Festival filosofia: parlando di Natura come ad Atene all'ombra della Ghirlandina

di Stefano Spillare

Prima che l'ineluttabile percorso del destino mi facesse approdare all'Ateneo bolognese e che il capoluogo emiliano divenisse un po' la mia città d'adozione, ebbi a frequentare per pochi mesi l'Università di Modena. Pur breve, la parentesi modenese mi permise di vivere una delle esperienze più esaltanti della mia vita studentesca, un'esperienza che mi colpì in maniera decisamente positiva, incantandomi e, alla fine, contribuendo a far nascere quell'affetto profondo che provo per quella che, oramai, considero la mia regione d'adozione: fu l'esperienza del Festival filosofia di Modena, Carpi e Sassuolo, giunto quest'anno alla nona edizione continuando a godere dell'Alto Patronato del Presidente della Repubblica e di un successo di pubblico crescente.

Gli incontri, l'atmosfera, le Lectio magistralis di famosi pensatori, filosofi, economisti, scienziati o anche solo la possibilità di confrontarsi con leaders e attivisti dell'associazionismo civile e delle professioni, trasformano, anche se solo per un fine settimana, questa terra di motori e aceto balsamico in una sorta di rediviva Atene. Grazie al Festival filosofia, infatti, il pensiero, il dibattito, la cultura - nell'accezione più sociale e socializzante del termine - si fa per qualche giorno veramente pubblica, veramente anima della polis. In questo modo, le dimensioni della vita moderna, che corrono così freneticamente parallele le une alle altre incrociandosi oramai troppo di rado, trovano un luogo, un centro, verso cui convergere, per incontrarsi e confrontarsi almeno per un momento. La nozione di bene comune, infatti, così messo alla prova nell'era dell'individualismo e del dominio della razionalità strumentale, trova sempre più difficilmente modo di ricomporsi e riaffermarsi spontaneamente. Per questo serve, sempre di più, organizzare momenti di socialità, di istruzione, di approfondimento, su temi che toccano ognuno di noi. Come il tema della Natura, che quest'anno è al centro dell'edizione del Festival.

Il mondo in cui viviamo e il suo delicato equilibrio, infatti, rappresentano temi fondamentali, che si connotano - verrebbe da dire "naturalmente" - come quint'essenza stessa del bene comune, messo quanto mai a repentaglio nella contemporaneità. Come ho già avuto modo di scrivere in altre occasioni, l'umanità - e la società occidentale in particolare - ha a tal punto esteso il proprio spazio vitale e antropomorfizzato il pianeta che, oramai, esso non ci rimanda altro che la nostra stessa immagine. L’uomo (noi), in preda ad una sorta di delirio d’onnipotenza, è caduto vittima di un patologico narcisismo, tanto da non riconoscere più, quasi, l’immagine originaria del mondo. La perdita di un parametro di differenza attraverso il quale ritrovare la propria identità, ha gettato l’umanità in una sorta di vicolo cieco, entro il quale la rincorsa al “progresso” non rappresenta oramai altro che la rappresentazione distorta dell’ego smisurato dell’umanità stessa, il riflesso del suo peccato originale. Il mondo umano si sostituisce così al mondo della natura, della quale però anche l’uomo fa (ancora) parte, innescando non tanto l’inizio del suo imperio, quanto, piuttosto, l’inizio della sua autodistruzione. E siccome la natura non ha una voce propria e non ci avverte delle conseguenze nefaste che prepariamo spesso con le nostre stesse mani (almeno fin quando queste non finiscono per travolgerci) spetta solo a noi accorgercene in tempo, parlarne e decidere sul da farsi.
Quindi, proprio come - secondo Rousseau - la salute della Repubblica si riflette in un contadino che parla degli affari dello Stato all'ombra di un frutteto mentre si riposa, allora, forse, la salute del mondo si può intravvedere anche all'ombra della Ghirlandina, in un momento magico in cui le persone là si affollano per parlarne.

06 settembre 2011
 
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