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Oltre gli allevamenti intensivi: la nostra proposta di legge

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Oltre gli allevamenti intensivi: la nostra proposta di legge

Questa mattina abbiamo presentato in una conferenza stampa presso la Camera dei Deputati una proposta di legge per cambiare il sistema degli allevamenti intensivi in Italia. Insieme a ISDE – Medici per l’ambiente, Lipu, Terra! e WWF Italia abbiamo illustrato a parlamentari e giornalisti le nostre richieste. A sostegno dell’iniziativa sono intervenuti, tra gli altri, i deputati Michela Vittoria Brambilla (Noi Moderati), Eleonora Evi (Alleanza Verdi Sinistra), Arturo Scotto e Andrea Orlando (Partito Democratico) e il Comitato G.A.E.T.A. di Schivenoglia (MN), uno dei comitati locali contro gli allevamenti intensivi.

Cosa chiediamo

L’obiettivo della proposta è cambiare un settore insostenibile che danneggia la nostra salute, il benessere degli animali, l’ambiente e le piccole aziende.

Per questo chiediamo di:

fermare l’espansione degli allevamenti intensivi, soprattutto nei territori più inquinatiridurre il numero di animali allevati in Italia avviare una transizione ecologica degli allevamenti intensivi esistentisostenere le piccole aziende agricole tutelare i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori del compartogarantire cibo sano e di qualità a prezzi accessibili per i consumatori

 Aiutaci a realizzare un futuro senza allevamenti intensivi!

FIRMA LA PETIZIONEUna moratoria per tutelare la salute

Il sistema zootecnico è attualmente responsabile di oltre due terzi delle emissioni di ammoniaca in Italia e ha conseguenze dirette sulla salute umana. Infatti, l’ammoniaca prodotta dagli allevamenti intensivi è la seconda causa di formazione delle polveri sottili (PM2,5), responsabili di migliaia di morti premature ogni anno nel nostro Paese. 

La Pianura Padana, dove sono concentrati gli allevamenti intensivi italiani, è anche conosciuta come la “camera a gas d’europa”, con valori del PM2,5 spesso superiori alle soglie indicate dall’OMS. Per questo chiediamo una moratoria sull’apertura di nuovi allevamenti intensivi e di fermare l’aumento del numero di animali in quelli già esistenti, a partire dai territori più inquinati.

Meno animali per la sicurezza alimentare

Gli allevamenti intensivi richiedono anche un grande uso di risorse, spesso sottratte al consumo diretto umano. Due terzi dei cereali commercializzati nell’Unione Europea diventano infatti mangime e circa il 70% dei terreni agricoli europei è destinato all’alimentazione animale, principalmente per coltivazioni come il mais che richiede tantissima acqua, una risorsa sempre più scarsa a causa della siccità alimentata dalla crisi climatica.

Nel nostro Paese gli animali allevati in modo intensivo sono più di 700 milioni all’anno, questo equivale a  enormi quantità di acqua, terreni e mangimi, senza contare la sofferenza degli animali. Per questo proponiamo di ridurre la produzione e il consumo di carne in Italia, con un piano di riconversione ecologica degli allevamenti intensivi già esistenti. È ora di promuovere produzioni a più basso consumo di risorse e con minori impatti ambientali, sociali e sanitari.

Un modello più equo per chi produce e consuma

L’attuale comparto agro-zootecnico soffre infine di grandi iniquità: l’80% dei fondi europei per l’agricoltura italiana finisce attualmente nelle casse di appena il 20% di aziende agricole. Questo sistema, di fatto, penalizza le piccole aziende e favorisce quelle di maggiori dimensioni: secondo Eurostat, in poco più di dieci anni (tra il 2004 e il 2016) l’Italia ha perso oltre 320 mila aziende, ha assistito a un calo del 38% delle aziende più piccole, a un aumento del 23% di quelle più grandi e del 21% di quelle molto grandi. 

Per questo chiediamo di supportare le aziende agricole di piccole dimensioni, attraverso misure di sostegno economico e tecnico, usando il denaro pubblico che oggi finanzia i grandi sistemi intensivi. Vogliamo un modello con margini di guadagno più equi per i produttori e prezzi più accessibili per i consumatori.

 Aiutaci a realizzare un futuro senza allevamenti intensivi!

FIRMA LA PETIZIONE

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