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Brasilia, migliaia di indigeni allo #StruggleForLife Camp chiedono rispetto per i propri diritti

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Brasilia, migliaia di indigeni allo #StruggleForLife Camp chiedono rispetto per i propri diritti

Indigenous delegations arrive at the Struggle for Life camp. From 4 to 5 thousand Indigenous leaderships from all over Brazil gather in Brasília from August 22nd to the 27th in the Struggle for Life camp.

Questa settimana si sta tenendo a Brasilia il raduno dei Popoli Indigeni: circa 5000 i partecipanti, che hanno deciso di attendere insieme l’esito del giudizio della Corte suprema federale del Brasile sul futuro delle terre indigene protette del Paese. Numerose le manifestazioni per condividere il loro messaggio e la loro opinione con i giudici e con il pubblico.

La piazza Ipê di Brasilia diventa infatti questa settimana il più grande villaggio indigeno del Brasile: proprio due giorni fa è iniziato nella capitale il raduno dei Popoli Indigeni provenienti da tutto il Paese, che prende nome dal movimento dei popoli indigeni di lotta per la vita (#LutaPelaVida). L’appuntamento riunisce i leader indigeni di tutte le regioni del Brasile e prevede un’intensa agenda di azioni e mobilitazioni per arginare la politica anti-indigena del governo Bolsonaro.

Una delle ragioni principali di questa mobilitazione è l’attesa sentenza della Corte Suprema Federale sul cosiddetto marco temporal, prevista per oggi. Il principio del marco temporal, che si vuol introdurre nella legislazione del Paese, stabilisce che gli indigeni possano rivendicare il diritto alla propria terra come Terra Indigena protetta – i territori che hanno vissuto e utilizzato per millenni – solo in presenza di una formale documentazione che ne attesti la loro presenza già alla data del 5 settembre 1988, giorno di entrata in vigore dell’attuale Costituzione del Brasile. La questione è nata sul caso dell’Istituto ambientale di Santa Catarina contro gli indigeni Xokleng e la Fondazione nazionale indiana (Funai), su un’area che era rivendicata come terra indigena Ibirama-Laklanõ dal popolo Xokleng. La sentenza è destinata a fare scuola e ad avere ripercussioni generali perché la decisione sarà valida per altri casi simili e avrà dunque un impatto su tutti i Popoli Indigeni del Brasile e le loro terre. 

Indigenous delegations arrive at the Struggle for Life camp. From 4 to 5 thousand Indigenous leaderships from all over Brazil gather in Brasília from August 22nd to the 27th in the Struggle for Life camp.

Se approvato dai giudici della Suprema Corte Federale del Brasile, il principio del marco temporal danneggerà enormemente gli sforzi per demarcare e proteggere le Terre Indigene e renderà la vita e l’autodeterminazione culturale dei Popoli Indigeni ancora più difficile.

Questo principio, che collega le terre indigene all’emanazione della costituzione del 1988, legalizza de facto le violenze commesse per decenni contro i Popoli Indigeni, non considera momenti storici come la Dittatura Militare del Brasile (un periodo in cui le violenze contro le popolazioni indigene sono state numerose, tuttora in fase di scoperta e denuncia) e non tiene conto del fatto che fino al 1988 i Popoli Indigeni non avevano autonomia per difendere in tribunale i loro diritti.

Gli indigeni tuttavia non sono a Brasilia solo per seguire insieme il giudizio e attendere la sentenza, ma intendono denunciare e combattere anche le principali proposte legislative che minacciano l’integrità delle foreste – la loro casa – e minano i propri diritti, quelli dei quilombola (discendenti degli schiavi afro-brasiliani fuggiti dalle piantagioni) e delle comunità tradizionali. 

Tra le norme contestate ci sono i progetti di legge PL 191/2020 (che consente le estrazioni minerarie all’interno di terre indigene protette) e PL 490/2007 (sulla riduzione della tutela delle persone indigene che vivono in isolamento volontario da persone non indigene). Quest’ultimo riguarda, ad oggi, 115 persone che (come formalmente riconosciuto dalla Stato) hanno scelto di vivere isolate e sarebbero immensamente danneggiate da questa norma. Nel loro caso, tra l’altro, non è nemmeno possibile sapere se occupassero la terra in cui vivono già nel 1988: sono cacciatori e raccoglitori nomadi che hanno abitato aree forestali diverse nel corso degli anni. Molte delle loro terre non saranno nemmeno riconosciute. 

Il principio del marco temporal in definitiva restringe i diritti costituzionali delle popolazioni indigene ed è invece a favore degli interessi dei cosiddetti Ruralists, la lobby politica – interna ed esterna al Parlamento brasiliano – connessa al settore dell’agricoltura industriale e a coloro che sono interessati allo sfruttamento predatorio delle terre indigene (per il disboscamento o l’estrazione mineraria illegali).

“Il ritardo nella demarcazione delle terre indigene è molto preoccupante –  ha affermato uno dei leader di Xokleng, Brasílio Priprá – Più passa il tempo, più è difficile delimitare la terra in Brasile. Le popolazioni indigene devono veder riconosciuti i loro diritti tradizionali. E vorremmo che fossero considerate le ripercussioni generali, che si agisse in favore dei diritti, che si smettesse di parlare di tempi sulle occupazioni delle terre”.

Carolina Marçal, portavoce della campagna per l’Amazzonia di Greenpeace, ha ribadito che la Corte Suprema Federale deve riconoscere il carattere originario dei diritti degli indigeni, riconoscendo che essi vivevano in queste terre ben prima del 1500 e ben prima dell’Indipendenza del Brasile, nel 1822.

“Rigettando il principio del marco temporal, i giudici metteranno fine a centinaia di conflitti per la terra e promuoveranno il riconoscimento e la demarcazione dei territori – ha affermato Marçal – Se ciò non accadrà, le violazioni avvenute in passato non solo saranno legalizzate, ma potremo vedere in futuro diverse sentenze di annullamento delle demarcazioni, l’emergere di conflitti nelle regioni pacificate e l’incoraggiamento di un nuovo processo di invasione di terre delimitate. Non possiamo permettere che ciò accada“.

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