L’accordo sulla PAC segna la condanna a morte per le piccole aziende e l’ambiente

di  greenpeace

Ieri sera gli europarlamentari hanno votato un accordo che rischia di annientare sul nascere gli obiettivi del Green Deal europeo mentre le aziende agricole di piccole dimensioni, già in difficoltà, continueranno a scomparire ad un ritmo allarmante.

Per riformare la PAC in modo da consentirle di affrontare la crisi climatica in corso, la Commissione ambiente del Parlamento aveva proposto di tagliare i sussidi per il sistema degli allevamenti intensivi e di aumentare sostanzialmente i finanziamenti per le misure ambientali.

La plenaria del Parlamento, invece, non solo ha respinto le proposte della Commissione, ma ha adottato un accordo preconfezionato tra i gruppi PPE, S&D e Renew, prevedendo di destinare alle pratiche agronomiche verdi solo il 20% della dotazione nazionale degli aiuti diretti della PAC. Una percentuale assolutamente insufficiente ad affrontare la crisi in corso.

Una vittoria delle industrie dell’agrobusiness

L’accordo presentato dai tre gruppi politici ha creato così tanta insoddisfazione tra i deputati al Parlamento europeo che 166 di loro, molti in opposizione alla leadership del proprio partito, hanno votato un emendamento per annullare l’intera proposta in discussione della PAC e chiedere alla Commissione Ue di tornare al tavolo di programmazione. Inoltre anche il Commissario europeo per l’agricoltura, Janusz Wojciechowski, ha affermato che l’accordo raggiunto dal Parlamento è incompatibile con il Green Deal europeo.

Quella che doveva essere l’occasione storica per promuovere la riconversione ecologica di un settore che ha livelli di produzione insostenibili per l’ambiente ed è spesso anche poco remunerativo per tanti agricoltori italiani è diventata l’ennesima riprova del potere delle lobbies dell’agricoltura industriale e della priorità che hanno i loro interessi sulla salute di persone e ambiente.

Sul fronte italiano, è la stessa ministra Bellanova che ora plaude alla decisione adottata dal Parlamento europeo, ad aver affermato che serve una visione della politica agricola che ponga al centro il contrasto all’emergenza climatica.

Negli ultimi 60 anni, la politica agricola europea è stata totalmente cieca rispetto all’impatto dell’agricoltura sull’ambiente e con questa decisione il Parlamento Ue non fa altro che continuare volontariamente in questa direzione, ignorando gli avvertimenti della scienza sulla necessità di invertire rotta per affrontare la crisi climatica.  

Il futuro della PAC, adesso, dipenderà dagli esiti dei negoziati a tre, ovvero il trilogo, tra Commissione europea, Parlamento europeo e governi nazionali. I negoziati dovrebbero iniziare presto, sotto la presidenza tedesca del Consiglio europeo e concludersi all’inizio del 2021.