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Le cinque sfide per la protezione del pianeta che ci attendono nel 2024

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Le cinque sfide per la protezione del pianeta che ci attendono nel 2024

Chiuso il 2023, con tutti i bilanci e le riflessioni del caso, è il momento di proiettarci su quanto ci aspetta nel nuovo anno a livello ambientale. Ecco dunque, accompagnate dagli auspici di Greenpeace Italia, le cinque sfide più importanti del 2024 per la protezione del nostro pianeta. 

Giustizia climatica ora!

Secondo una recente indagine condotta da IPSOS in diversi Paesi, Italia inclusa, “la crescente gravità degli eventi climatici sta creando profonda ansia nell’opinione pubblica”, con “un’aspettativa diffusa che ciò che abbiamo visto finora sia solo l’inizio dell’emergenza climatica”. Occorre agire ora per provare a mitigare per quanto possibile il riscaldamento globale. Ne va del nostro presente e del nostro futuro, è una questione di sopravvivenza, di giustizia climatica e sociale. 

Ed è per questo motivo che, in tutto il mondo, sempre più organizzazioni o cittadine e cittadini si rivolgono a dei tribunali per costringere aziende e governi ad accelerare la necessaria transizione energetica. Queste azioni legali si chiamano climate litigation e il 2024 sarà un anno molto importante su questo fronte, sia in Italia che all’estero. A livello internazionale, ad esempio, sono previsti aggiornamenti sul caso dell’associazione elvetica Klima Seniorinnen (Anziane per il clima) che, con il supporto di Greenpeace, ha portato la Svizzera davanti alla Corte europea dei diritti umani (ECtHR). Si tratta della prima climate litigation mai discussa da questo consesso europeo, a cui si sono rivolte le ricorrenti per chiedere al governo elvetico di ridurre le emissioni di gas serra in modo più ambizioso per proteggere la vita delle persone a rischio, come per l’appunto anziane e anziani. La decisione, prevista proprio per il 2024, potrebbe avere un impatto sulle politiche climatiche nazionali e su casi simili in Europa e non solo.

Ma anche per l’Italia sarà un anno importante sul versante giustizia climatica. Oltre a essere attesa nella prima parte dell’anno la sentenza su “Giudizio Universale”, contenzioso portato avanti dall’associazione A Sud e diverse altre realtà contro lo Stato italiano per inadempienza climatica, a febbraio si terrà la prima udienza de “La giusta causa”, azione legale lanciata da Greenpeace Italia, ReCommon e 12 tra cittadine e cittadini italiani contro ENI. Si tratta del primo caso mai registrato in Italia di climate litigation contro un soggetto di diritto privato. Oltre a ENI, sono stati denunciati anche il Ministero dell’Economia e delle Finanze e Cassa Depositi e Prestiti, in qualità di azionisti che esercitano un’influenza dominante sulla stessa ENI.

Chiediamo al tribunale di Roma di condannare l’azienda in sede civile per i danni subiti e futuri derivanti dai cambiamenti climatici, a cui l’azienda ha contribuito con la sua condotta negli ultimi decenni, continuando a investire nei combustibili fossili, pur essendo consapevole da molto tempo dell’impatto negativo dello sfruttamento di queste fonti energetiche sul clima del pianeta, come dimostrato nel nostro report “ENI sapeva”. La prima udienza della “Giusta Causa” è in programma il 16 febbraio 2024. 

È tempo di nuove elezioni in Europa

Dal 6 al 9 giugno 2024 decine di milioni di cittadine e cittadini europei saranno chiamati alle urne per rinnovare le istituzioni comunitarie. Seppur i margini di miglioramento siano molto ampi, grazie a provvedimenti come il Green Deal il Vecchio Continente si pone come un’avanguardia a livello globale per le politiche di tutela del clima e dell’ambiente. Le prossime elezioni europee saranno importanti anche da questo punto di vista: chi vincerà le elezioni e sarà chiamato a guidare le istituzioni europee dovrà evitare che vengano smantellati atti di indirizzo urgenti, come quanto stabilito dal Green Deal europeo e declinati ad esempio nelle strategie Farm to fork e Biodiversità 2030. Strategie duramente contrastate dai deputati liberali, conservatori e di destra dell’attuale parlamento dell’Unione Europea, ma anche da governi nazionali, basti pensare alle posizioni dell’Italia per impedire una reale riduzione dell’uso dei pesticidi e delle emissioni legate agli allevamenti intensivi. O il tentativo in corso di deregolamentare gli OGM, mettendo a rischio il settore del biologico e il Made in Italy da sempre caratterizzato per essere libero da OGM.

Non solo, alla prossima formazione europea spetterà anche l’inizio delle contrattazioni sulla prossima Politica agricola comune (PAC) per il periodo 2027-2031, che dovrà portare quel cambio di rotta necessario e urgente in chiave di riduzione degli impatti del settore agricolo comunitario che la programmazione in corso è ben lungi dall’ottenere.

Proteggiamo gli oceani

Il 2023 è stato un anno storico per gli oceani, con l’adozione, sotto l’egida delle Nazioni Unite, di un trattato globale per la loro protezione. Ma c’è ancora molto da fare: nel 2024 sarà fondamentale ratificare l’accordo per passare, finalmente, dalle parole ai fatti. Cosa comporterebbe la ratifica di tale provvedimento? Si permetterebbe la creazione, anche in acque internazionali, di una rete di santuari marini liberi da attività umane distruttive. Inoltre il trattato dà la possibilità di raggiungere il cosiddetto obiettivo 30×30, attraverso la creazione di una rete efficace di aree marine protette anche nel Mediterraneo. Solo con misure efficaci daremo agli oceani la possibilità di riprendersi e prosperare.

Serve un trattato vincolante contro l’inquinamento da plastica

Il 2024 sarà fondamentale per la lotta all’abuso di plastica: è questo l’anno in cui le Nazioni Unite confidano di riuscire a raggiungere l’accordo per un trattato globale, legalmente vincolante, che metta fine all’era dell’inquinamento da questo materiale. Oltre il 99% della plastica è ottenuto dai combustibili fossili e, con una produzione destinata ad aumentare in modo esponenziale nei prossimi anni, questa situazione rischia di aggravare ulteriormente la crisi climatica. Per questo, da tempo, chiediamo che questa forma di inquinamento, tra le più gravi emergenze del nostro tempo, venga affrontato all’origine, riducendo la produzione.

Per essere efficace, il Trattato globale sulla plastica dovrà ridurre di almeno il 75% la produzione totale di plastica entro il 2040 per limitare il suo contributo   all’aumento della temperatura globale entro 1,5°C e proteggere così il clima, il pianeta, la nostra salute, i nostri diritti e le nostre comunità. Abbiamo un’opportunità unica per risolvere la crisi della plastica: per il bene del nostro futuro come collettività, non possiamo sprecarla.

I grandi eventi internazionali

Il 2024 sarà, infine, un anno di grandi appuntamenti internazionali in cui sarà chiamata ad avere un ruolo da protagonista anche l’Italia. Oltre alla COP29, che si terrà in Azerbaijan, altro Stato che fa dell’export di combustibili fossili un suo punto di forza economica, il nostro Paese avrà la presidenza di turno del G7

L’auspicio di Greenpeace Italia è che in questo grande evento globale ci sia il clima al centro dei colloqui di alcuni dei leader più importanti del pianeta. E che il governo italiano, con un sussulto di orgoglio e un minimo di interesse per tematiche che hanno un reale impatto sul benessere della collettività, (ENI permettendo) si ponga come capofila tra i Paesi più industrializzati per condurci verso una reale transizione energetica, pulita e senza scappatoie. Scenario complesso? Siamo a inizio anno, sognare non costa nulla…

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