5 motivi per cui puntare sul gas fossile sarebbe negativo per clima ed economia

5 motivi per cui puntare sul gas fossile sarebbe negativo per clima ed economia
di  greenpeace

Qualunque cosa le compagnie petrolifere e del gas, i partiti politici o la Commissione Europea vogliano farci credere, il gas fossile non ha alcun ruolo positivo nella transizione energetica o nella risposta alla crisi economica post COVID-19. In realtà si tratta di un combustibile sporco, costoso e inutile. Le rinnovabili non solo sono migliori per il clima, ma sono anche più economiche e creano più posti di lavoro.

Per questo abbiamo cercato di riassumere, in 5 punti, i motivi per cui promuovere il concetto di una “ripresa guidata dal gas” porterebbe alla rovina economica e ambientale:

1. Il gas può essere inquinante quanto il carbone

Considerando le emissioni di gas serra associate all’estrazione, alla produzione, al trasporto e alla distribuzione di gas, gli scienziati sono arrivati alla conclusione che nell’intero ciclo di vita il gas può inquinare quanto il carbone, se non di più. Non solo il processo di liquefazione e trasporto di gas è ad alta intensità energetica, ma le perdite di metano (un gas serra 86 volte più potente della CO2 nel breve termine) che si verificano abitualmente dalle infrastrutture del gas sono significativamente sottovalutate.

2. Gli investitori sono già sovraesposti al gas

Investire ora in nuovi progetti per il gas porterà le aziende a riempire il proprio portafoglio di investimenti che presto saranno economicamente non redditizi (i cosiddetti “stranded assets”), o peggio ancora causerà il fallimento dell’azione di tutela del clima, contribuendo così all’aumento dei costi relativi ai danni climatici.

Al 2019 quasi 5 mila miliardi di dollari di investimenti sono già stati impegnati in nuovi giacimenti di petrolio e gas a livello mondiale, e anche l’Italia tramite il Piano Nazionale Integrato Energia e Clima (PNIEC) e le politiche dell’azienda di stato Eni dimostra di voler investire soprattutto sul gas fossile. Tutto questo è incompatibile con l’obiettivo 1,5°C.

3. Un Paese 100% rinnovabile è possibile e conviene

Alcuni mesi fa abbiamo pubblicato uno studio dal titolo “Italia 1.5”, che mostra la strada per abbandonare davvero gas, petrolio e carbone e rendere così l’Italia un paese in linea con gli Accordi di Parigi. Abbiamo dimostrato come una rivoluzione energetica che porti l’Italia a emissioni zero non è solo tecnicamente possibile, ma anche conveniente: questa transizione sarà infatti a costo zero nel breve periodo (2030) grazie ai risparmi legati alle mancate importazioni di combustibili fossili, e nel lungo periodo il saldo economico sarà ampiamente positivo. Lo stesso varrebbe per l’occupazione: con il PNIEC approvato dal governo si prevederebbe la creazione di circa 100 mila posti di lavoro al 2030, mentre con un forte investimento sulle energie rinnovabili si potrebbero creare oltre 160 mila nuovi posti di lavoro nello stesso periodo di tempo.

Attivisti sulla piattaforma di estrazione “Prezioso”, nello Stretto di Sicilia, hanno aperto un banner con il messaggio “Ci state bruciando il futuro” diretto al governo italiano, che non sta facendo abbastanza per affrontare l’emergenza climatica.4. Il gas fossile non è necessario per la affidabilità della rete

Le soluzioni di stoccaggio dell’energia e gestione della domanda stanno diventando competitive con gli impianti di gas di picco (i cosiddetti peaker) per il bilanciamento delle reti elettriche. Secondo uno studio realizzato da Wood MacKenzie, un gruppo di ricerca internazionale specializzato sul tema dell’energia, le batterie potrebbero presto sostituire tutti i peakers a gas e si prevede che l’elettrificazione dei trasporti e degli edifici contribuirà ulteriormente a soddisfare le aspettative di affidabilità della rete.

5. Nuove infrastrutture per il gas fossile provocherebbero l’aumento delle emissioni per decenni.

I piani di produzione globale di gas già in corso di realizzazione comportano il superamento del 70 per cento del budget globale di carbonio, ossia il totale di CO2 che possiamo ancora emettere per rispettare la soglia di 1,5°C. Se costruiamo nuovi impianti e infrastrutture per il gas fossile ci sono solo due alternative, una peggiore dell’altra. O li usiamo, e quindi per decenni continueremo ad aggiungere gas serra all’atmosfera, devastando il clima del Pianeta, o non li usiamo, con perdite ingenti per l’economia e per i contribuenti che spesso (inconsapevolmente) finanziano questi progetti. Per questo è fondamentale che questi investimenti sbagliati non vengano effettuati affatto.