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L’Italia si schiera nel Mar Rosso per difendere petrolio e gas

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L’Italia si schiera nel Mar Rosso per difendere petrolio e gas

Al fianco di Francia e Germania, l’Italia farà parte della missione europea Aspides nel Mar Rosso bersagliato dagli Houthi

Il Consiglio per gli Affari Esteri dell’Unione ha discusso oggi la possibilità di avviare una missione militare europea a protezione della libertà di navigazione nel Mar Rosso. Si chiamerà Aspides e vedrà il nostro Paese schierato al fianco di Francia e Germania nella difesa dei mercantili nel Mar Rosso, finiti nel mirino degli attacchi degli Houthi yemeniti. L’ obiettivo ufficiale è la protezione del traffico marittimo e della libertà di navigazione, ma il vero interesse del nostro governo è quello di tutelare le rotte del petrolio e del gas.  

Gli interessi fossili in gioco

La rotta del Canale di Suez, infatti, è strategica per le fonti fossili. Da quel braccio di mare passano circa:

il 5% del greggio mondialeil 10% dei prodotti petroliferil’8% dei flussi marittimi di gas naturale liquefatto (GNL).

La guerra in Ucraina ha aumentato il flusso di petroliere e metaniere lungo il canale, sia in direzione nord, con la crescita delle importazioni europee e canadesi dal Golfo arabo per supplire al calo dei combustibili russi, sia in direzione sud, con la deviazione delle esportazioni russe verso i Paesi asiatici. Secondo un rapporto di Srm, il centro studi del Gruppo Intesa Sanpaolo, nella prima metà del 2022 il petrolio e i prodotti petroliferi transitati attraverso il Canale di Suez sono aumentati del 33,6% rispetto allo stesso periodo del 2021.

L’obiettivo dell’Italia

Per l’Italia la posta in gioco è ancora più alta: secondo FederPetroli, circa il 27% dell’import italiano di greggio e il 34% del GNL transitano dall’area interessata dal conflitto.

Insomma, circa un terzo del nostro approvvigionamento di gas e petrolio si trova oggi nel mirino degli Houthi. E questo perché la “diversificazione” italiana in risposta all’invasione russa dell’Ucraina non ha puntato sulle energie rinnovabili, ma si è limitata a cambiare fornitore di gas e petrolio, ignorando i rischi ambientali e geopolitici connessi. 

In particolare, lo stop dei transiti nel Mar Rosso del Qatar coinvolge direttamente l’Italia, uno dei principali importatori di gas dal piccolo emirato, con il quale Eni ha recentemente siglato un contratto a lungo termine che prevede consegne di GNL fino al 2053, ben oltre la data indicata dalla Commissione europea per il raggiungimento della “neutralità climatica”. 

Che il vero interesse del governo italiano sia soprattutto la tutela delle fonti fossili lo ha confermato, di fatto, anche il ministro degli Esteri Antonio Tajani, che ha sottolineato in Senato lo scorso 18 gennaio che «gli attacchi stanno mettendo a rischio una delle rotte commerciali più importanti al mondo, soprattutto per quanto riguarda i rifornimenti energetici dell’Europa meridionale, Italia inclusa, provenienti dai Paesi del Golfo». 

Invece delle fonti fossili, proteggiamo il clima e la pace

Per l’Italia si tratta dell’ennesimo intervento armato a tutela delle fonti fossili. 

Dal 2021, circa il 64% della spesa per le missioni militari italiane è legato alla difesa di asset e rotte del petrolio e del gas, nonostante gli impegni per la decarbonizzazione annunciati dal nostro governo.

Invece di continuare a difendere il petrolio e il gas che alimentano l’inferno climatico e gli interventi armati nel Mediterraneo, il nostro governo lavori per un futuro sostenibile investendo massicciamente nelle fonti rinnovabili. Se lo avesse già fatto oggi non rischieremmo una nuova crisi energetica.

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