Emergenza climatica, Greenpeace e Re:Common: «Petrolio e gas non sono più assicurabili, Generali abbandoni questo business»

di  greenpeace

Greenpeace e Re:Common, insieme alle altre ong che sostengono la campagna Unfriend Coal/Insure Our Future, rendono oggi pubblica una lettera inviata agli amministratori delegati delle trenta principali compagnie assicurative globali, con la quale chiedono loro di porre fine al sostegno per nuovi progetti di petrolio e gas, così da raggiungere gli obiettivi internazionali in materia di clima.

Unfriend Coal/Insure Our Future ha inoltre appena pubblicato una ricerca che rivela che quattro compagnie assicurative che hanno sostenuto pubblicamente l’obiettivo fissato dall’accordo di Parigi di limitare il riscaldamento globale al di sotto di 1,5°C sono tra le più coinvolte nel settore dell’oil&gas. Per raggiungere questo obiettivo, occorre infatti azzerare le emissioni nell’area UE entro il 2040 e a livello mondiale entro il 2050.

“Gli assicuratori hanno la responsabilità di agire per raggiungere gli obiettivi internazionali sul clima ed allineare le loro attività all’accordo di Parigi”, si legge nella lettera. “Mentre i governi pianificano la ripresa dalla crisi causata dalla pandemia, gli assicuratori devono sostenere la transizione verso un futuro sostenibile, equo e resiliente come sottoscrittori e investitori”.

Oil Change International ha stimato che le emissioni di CO2 dovute allo sfruttamento completo delle riserve esistenti di petrolio, gas e carbone sarebbero sufficienti a portarci ben oltre la soglia dell’aumento della temperatura media globale di 1,5°C.

Se il carbone rimane il combustibile fossile più inquinante, petrolio e gas hanno causato più della metà delle emissioni totali di anidride carbonica nel 2018. Nonostante questo, governi e multinazionali hanno intenzione di aumentare la produzione di idrocarburi da qui al 2040.

Negli ultimi tre anni, la campagna Unfriend Coal è riuscita ad ottenere risultati importanti, spingendo 19 grandi gruppi assicurativi ad escludere il settore carbonifero dalle attività di copertura dei rischi oltre che dal proprio portfolio di investimenti. La gravità e l’urgenza della crisi climatica richiedono però impegni molto più ambizioni, che includano tutti i combustibili fossili, inclusi petrolio e gas.

La principale compagnia assicurativa italiana, Assicurazioni Generali, si è impegnata negli ultimi anni a ridurre il proprio supporto al carbone, e successivamente al settore delle sabbie bituminose. È arrivato il momento che la compagnia triestina abbandoni completamente il carbone e prenda una posizione netta anche sui nuovi progetti di petrolio e gas, compresi i vari gasdotti in programma in Italia. Se completate, queste infrastrutture fossili ostacoleranno in maniera decisiva il processo di transizione energetica del Paese, sprecando il poco tempo che ci rimane per affrontare la crisi climatica.

In una fase in cui molti governi preferiscono andare incontro alle società fossili piuttosto che ai bisogni delle persone e dell’ambiente, le grandi assicurazioni hanno il dovere di prendere una posizione netta.

In particolare devono:

– porre immediatamente fine a tutte le coperture assicurative per nuovi progetti legati a petrolio e gas, inclusi gasdotti e altre infrastrutture associate;

– porre immediatamente fine a tutte le coperture assicurative per progetti e società del settore del carbone;

– impegnarsi a un phase-out da petrolio e gas in linea con l’obiettivo di limitare l’aumento medio della temperatura globale entro 1,5°C;

– disinvestire immediatamente dall’industria fossile.

Greenpeace e Re:Common continueranno a monitorare l’operato di Assicurazioni Generali e a fare pressione sul management della compagnia italiana finché non si impegnerà a cambiare rotta smettendo di assicurare i combustibili fossili.

Leggi la ricerca