L’Indonesia brucia, multinazionali e commercianti di olio di palma ancora coinvolti

di  greenpeace - Tutti gli articoli

Tra il 2010 e il 2015 numerose multinazionali e operatori di materie prime si sono impegnati a porre fine alla deforestazione entro il 2020. Nonostante ciò, la distruzione delle foreste indonesiane a causa dell’espansione delle piantagioni di palma da olio non ha mostrato alcun segno di rallentamento, anzi.

Il rapporto internazionale “Burning down the house” dimostra che le multinazionali del settore alimentare – prime fra tutte Unilever, Mondelēz, Nestlé e Procter&Gamble – e i principali commercianti di olio di palma (Wilmar, Cargill, Musim Mas e Golden-Agri Resources) continuano ad acquistare olio di palma da gruppi di produttori responsabili degli incendi che anche quest’anno hanno devastato l’ Indonesia.

Paradossalmente, due terzi di questi produttori sono membri della Tavola Rotonda per l’Olio di Palma Sostenibile (RSPO) – un ente che appunto dovrebbe certificare l’olio di palma prodotto in modo sostenibile (e dunque proteggere foreste e torbiere).

La sostenibilità rischia così di diventare una pura e semplice parola di facciata, l’ennesimo esempio di greenwashing per ripulire l’immagine di gruppi di produttori senza scrupoli e di società che antepongono il profitto economico alla salute delle persone e del Pianeta.

Ma vediamo qualche numero, per renderci conto della portata del fenomeno180.000 ettari: l’area distrutta tra il 2015 e il 2018 dai produttori da cui Unilever si è rifornito.140.000 ettari: l’area distrutta tra il 2015 e il 2018 dai produttori da cui Wilmar si è rifornito.900.000: le persone che, in Indonesia, hanno sofferto di infezioni respiratorie acute a causa della densa nube di cenere e fumo generata dagli incendi di quest’anno.465 milioni di tonnellate: la quantità di CO2 emessa dagli incendi che hanno devastato l’Indonesia fra il primo gennaio e il 22 ottobre di quest’anno. La stessa quantità di emissioni totali annue di gas a effetto serra prodotte dal Regno Unito.Cosa chiediamo?

Basta nascondersi dietro false promesse o etichette di sostenibilità: ai grandi commercianti di materie prime e alle multinazionali che acquistano i loro prodotti chiediamo di agire immediatamente per ripulire le proprie filiere dalla deforestazione, mentre ai governi nazionali e all’Unione europea chiediamo di introdurre una normativa che garantisca che il cibo che mangiamo e i prodotti che utilizziamo non vengano prodotti a discapito del Pianeta e dei diritti umani.

Cos’è successo con Wilmar, Mondelēz e Unilever? Nel dicembre 2018, dopo un’intensa campagna di Greenpeace, Wilmar, Mondelēz e Unilever avevano pubblicato un piano d’azione per eliminare la deforestazione dalla propria filiera. Durante i primi otto mesi del 2019, Greenpeace ha collaborato con loro con l’obiettivo di creare una piattaforma di monitoraggio della deforestazione che operatori di materie prime e multinazionali -ma anche ONG e governi- avrebbero potuto consultare per assicurarsi che la propria filiera fosse trasparente e libera da deforestazione. Purtroppo, nonostante alcuni progressi, non si è arrivati ad un accordo su alcuni elementi che Greenpeace ritiene fondamentali per avviare una piattaforma credibile di monitoraggio. Di conseguenza, a fine agosto 2019, abbiamo deciso di ritirarci da questo processo: ne abbiamo abbastanza delle false promesse!