita ormai da tutti). Il gas è, tout court, una questione di “interesse nazionale”. Hanno fermato il nostro vecchio pusher in Russia e tocca cercarne altri. Di disintossicarsi, non se ne parla. Piuttosto, ci armiamo ancora un po’ di più per garantirci la nostra quota di “roba fossile”. Piuttosto, commissari per i rigassificatori. Di misure straordinarie per la transizione energetica, per contrastare un’emergenza climatica che pure ci colpisce crudelmente, non se ne parla. Il “caro bollette” (e i relativi sussidi pubblici) ha ingrassato i responsabili di una devastazione climatica assassina, ma meglio tacerne. Extraprofitti e ineguaglianze alle stelle non sono un’emergenza, ma in fondo l’ovvia conseguenza di chi difende le fossili a ogni costo.

Di tutte le balle che abbiamo dovuto sentire, la più grottesca è stata la dichiarazione del premier Draghi che dopo la tragedia della Marmolada ha promesso al Paese che “non dovrà accadere più”. Mente: succederà ancora e il peggio deve ancora arrivare. Lo sanno da decenni. Ci hanno investito miliardi per foraggiare negazionismo prima e greenwashing adesso. 

Vale forse la pena di ricordare che il nostro è l’unico Parlamento nazionale che ha votato in maggioranza al Senato della Repubblica, poco prima del G8 de L’Aquila (2009) una mozione negazionista sui cambiamenti climatici, dopo ben quattro rapporti dell’IPCC, la commissione intergovernativa sui cambiamenti climatici dell’ONU. E, dopo il 2009, altri due rapporti dell’IPCC hanno ribadito e con evidenze maggiori le responsabilità umane nella crisi climatica. Ora le stesse forze politiche – quella stessa destra che vuole cancellare il pur modesto “green deal” nonostante sia stato il motivo principale per mobilitare le risorse europee – si candidano a guidare il Paese. 

Nella prossima campagna elettorale avremo un vero “fronte progressista”, che metta al centro del dibattito politico la vera emergenza del nostro tempo? O continueremo ad assistere a sterili dibattiti e propaganda mentre, per dirla con le parole di Greta Thunberg, “la nostra casa brucia”?

Basta investire su petrolio, gas e carbone!

Alluvioni, incendi, siccità: mentre la vita sul Pianeta è sconvolta da eventi estremi causati dai cambiamenti climatici, i principali istituti finanziari, di credito e assicurativi continuano a investire nel settore dei combustibili fossili e a finanziare chi inquina, gettando benzina sul fuoco della crisi climatica. Se vogliamo limitare le conseguenze dei cambiamenti climatici e salvare 1 milione di specie a rischio dobbiamo ascoltare la scienza e tagliare subito i finanziamenti all’espansione di gas, petrolio e carbone. Chiedi alle banche e alle compagnie di fare la loro parte nella lotta all’emergenza climatica: basta finanziamenti che distruggono il Pianeta!

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