Il TAR ci dà ragione sull’allevamento intensivo di maiali di Schivenoglia

di  greenpeace

Pig fattening in intensive animal farming. Pigs on slatted floor. Livestock farming in narrow boxes.

Il 5 febbraio il TAR di Brescia ci ha dato piena ragione nel ricorso sulla decisione del Comune di Schivenoglia (Mantova) di ignorare l’istanza presentata dalla nostra associazione, e ha disposto pertanto l’obbligo a fornire tale risposta entro 30 giorni dall’emissione della sentenza, condannando l’amministrazione alle spese processuali. Un importante risultato nel ricordare alle istituzioni, locali e non, la necessità di ascoltare la voce di comitati e associazioni, soprattutto quando in gioco ci sono gli impatti dannosi che i grandi allevamenti intensivi hanno sul territorio.

A Schivenoglia, da anni il comitato locale G.A.E.T.A. sta portando avanti una vertenza sulla costruzione di nuovi allevamenti intensivi dell’azienda Biopig, del gruppo Cascone.

Ultima in ordine di tempo quella su una struttura destinata ad ospitare più di 4.000 suini, autorizzata dalla Provincia di Mantova e dagli altri enti locali senza una procedura di VIA (Valutazione di Impatto Ambientale), alla quale gli allevamenti intensivi con più di 3.000 suini devono essere sottoposti in quanto “industrie insalubri di prima classe”.

Un’autorizzazione avvenuta in forza a nuove linee guida operative della Provincia di Mantova e di precedenti autorizzazioni in possesso del gruppo Cascone, che ha permesso l’avvio dei lavori sulla base di una procedura semplificata, simile a quella che si presenta per ristrutturazioni o manutenzioni straordinarie di uno stabile. Sulla sospetta inadeguatezza del titolo ottenuto dall’azienda, Greenpeace aveva presentato nel luglio scorso un’istanza al Comune di Schivenoglia, chiedendone il ritiro in autotutela e la conseguente sospensione delle attività di costruzione e ampliamento dell’allevamento. II Comune non ha però ritenuto di dover rispondere e i lavori sono proseguiti, senza che nessuna autorità chiedesse conto degli aspetti ambientali indicati nell’istanza e che a più riprese erano stati sollevati.          

Attendiamo dunque la risposta, nella quale sarà interessante leggere le motivazioni alla base della decisione dell’ente locale che ha consentito la realizzazione di un ulteriore allevamento intensivo in un comune che già conta quasi 7 maiali per ogni abitante e che registra livelli elevati di polveri sottili, che rischiano di peggiorare con l’avvio di questa attività.

Per il momento registriamo un primo risultato, che ci auguriamo sia di supporto ai comitati locali che si battono per la tutela del proprio territorio, soprattutto in quelle zone del bacino padano in cui l’inquinamento legato agli allevamenti intensivi assume aspetti sempre più preoccupanti.